Inchiestemercoledì 16 dicembre 2015 12:05

Liguria, la 'ndrangheta c'è ma è circoscritta a Ventimiglia, secondo la “svoltina” d'Appello – Prima puntata: PALAMARA

Come sempre si attendono le motivazioni (tra 90 giorni) per capire la valutazione dei giudici, ma il pronunciamento della Corte d'Appello di Genova sulla Sentenza del processo “LA SVOLTA” appare già tratteggiare significative contraddizioni che, come già si era annusato nell'aria, confermano che si sta tornando indietro. Se infatti non si poteva più negare sul piano giudiziario l'esistenza ed operatività della 'ndrangheta in Liguria, con la Sentenza d'Appello se ne libera una buona (e pesante) fetta che torna a circolare. Ed uno di questi è il capo della "locale" PALAMARA Antonio...

Se il vecchio MARCIANO' Giuseppe detto Peppino(16 anni in primo grado, 15 anni e 4 mesi in appello), con la sua più stretta cerchia di cumpari, hanno visto confermate le condanne per 416 BIS, la decisione di assolvere dal reato 416 BIS (“per non aver commesso il fatto”) lo storico esponente apicale della 'ndrangheta PALAMARA Antonio (condannato in primo grado a 14 anni) è un segnale preoccupante...

Il PALAMARA è dai tempi dei sequestri di persona e degli altri traffici della 'ndrangheta anni Settanta-Ottanta, a partire dagli indecenti rapporti con politica e massoneria, che regge (con il MARCIANO' Giuseppe, nell'ultimo periodo) il “locale” di Ventimiglia. Se MARCIANO' era il volto dell'organizzazione che faceva da interfaccia con l'esterno, ricevendo i pellegrinaggi di chi chiedeva il supporto del sodalizio 'ndranghetista, il vero burattinaio si identificava proprio nel riservatissimo PALAMARA. Non è infatti un caso che fosse proprio costui ad essere da decenni un punto di riferimento determinante per le decisioni. Lo era già dai tempi del FAZZARI Francesco e dell'allora giovane GULLACE Carmelo, impegnati nel consolidare la colonizzazione nel ponente savonese, così anche attore di primo piano nella perversa alleanza con il clan TEARDO che ha permesso di sdoganare l'organizzazione 'ndranghetista sul piano politico ed economico, facendola divenire, qui, in Liguria, soggetto determinante per la definizione anche degli equilibri politico-elettorali e, quindi, condizionante nella Pubblica Amministrazione. Se MARCIANO' Giuseppe ha un ruolo strettamente legato al territorio di competenza, ovvero l'estremo ponente ligure, ed è solidamente legato al “casato” dei PIROMALLI, il PALAMARA Antonio ha uno spessore criminale che travalica i confini di quel territorio e della stessa Italia. PALAMARA oltre che essere in rapporti consolidati con le potenti cosche (quali, ad esempio, quelle della Piana, come i GULLACE-RASO-ALBANESE ed i PIROMALLI) è soprattutto terminale della cosca degli ALVARO, ed imparentato alla cosca di San Luca dei PELLE (il figlio del PALAMARA, Salvatore, nato a Ventimiglia nel 1967, è sposato con la PELLE Caterina, nipote di PELLE Antonio detto “Gambazza” già “Capo Crimine” di Polsi; la figlia PALAMARA Vincenza è sposata con il PELLE Giuseppe fratello della citata Caterina). Il legame stretto con l'apparentamento dei PALAMARA con i PELLE è senza dubbio rientrante – come meglio vedremo – nella pratica 'ndranghetista di stringere alleanze tra diverse 'ndrine. Proprio sullo stesso piano è quindi da inquadrare l'apparentamento del PALAMARA, con la sorella, alla potente cosca degli ALVARO che dalla terra di origine ha espanso la propria zona di influenza nella capitale, in varie parti del Paese ed anche nella Costa Azzurra. Nello specifico, il legame diretto e solido tra PALAMARA ed ALVARO è così inquadrabile: i fratelli del PALAMARA Antonio, il PALAMARA Nunziato (nato a Sinopoli, RC il 26/2/1928), PALAMARA Domenico (nato a Sinopoli, RC il giorno 11/3/1931) e PALAMARA Carmine(nato a Sinopoli, RC il 2/3/1961 e tratto in arresto il 21/8/1990 nei pressi di Milano per la detenzione di kg.6 di eroina), sono affiliati alla cosca “ALVARO”, operante in Sinopoli, Delianuova e Sant’Eufemia d’Aspromonte, e la sorella PALAMARA Vincenza, è coniugata con ALVARO Giorgio nato a Sinopoli (RC) il 25/3/1948, residente in Rozzano (MI).

Il PALAMARA, già sorvegliato speciale, che agli Atti ha precedenti pesantissimi «tra l'altro per associazione per delinquere, sequestro di persona a scopo di rapina o estorsione, spaccio di sostanze stupefacenti e detenzione armi clandestine, violenza o minaccia a P.U., ricettazione, evasione, rapina», è da decenni soggetto di assoluto spessore criminale, e per comprenderlo basta rileggere quanto messo nero su bianco dall'Arma dei Carabinieri - e richiamato recentemente dalla D.I.A. - per cristallizzarne il profilo suo e della compagine di Ventimiglia e Bordighera:

«Nota del Comando Gruppo CC di Imperia, datata 21.09.1989, con allegata relazione della Compagnia della Guardia di Finanza di Sanremo. Da quest’ultimo documento si evince che, a seguito di rapporto penale del Gruppo Operativo Antidroga della G. di F. di Genova del 16.02.1989, furono denunciate per associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti n. 21 persone tutte di origine calabrese. Fra esse figurano ASCIUTTO Francesco, MAMMOLITI Rocco, PALAMARA Antonio, PALAMARA Salvatore, MARCIANO’ Francesco, MARCIANO’ Giuseppe e PEPE’ Benito (suocero di PELLEGRINO Maurizio). Le indagini accertarono che tutti i denunciati erano legati da vincolo associativo con “funzioni paritetiche” ad eccezione del PALAMARA Antonio che, oltre ad avere un ruolo autorevole, era inquadrato “con funzioni portanti in ambito internazionale”; i fratelli MARCIANO’ Francesco e Giuseppe risultarono preposti ad attività di supporto logistico nelle zone di Ventimiglia e Vallecrosia (IM). Analoga funzione fu riscontrata a carico di CIRICOSTA Michele e del PEPE’ Benito per la zona di Bordighera, mentre agli altri associati furono attribuiti ruoli minori».

