News20 luglio 2014 14:49

La sete di Giustizia di Rolando

In quella Piazza della Concordia ad Albissola, tutto è praticamente pronto per l'inizio dell'incontro con il Procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Nicola Gratteri. I posti in platea si stanno riempendo tutti, come gli scalini che circondano l'arena. La sicurezza è quasi invisibile ma massiccia...

La sete di Giustizia di Rolando

...dalla prima fila si avvicina, al Procuratore Gratteri, Rolando Fazzari: “Volevo ringraziarla. Lei combatte la 'ndrangheta da una vita, io la subisco da tutta la vita e mi hanno portato via la cosa che di più cara avevo, Gabriele, mio figlio”. Gratteri è attento, si ferma ad ascoltare questa sacrosanta pretesa di giustizia che Rolando e la sua famiglia chiedono allo Stato. Lui Rolando che già da ragazzo aveva sancito la sua dissociazione da quella famiglia di 'ndrangheta e che non si è piegato davanti alle intimidazioni ed ai danneggiamenti continui, è calabrese, come Gratteri. Due persone determinate a non piegarsi alla malapianta.


Rolando ha sempre denunciato senza cedere ai tentativi di annientarlo che non si sono mai fermati da parte di quei parenti che hanno visto come un “onta” la sua scelta di rifiutare la vita da 'ndranghetista. Una vita segnata dal lavoro e dalla dignità di chi vive del sudore della propria fatica quotidiana. Una vita segnata anche da uno Stato che per troppo tempo è stato cieco, con alcuni magistrati, a Savona. Quella 'ndrangheta in carne ed ossa, che in quella provincia viveva ed operava, non la si voleva vedere e quando Rolando bussava alle porte per denunciarla si sentiva dire “non ci interessa” o “ma cosa vuole?”. Il tempo è cambiato, gli uomini dello Stato sono cambiati e Rolando è stato ascoltato.


Ieri sera, dopo aver raccontato tutto ciò che sapeva a chi di dovere, era lì davanti a Gratteri che ascoltava quelle poche parole, in quei pochi istanti, che per Rolando segnano l'attesa di Giustizia e che lascieranno spazio ad un abbraccio, tra due persone con la testa dura, due veri calabresi, che la 'Ndrangheta la combattono da una vita, chi dal Palazzo di Giustizia di Reggio Calabria e chi nel proprio cantiere sulla cima di una montagna dove troppe complicità gli hanno portato via, in un giorno di pioggia, anche il giovane figlio, Gabriele. 

ninin

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