Oltre alle attività più prettamente 'ndranghetiste, sul PALAMARA si sono anche evidenziati, tra l'atro, elementi che lo indicavano, in parallelo al sequestro GATTA (con il coinvolgimento, tra gli altri, del GULLACE Carmelo, e venne tenuto prigioniero in un appartamento di Ventimiglia), coinvolto direttamente nel favoreggiamento della fuga all’estero del noto terrorista nero FREDA Franco (tra l'altro coinvolto, con “Ordine Nuovo”, nella strage di Piazza Fontana), confermando – ancora una volta – quel legame delle cosche calabresi con l'area eversiva che risulta – anche alla luce di più recenti inchieste – una costante troppo spesso sottovalutata e che comunque riconduce – sempre - a torbidi legami con ambienti massonici ed istituzionali deviati.

Sull'ambito prettamente 'ndranghetista non si può evitare di ricordare - tanto per dare più circostanziato e documentale visione – le storiche vicende fotografate dall'inchiesta “TEARDO” (Savona) e “COLPO DELLA STREGA” (Imperia).

Per quanto concerne l'inchiesta che ha portato in carcere (con l'accusa di 416 bis) l'allora Presidente della Regione Liguri TEARDO Alberto, con i suoi più stretti sodali, si deve richiamare, come primo elemento, che è stato documentato il caposaldo di tale sodalizio criminale proprio nell'ambiente massonico (P2 e Logge coperte tra savonese ed imperiese, con affiliazione di molteplici esponenti delle cosche 'ndranghetiste ad esempio, come gli uomini legati ai GULLACE-RASO-ALBANESE ed ai PIROMALLI, ovvero FAMELI Antonio, FILIPPONE Francesco e D'AGOSTINO Giuseppe detto “Pino”, tutti uomini legati al vecchio – ora defunto - FAZZARI Francesco e, soprattutto al GULLACE Carmelo). Emergeva poi dalla stessa attività giudiziaria, seguita dagli allora magistrati Francantonio Granero e Michele Del Gaudio, l'acquisizione di voti in occasioni di scadenze elettorali da parte del TEARDO - anche attraverso dazioni di denaro - con gli esponenti della 'ndrangheta dell'imperiese. Lo abbiamo già ricordato di recente in occasione delle Primarie Liguri del PD (partito nel quale sono confluiti diversi esponenti del “clan TEARDO”) ed in riferimento alla famiglia MAFODDA (vedi qui la scheda), ma non si può eludere, in questa sede, un richiamo. Se la D.I.A. in merito ricorda che «La commistione tra 'ndrangheta e politica in Liguria risale nel tempo e, solo per aiutare a meglio comprendere la realtà ligure, si cita la sentenza relativa al c.d. "Caso Teardo", emessa nell'agosto del 1985 dal Tribunale di Savona, e riguardante TEARDO Alberto, esponente politico di rilievo nei primi armi Ottanta, tanto da essere stato presidente della Regione Liguria. Seppure in maniera sfumata, emergeva in quel contesto come in provincia di Savona la criminalità calabrese avesse assunto una connotazione del tutto particolare, perché proprio lì erano apparse più evidenti che altrove le connessioni e gli intrecci con la politica», sono le parole del Collaboratore di Giustizia Giovanni GULLA', verbalizzate già nel 1994, che definisco, in estrema sintesi, quel contesto: «Sempre a proposito di rapporti con la politica agli inizi degli anni '80 i vertici della 'ndrangheta calabrese decisero di appoggiare il P.S.I ed in particolare il gruppo TEARDO. Tali vertici erano allora costituiti da Ernesto MORABITO, l'unico ad essere anche massone, Antonio PALAMARA e Francesco MARCIANO' (fratello del Giuseppe, ndr). In cambio dell'appoggio elettorale il gruppo TEARDO avrebbe assicurato appoggi a livello amministrativo soprattutto nel settore edilizio».


Passando all'inchiesta “COLPO DELLA STREGA”, a seguito dell'attività di indagine coordinata dalla DDA di Genova e con ulteriori elementi di riscontro attendibile emerse a seguito delle dichiarazioni di diversi Collaboratori di Giustizia, il GUP di Genova - a seguito dell'Ordinanza di Custodia Cautelare emessa dal GIP nel 1994 - rinviava a giudizio molteplici esponenti della 'ndrangheta operativa nell'imperiese, tra cui quelli delle famiglie radicate nell'area di Arma di Taggia e Sanremo (tra cui i MAFODDA, LA ROSA e STELLITANO), indicando nel proprio Decreto, relativamente alla contestazione di del 416 BIS ai REPETTO Gianfranco e RINALDI Giuseppe, che si era documentata la loro partecipazione «unitamente ad ASCIUTTO Francesco deceduto, Aurelio CORICA deceduto, Maurizio CAPUTO deceduto, e ad altre persone non identificate, e, per quanto riguarda MARCIANO' Francesco, SCARFONE Giuseppe, MORABITO Ernesto, PALAMARA Antonio, Giuseppe e Francesco CALABRO', per averla promossa, diretta ed organizzata, di un'associazione di tipo mafioso denominata "ndrangheta" operante prevalentemente nella provincia di Imperia e formata essenzialmente da persone di origine calabrese legate ad organizzazioni criminali insediate in Calabria, avvalendosi della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti di traffico di sostanze stupefacenti, tentati omicidi e lesioni, rapine, estorsioni, usura, porto e detenzione di armi anche da guerra e di esplosivi, per acquisire in modo diretto ed indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, concessioni, autorizzazioni, appalti, servizi pubblici nonché per realizzare profitti e vantaggi ingiusti. Con le aggravanti richiamate trattandosi di associazione armata e per aver finanziato le attività economiche controllate con il prezzo, il prodotto e il profitto di delitti».

Nel 1994 alle dichiarazioni del collaboratore GULLA' si aggiungevano, già nell'ambito del procedimento “COLPO DELLA STREGA”, quelle di altri, tra cui cui MORGANA Paolo. Questi, oltre ad indicare la struttura 'ndranghetista, la sua organizzazione ed ovviamente le attività criminose promosse e gli altri “affiliati” (tra cui anche i fratelli BARILARO di Bordighera, ovvero Fortunato, Antonino e Francesco) parlando del suo battesimo”, tra l'altro dichiarava: «Nella circostanza del giuramento i miei padrini mi dissero anche che, in qualsiasi occasione io mi fossi presentato ad altri uomini d'onore, per garanzia, avrei dovuto fornire loro cinque nomi di affiliati: la c.d. "Copiata". Quelli a me affidati erano MARCIANO’ Francesco, MORABITO Ernesto, PALAMARA Antonio, CARLINO Domenico e STELLITANO Domenico, detto "Compare Mico"».

Ed ancora un altro collaboratore di giustizia, RAGUSEO Antonino, dichiarava tra l'altro: «Quanto agli uomini d'onore della Provincia implicati in attività delinquenziali mi risulta che nella zona di Ventimiglia fossero coinvolti nel traffico di stupefacenti le seguenti persone: ARRICO' Bruno, CARLINO Giuseppe, CARLINO Domenico, PALAMARA Antonio, i deceduti ASCIUTTO Francesco e CORICA Aurelio; IAMUNDO Antonino e SANTORO Martino, questi ultimi due mai formalmente affiliati alla onorata società».

Questo breve excursus storico sul PALAMARA Antonio si aggiunge agli ulteriori elementi univoci - non a caso considerati tali dal Collegio giudicante del Tribunale di Imperia che lo ha condannato a 14 anni di carcere per 416 BIS, il 7 ottobre 2014, vedi qui la Sentenza integrale – dell'inchiesta “LA SVOLTA”.

Leggendo l'articolata Informativa finale (vedi qui il testo integrale), la figura del PALAMARA Antonio emerge indiscutibilmente nella compagine del sodalizio 'ndranghetista. Inequivocabili sono infatti le risultanze delle intercettazioni di MARCIANO' Giuseppe detto Peppino in molteplici occasioni.

Il 16 agosto 2011 il MARCIANO' Giuseppe parlava con il figlio Vincenzo cl. 77 (condannato in primo grado a 13 anni con conferma in appello), di fatti di 'ndrangheta relativi alla Calabria (ad esempio di Ciccio MAMMOLITI, del “Toro” MAZZAFERRO Teodoro, di “Mommino” PIROLAMMI Girolamo), nonché quelli riguardanti la Liguria. Discutono della situazione e dei provvedimenti che hanno colpito i PELLEGRINO (ed i collegati BARILARO e PEPE' Benito). Nella stessa conversazione parlano della “carica” (ricevuta da Delianuova – RC) dal MARCIANO' Giuseppe, della gerarchia storica del “locale” di Ventimiglia - richiamando i tempi in cui il “locale” era retto da MORABITO Ernesto, MARCIANO' Francesco Ciccio (fratello del Giuseppe) ed “ANTONIO” (PALAMARA) -, così come di quella su Bordighera con i BARILARO (Fortunato, Antonino e Francesco), il PEPE' Benito e CIRICOSTA Michele allo stesso livello).

Il 29 dicembre 2010 SCIBILIA Giovanbattista parlando con il MARCIANO' Giuseppe, parlavano degli articoli pubblicati sulla stampa relativi alla 'ndrangheta nel ponente ligure, racconta di averne parlato con il “Antonio” incontrato per caso alla Stazione. Quell' “Antonio” incontrato alla stazione era il PALAMARA Antonio,che il giorno precedente, il 28 dicembre 2010, aveva incontrato il MARCIANO' Giuseppe. Dal dialogo tra i due 'ndranghetusi emergeva da un lato la chiara insofferenza per le inchieste ed in particolar modo all'attività di contrasto promossa dall'allora Procuratore capo di Sanremo Roberto Cavallone (MARCIANO' Giuseppe: «...da quando è arrivato questo a Sanremo... qui è diventata la provincia più brutta...»), e dall'altro degli articoli di stampa, scagliandosi anche contro gli attacchi a SCAJOLA Claudio accusato di voler “coprire” l'esistenza della 'ndrangheta su quel territorio.

Il 6 giugno 2011 il MARCIANO' Giuseppe, con la moglie-sodale ELIA Angela (condannata in primo grado ad 1 anno e 10 mesi, con pena confermata in Appello) ed il PARASCHIVA Federico (assolto in primo grado ma condannato in Appello a 7 anni) parlando degli articoli che indicano il MARCIANO' Giuseppe ed il PALAMARA Antonio come referenti di Ventimiglia, nonché della situazione dei PELLEGRINO a seguito dei sequestri dei beni (e delle aziende). In merito al dialogo intercettato, si legge nell'Informativa: «...Nel commentare un articolo di giornale con PARASCHIVA Federico ed ELIA Angela, MARCIANO’ Giuseppe ha di fatto ammesso di detenere insieme a PALAMARA Antonio la leadership nella zona di Ventimiglia...». Gli stessi soggetti si ritrovano il 27 e 28 giugno 2011 in cui parlando della riunione che è stata monitorata nella “casetta” di Benito (PEPE') a Bordighera, dove poi hanno fatto la “bonifica” e trovato le “microspie”, nonché delle pubblicazioni della Casa della Legalità che destano fastidio al sodalizio (PARASCHIVA, annotano i Carabinieri, «termina la lettura e commenta dicendo che adesso verranno qui a rompere le palle», mentre nella stessa conversazione emerge che il MARCIANO' Giuseppe era fortemente contrariato dal comportamento dei PELLEGRINO-BARILARO che attiravano le attenzioni «...qui c'è qualcuno per conto mio che...perchè questi BARILARO si meritavano la lingua tagliata con... con... dal coltello!...»).

Andando avanti emerge anche una “ambasciata” inviata al PALAMARA Antonio dal MARCIANO' Giuseppe, attraverso il figlio Vincenzo cl. 77. In merito all'episodio in questione, documentato dall'intercettazione del dialogo, del 23 febbraio 2011, tra MARCIANO' Giuseppe, MARCIANO' Vincenzo cl. 77 e GALLOTTA Giuseppe (condannato a 14 anni in primo grado con pena confermata in appello), scrivono i militari dell'Arma: «...MARCIANO’ Giuseppe è intervenuto nel corso di un’altra vicenda estorsiva, che ha riguardato il titolare di un night club di Sanremo, nella quale sembrava coinvolto, quale mandante, PALAMARA Antonio. In particolare, MARCIANO’ Giuseppe ha inviato il figlio Vincenzo presso l’abitazione di PALAMARA per portargli una “ambasciata”, con la quale il padre gli intimava di desistere dal suo comportamento...». Lo stesso MARCIANO' Giuseppe confermava di aver mandato la “ambasciata” al PALAMARA anche parlando, il COSENTINO Giuseppe (condannato in primo grado a 7 anni ed assolto, come il PALAMARA, in appello) il 9 marzo 2011. Inoltre da apposito servizio di osservazione espletato dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Imperia è stato riscontrato che effettivamente il MARCIANO' Vincenzo cl. 77 dopo l'incarico del padre si recava presso l'abitazione del PALAMARA Antonio.

Significativa anche la conversazione intercettata il 14 novembre 2010 presso il ristorante “Le Volte” del MARCIANO' a Ventimiglia. In questa occasione il MARCIANO' Giuseppe inizialmente parla con TRINCHERA Salvatore (condannato in primo grado a 7 anni con pena confermata in appello) e poi con PALAMARA Antonio a cui, tra l'altro, come sintetizzano i Carabinieri nell'Informativa, MARCIANO'«dice che davanti a lui (TRINCHERA Salvatore) bisogna parlare poco perchè ha la lingua lunga ma che va bene perchè lo può mandare in giro (n.d.r. per le varie ambasciate)». I tre li si ritrova anche il 29 dicembre 2010, sempre al ristorante “LE VOLTE”, quando il MARCIANO' Giuseppe fa il punto sulla situazione dei venditori di agrumi mandati su dalla Calabria, da compare MOMMO(identificato in MAZZAFERRO Girolamo cl. 35), e per cui il MARCIANO' aveva “delegato” al TRINCHERA il compito di trovare un posto ove potessero mettersi a vendere. Il TRINCHERA comunica al MARCIANO' che aveva trovato la disponibilità di alcuni posti ove potevano mettersi con il camion a Vallecrosia, disponibilità avuta dall'allora vice-sindaco di Vallecrosia, BIASI Armando. Successivamente uno dei venditori di agrumi in questione (SAVERINO Domenico) si recava al ristorante “LE VOLTE” per ringraziare dell'interessamento e per portare i saluti a MARCIANO' Giuseppe ed a PALAMARA Antonio da parte del “compare Mommo” («...“compare Mommo ha detto portateci i saluti a Antonio a Peppino”...»).

Il 15 dicembre 2010 il MARCIANO' riferiva quindi al PALAMARA dei saluti mandati dal Mommo e nella conversazione intercettata presso il ristorante “LE VOLTE”. Inizialmente il MARCIANO' ed il COSENTINO Giuseppe detto Pinoparlano, tra l'altro, del giovane MARCIANO' Vincenzo cl. 77 che sta facendo qualcosa insieme a “Pepè” (PRIOLO Giuseppe) e GALLOTTA Giuseppe. I fatti di 'ndrangheta di cui parlano è significativamente cristallizzato dal fatto che il MARCIANO' Giuseppe parli di “possibili collaboratori di giustizia” ed aggiunge che «poi deve uscire chi parla col Procuratore». Quando arriva il PALAMARA Antonio questi chiede se il MARCIANO' Vincenzo sia partito (per la Calabria) ed il MARCIANO' Giuseppe risponde che era partito il giorno precedente. Dopo la comunicazione dei saluti portati da parte dei Mommo la conversazione tra i due esponenti apicali della 'ndrangheta dell'estremo ponente ligure prosegue e riassumono i Carabinieri: «PALAMARA chiede informazioni riguardo ad un articolo di ieri sui giornali in merito alla morte di Mimmo (ndr CARLINO Domenico). MARCIANO’ G. gli dice che hanno citato nuovamente l'operazione colpo della strega. PALAMARA chiede a MARCIANO’ G. se è andato al cimitero, MARCIANO’ G. dice di essersi recato all'ospedale, sembra che si sia fatto accompagnare da tale Rocco, quello che vende le gomme [presumibilmente lo STRANGIO Rocco ndr]. MARCIANO’ G., a domanda di PALAMARA, risponde che ha mandato Vincenzo al funerale. I due commentano dicendo che Mimmo era il più bravo che c'era...».


Particolare rilievo risulta essere la questione relativa agli ALVARO che emerge nell'intercettazione del 6 marzo 2011 in cui parlando il MARCIANO' Giuseppe ed il MACRI' Paolo (condannato a 5 anni in primo grado con condanna confermata in Appello). Scrivono i Carabinieri: «MARCIANO’ ha infatti spiegato al suo interlocutore di quando ALVARO Francesco detto “Ciccio” (nato a Sinopoli (RC) il 3/6/1957) si era recato al suo ristorante. In particolare MARCIANO’ ha evidenziato che ALVARO, sebbene messo in guardia da una terza persona circa la possibilità che il locale fosse “controllato”, aveva ritenuto indispensabile recarsi da MARCIANO’perché così disposto da suo padre. Il padre di ALVARO FrancescoALVARO Antonio cl.1937, sorvegliato speciale e condannato per associazione mafosa quale capo dell’omonima cosca della ‘ndrangheta. MARCIANO’ aveva poi saputo – e ugualmente lo stesso MACRI’ – che i visitatori erano stati controllati dai Carabinieri una volta allontanatisi dal locale». Il MARCIANO' in quell'occasione ribadisce che è stato informato che sono “controllati”, citando anche il PALAMARA Antonio («...MARCIANO’ G: ah..ho capito ..inc.., è passato e mi ha detto vedete che io non voglio sapere quello che dice quello, una cosa o un'altra...e gli ho detto perchè che ti ha detto..mi ha detto che bisogna stare attenti da voi che siete controllato che avete fatto...che Antonio è control.... MACRI’: che lui non è controllato ..inc.. non è controllato lui.. MARCIANO’ G: che Antonio (n.d.r. PALAMARA)..è controllato che è fatto..come che lui solo è quello con cui può camminare..hai capito te? ...»).

Altrettanto eloquente nella configurazione del ruolo di vertice del PALAMARA Antonio risulta poi quanto riferito da SPIRLI' Filippo (condannato a 4 anni in primo grado con pena confermata in appello), il 9 aprile 2010, ad ASCIUTTO Rocco, sorvegliato speciale già condannato per associazione mafiosa ed affiliato alla cosca ASCIUTTO-NERI-GRIMALDI (poi tratto in arresto il 17.06.2011 per violazione degli obblighi della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno). Su quella conversazione nell'Informativa si legge: «...Ad ASCIUTTO, che si era da poco tempo trasferito in Ventimiglia, SPIRLI’ ha fatto un quadro della situazione criminale della zona e in particolare ha spiegato che “comandanoMARCIANO’ Giuseppe e PALAMARA Antoniose loro vogliono una cosa si fa...”...». Stesso inquadramento emerge dal dialogo intercettato tra MAGNOLI Girolamo detto Jimmy, pregiudicato calabrese arrestato nel corso dell'operazione “SPIGA” per traffico di cocaina, con il suocero CORIGLIANO Rocco. Infatti si legge: «Durante il colloquio, MAGNOLI ha affermato che a Ventimiglia “comandano”PALAMARA e MARCIANO’. Anche in questo caso è da evidenziare come MAGNOLI Girolamo faccia parte di un’importante famiglia calabrese nell’ambito della criminalità organizzata, che annovera fra gli altri, personaggi di spessore criminale quali lo zio MAGNOLI Ippolito - attualmente detenuto per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e omicidio volontario - e che quindi, anche in questo caso, le informazioni acquisite sono da considerarsi estremamente attendibili».

E' lo stesso figlio del MARCIANO' Giuseppe, ovvero il MARCIANO' Vincenzo cl. 77 che, parlando con il padre e la madre (ELIA Angela), il 26 febbraio 2011, ribadisce l'inquadramento nell'organizzazione 'ndranghetista del PALAMARA. Si legge infatti nell'Informativa: «Il figlio MARCIANO’ Vincenzo, pur contestando alcuni aspetti dell’atteggiamento del padre Giuseppe, ha evidenziato come quest’ultimo avesse a disposizione persone come CARLINO Domenico, AMEDEI GiuseppePino il cobra” e CIRICOSTA Michele. In questo contesto, MARCIANO’ Vincenzo ha però paragonato l’atteggiamento del padre con quello di PALAMARA Antonio, quest’ultimo giudicato meno timoroso per eventuali indagini che lo dovessero riguardare». Ed ancora, con riferimento ad un intercettazione del 23 febbraio 2011, si legge: «La comparazione espressa dal figlio, deve quindi far pensare a due soggetti di pari livello o quantomeno meritevoli della stessa considerazione, dato che non avrebbe certo paragonato il padre ad un ‘ndranghetista di minor rango del suo. Peraltro, in un’altra conversazione intercorsa fra padre e figlio presso l’abitazione in Vallecrosia, MARCIANO’ Vincenzo ha fatto presente al padre che il potere ‘ndranghetista nella zona viene gestito da due persone anziane “qua avete 80 anni tu e 80 anni quell'altro” - ed è chiaro il riferimento anche a PALAMARA Antonio – mentre in Calabria il potere è detenuto da persone giovani “lassotto a 28 anni comandano i paesi”.
Nella conversazione i due hanno parlato di una estorsione nella quale sarebbe stato coinvolto
PALAMARA Antonio, nei confronti del gestore di un night, che a sua volta aveva ricevuto del denaro in prestito da MARCIANO’ Vincenzo e GALLOTTA Giuseppe. In particolare, tale sovrapposizione aveva creato dei problemi e GALLOTTA aveva timore di ripercussioni da parte di PALAMARA Antonio».

La posizione di “preminenza” del PALAMARA Antonio nell'ambito del sodalizio 'ndranghetista del ponente ligure è documentata, quindi, già dagli elementi probatori raccolti nell'ambito dell'inchiesta “LA SVOLTA”, ben oltre, quindi, a quanto già rilevato nel suo passato. Scrivono i Carabinieri: «Occorre anzitutto precisare che PALAMARA Antonio non è stato oggetto di un’intercettazione diretta, conseguentemente la figura dell’anziano calabrese è stata ricavata in prevalenza dai giudizi di altri affiliati, talvolta peraltro particolarmente attendibili come quelli di MARCIANO’ Giuseppe. E’ peraltro indicativo, come lo dimostra il servizio di osservazione eseguito il 22/8/2010, che determinati argomenti vengano trattati da PALAMARA e MARCIANO’ in maniera esclusivamente riservata. In quella data, i militari operanti hanno osservato MARCIANO’ Giuseppe e PALAMARA Antonio allontanarsi dal dehor dove era presente TRINCHERA Salvatore, per poter parlare riservatamente. Circa i contatti di PALAMARA, è da rilevare che il 4/10/2010 e il 14/10/2010, è stato notato da personale del Nucleo Investigativo di Imperia presso il negozio di ortofrutta di BARILARO Fortunato, ove nella prima occasione ha conferito con BARILARO Davide e nelle restanti con BARILARO Fortunato». Ed ancora: «Durante un colloquio con POLIMENI Giuseppe, MARCIANO’ Giuseppe ha fatto intendere di detenere il ruolo decisionale insieme a PALAMARA Antonio, qualora si fosse deciso di intraprendere azioni anche forti per contrastare le indagini». Su questo particolare punto testualmente il MARCIANO' Giuseppe: «MARCIANO’ G: ma pensa..no, ma qua vogliono intimorire! Stamattina abbiamo parlato con Antonio (n.d.r. Antonio PALAMARA)... se vediamo che continuano facciamo qualche movimento brutto... non so se mi capite... se non la smettono...».

Vi sono poi le considerazioni intercettate dei MACRI' Michele ed il figlio MACRI' Alessandro (condannato in primo grado a 3 anni e 6 mesi, confermati in appello) di Vallecrosia. Si tratta dei soggetti di cui la pericolosità sociale era già emersa in altra inchiesta e che aveva condotto il MACRI' Michele ad essere condannato dal GIP, in abbreviato, a 3 anni e 4 mesi, così come il figlio MACRI' Alessandro (con un patteggiamento di 1 anno e 4 mesi). Il MACRI' Michele infatti è risultato custodire illecitamente, presso la propria abitazione in Via Col Aprosio 231 a Vallecrosia, una pistola semiautomatica cal 6,35 di fabbricazione francese. Significative per l'inquadramento dei due MACRI' sono le intercettazioni (3 dicembre 2010 – MACRI' Alessandro: però potevi lasciarla sul balcone no? MACRI' Michele: ma ti mi hai detto nascondila MACRI' Alessandro: no tu dovevi lasciarla nel balcone MACRI' Michele: eh va bene dai... MACRI' Alessandro: ma nel balcone è buona, è giusta, lì capisci... più praticaMACRI' Michele: eh lo so tu mi hai detto papà l'ideale è nasconderla su... MACRI' Alessandro: beh comunque adesso rimettiamola nel balcone dov'era […]; 4 dicembre 2010 – MACRI' Alessandro: se c'è un'emergenza in serata, no un esempio, che mi serve a me? MACRI' Michele: allora in settimana la vado a prendere... vado MACRI' Alessandro: e che cazzo siamo in guerra e tu nascondi le armi; 8 gennaio 2011 – MACRI' Alessandro: ma dimmi una cosa ma lo hai messo là il ferro? MACRI' Michele: Si... MACRI' Alessandro: ma dove nelle scarpe? MACRI' Michele: nelle scarpe... […]). Nella sentenza di condanna del MACRI' Michele si legge la ricostruzione emersa dalle intercettazioni e dalle indagini espletate e così scrive il Giudice: «Circa, infine, la credibilità degli intendimenti del figlio e con ciò la possibilità concreta che lui commettesse reati, dunque il pericolo concreto che si sarebbe profilato nel rimettere a disposizione del figlio l'arma, ciò si evince sia dalla circostanza, già rappresentata, che Michele sempre 'a senso' risponde al figlio nei suoi sfoghi e rappresentazioni di propositi con ciò assecondando e non contrastando le intenzioni del figlio che sono quelle di voler adoperare l'arma per uccidere appartenenti alle Forze dell'Ordine... : Alessandro sostiene di sentirsi in guerra di voler fare morti, gli attentati e poi uno si guadagna il rispetto aggiungendo nelle varie conversazioni di essere pronto a sparare per uccidere 'per fare omicidi' per far cadere i CC Carcangiu e Micillo (rispettivamente Comandante stazione Vallecrosia e Compagnia di Bordighera) per uccidere appartenenti all'arma ai posti di blocco volendo compiere azioni criminose che qui in zona non ha mai fatto nessuno facendo una cosa da prima pagina e non a livello di provincia di Imperia, a livello nazionale, di prima pagina... Li ammazzo, li sparo in testa a tutti e due».

auto MACRI casa PALAMARA 1Il MACRI' Alessandro, che frequentava il PALAMARA Antonio, come documentato dai servizi di osservazione dei militari dell'Arma che lo hanno fotografato, ad esempio, nei giorni 1 e - con il padre Michele - 8 dicembre 2010 (lo stesso periodo in cui parlava con il padre di dover tenere a portata di mano l'arma da fuoco illecitamente detenuta) quando si recava presso la casa del PALAMARA in via S.Anna 209 a Ventimiglia, voleva essere formalmente affiliato alla 'ndrangheta e per questo voleva ricevere il battesimo” - come documentato nell'ambito dell'inchiesta “LA SVOLTA” -. Come annotano i Carabinieri: «Il rispetto e la sudditanza è talmente forte, che MACRI’ Alessandro si è dimostrato disponibile a cagionare la morte di una persona, se tale ordine fosse stato impartito da PALAMARA Antonio». Inoltre dalle intercettazioni emergeva che il MACRI' Alessandro (armato ed a disposizione del PALAMARA), il 1 dicembre 2010 affermava «...papà io non faccio parole... papà io sono come Vincenzo ROLDI (…) se tu... se tu mi dici... se Antonio PALAMARA mi ordina di ammazzare quello lì (…) io faccio passare un giorno, due tre una settimana lo ammazzo...». Inoltre il padre MACRI' Michele, il 16 novembre 2010, evidenziava al figlio MACRI' Alessandro lo spessore criminale di primo piano del PALAMARA. Il 20 novembre 2010, invece le intercettazioni documentano che il MACRI' Michele veniva definito dal figlio Alessandro come un soldatodella 'ndrangheta, mentre si esaltava ancor la posizione di PALAMARArispetto a quella di altri 'ndranghetisti di quel territorio come CIRICOSTA Michele e BARILARO Francesco. Inoltre proprio dalle intercettazioni del MACRI' Michele con il MARCIANO' Giuseppe emergeva anche che questi aveva sostenuto la candidatura di MOIO Vincenzo alle elezioni amministrative di Ventimiglia, permettendo così di far vincere il candidato sindaco con cui MOIO era candidato, ovvero SCULLINO Gaetano, ma sul punto torneremo in un altro approfondimento. Tornando alla questione del PALAMARA si deve quindi evidenziare quanto emergeva da ulteriori intercettazioni e che così veniva indicato nell'Informativa: «PALAMARA Antonio è particolarmente rispettato dai MACRI’ anche per i suoi noti legami con la famiglia PELLE, da loro ritenuta una delle più importanti nell’ambito della ‘ndrangheta. In effetti come citato nel quadro informativo del soggetto, PALAMARA Vincenza figlia di Antonio, è coniugata con PELLE Giuseppe cl.1968, nipote del capo cosca PELLE Antonio cl.1932.
Nel corso della conversazione intercorsa l’1/12/2010,
MACRI’ Michele ha confidato al figlio del rapporto fra PALAMARA Antonio e il capo delle famiglie “PELLE-VOTTARI”. Lo stesso PALAMARA viene definito come “mamma santissima” di Ventimiglia, volendo intendere uno dei gradi apicali... Allo stesso tempo, grazie al ruolo rivestito in seno all’organizzazione, PALAMARAritenuto soggetto in grado di concedere il “battesimo” ‘ndranghetista. In effetti, come illustrato a proposito della richiesta di affiliazione di MACRI’ Alessandro, PALAMARA Antonio era stato uno dei primi soggetti, insieme a BARILARO Fortunato, a cui era stato richiesto di “battezzare” l’aspirante per l’ingresso nella ‘ndrangheta». Ed ancora: «Nondimeno, anche i risultati ottenuti da PALAMARA Antonio nell’ambito criminale e in particolare in quello del traffico di droga, sono motivo di rispetto da parte dei MACRI’. Tale condizione risulta chiara in una conversazione fra MACRI’ Alessandro e il nonno materno LEGUDI Antonio, nel corso della quale viene celebrata la figura del boss PALAMARA Antonio».

Nell'ambito di un altro procedimento penale aperto nel 2007, relativo all'Operazione “MANDEO”, che riguardava il traffico di sostanze stupefacenti sull'asse Spagna-Italia e Francia-Italia, era stata sequestrata una pistola semiautomatica detenuta illegalmente dal PARDEO Pietro, pregiudicato di origini calabresi insediato a Ventimiglia. Come ricordato nell'Informativa “LA SVOLTA”: «L’attività investigativa eseguita nel contesto della compravendita della pistola, aveva permesso di individuare PALAMARA Antonio quale fornitore dell’arma, aspetto illustrato in maniera più approfondita nell’apposita sezione. Durante una delle conversazioni fra PARDEO Pietro e la convivente MAYER Irina, il pregiudicato aveva spiegato che la persona che gli doveva fornire le armi (la trattativa riguardava infatti più armi) era un anziano e importante esponente della ‘ndrangheta calabrese riferendosi chiaramente a PALAMARA Antonio. Si riferisce in tale contesto che PALAMARA Antonio è stato condannato in primo grado a quattro anni di reclusione per la cessione dell’arma a PARDEO Pietro».

Vi è poi la questione funerali. E qui, oltre a quello che si vedrà più avanti in riferimento alla morte di ALVARO Mico, si deve evidenziare che, come da copione, anche per il “locale” di Ventimiglia valgono (e non potrebbe essere diverso) le “regole” della 'ndrangheta. Chi deve partecipare in rappresentanza del sodalizio è decisione da assumere in seno al “locale”. Da una parte, infatti, viene valutata la situazione, ovvero se la partecipazione è occasione di incontro, vera e propria riunione, di 'ndrangheta, o, quantomeno, evento in cui si passano le “ambasciate”. Inoltre a seconda di chi è il defunto, se esponente di rilievo o meno nella gerarchia 'ndranghetista, vengono definiti coloro che dovranno essere presenti. Vi è poi una valutazione ulteriore: eludere possibili indagini che, con i monitoraggi dei presenti, possono cristallizzare i rapporti tra gli 'ndranghetisti. Proprio alla luce di questa ultima valutazione, da tempo, le partecipazioni sono diventate più accorte, così da evitare esposizioni all'attenzione investigativa e giudiziaria.

Per quanto qui di interesse risulta documentale la “fotografia” del funerale del LA ROSA Rocco del 7 marzo 2007, a Riva Ligure (IM), ovvero in data antecedente all'allarme sulle indagini in corso e prima dell'inchiesta “IL CRIMINE”. In quell'occasione sono stati immortalati nella partecipazione molteplici esponenti del sodalizio 'ndranghetista. Tra questi figurano: «MARCIANO' Giuseppe, PALAMARA Antonio, TRINCHERA Salvatore, SCARFO' Giuseppe, CIRICOSTA Michele, MACRI' Paolo e PEPE' Benito.

Senza ulteriormente dilungarci ci si limita ad indicare, sinteticamente, ancora alcuni elementi chiave, emersi nell'attività di indagine denominata “LA SVOLTA”, che inquadrano in modo netto e univoco il PALAMARA quale esponente apicale della 'ndrangheta dell'estremo ponente ligure.

Il primo elemento è quello connesso al legame con gli ALVARO di Sinopoli ed in particolare con l'ALVARO Domenico, detto Mico, capo carismatico ed indiscusso dell'omonima 'ndrina, morto per malattia, a Sinopoli, pochi giorni dopo l'arresto per l'Operazione “IL CRIMINE”.

Documentano, i Carabinieri, nell'Informativa “LA SVOLTA” il contesto degli ALAVARO, l'imparentamento con il PALAMARA e la questione dei rapporti del “locale” di Ventimiglia:

«La cosca ALVARO è una ‘ndrina radicata principalmente in due piccoli centri della provincia di Reggio Calabria, Sinopoli e Cosoleto, con consolidate espansioni nella Capitale. La loro ascesa inizia nel 1945 al termine di una faida. Gli ALVARO, appoggiati dalle famiglie FORGIONE e VIOLI, per vent'anni dovettero regolare i conti con i FILLETI - DE ANGELIS - ORFEO. Dopo l'omicidio di FILLETI Giuseppe, la faida riesplose violentemente nel 1964 e proseguì fino al 1967 con diversi accadimenti sanguinosi in Sinopoli, Cosoleto e San Procopio, in cui vennero colpiti diversi appartenenti all’opposta fazione.
Fonti confidenziali attendibili danno per certa la partecipazione del capo clan ALVARO Domenico agli efferati delitti anche se, dalle indagini giudiziarie svolte, non sono emersi elementi indiziari utili ai fini dell’incriminazione. Da allora nessuno ha più messo in discussione il potere degli ALVARO.
Negli anni Settanta la ‘ndrina è stata coinvolta in numerosi sequestri di persona: fra le vittime Saverio LUPPINO, Francesco DE CICCO, Antonino ABENAVOLI, Rocco LO FARO, Osvaldo FERRETTI, Emanuele RINCIARI. Gli ALVARO riuscirono ad entrare anche nel grosso e remunerativo giro del traffico di droga.
La cosca si suddivide in 5 rami denominati “Pajechi - Merri - Pallunari – Testazza o Cudalonga - Carni i cani”. Nel corso degli anni il clan è stato colpito svariate volte da vicende giudiziarie. In particolare si evidenziano l’operazione “PRIMA” condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria di cui al procedimento penale nr.112/96 RGNR della DDA di Reggio Calabria, in cui sono stati coinvolti diversi appartenenti al clan. Nell’ambito del procedimento penale nr. 6268/06 RGNR DDA di Reggio Calabria c.d. “CENT’ANNI DI STORIA” è stato accertato che alcuni esponenti della ‘ndrina ALVARO estendevano il loro potere criminale avvalendosi della forza intimidatrice, anche sulla zona dell’area portuale dei comuni di Gioia Tauro instaurando alleanze importanti e stabili con la ‘ndrina dei PIROMALLI.
Ulteriore punto da segnalare è l’immenso patrimonio economico riconducibile alla ‘ndrina ALVARO, evidenziando tra l’altro che il Tribunale di Reggio Calabria – Sezione misure di prevenzione nell’anno 2009 emetteva decreti di sequestro di beni per un importo superiore ai 200 milioni di euro».

«I PERSONAGGI EMERSI - Nel corso della presente indagine è emerso il significativo legame tra alcuni affiliati di Ventimiglia, tra cui in primis PALAMARA Antonio ed alcuni esponenti – anche importanti della famiglia ALVARO e in particolare con quelli in seguito elencati.
Si ricorda a tal proposito che i suoi fratelli PALAMARA Nunziato nato a Sinopoli (RC) il 26/2/1928, PALAMARA Domenico nato a Sinopoli (RC) il giorno 11/3/1931 e PALAMARA Carmine (tratto in arresto il 21/8/1990 nei pressi di Milano per la detenzione di kg.6 di eroina) nato a Sinopoli il 2/3/1961, sono affiliati alla cosca “ALVARO”, operante in Sinopoli, Delianuova e Sant’Eufemia d’Aspromonte, tanto che la sorella PALAMARA Vincenza, è coniugata con ALVARO Giorgio nato a Sinopoli (RC) il 25/3/1948, residente in Rozzano (MI).
- ALVARO DOMENICO alias “Micu u Scagliuni - Don Mico Massaru – Giannazzu” nato a Sinopoli (RC) il 5/12/1924 deceduto in data 16/7/2010. Sino alla data del decesso era considerato capo indiscusso dell’omonima cosca operante in Sinopoli e comuni limitrofi. La storia criminale dell’Alvaro ebbe inizio già nel 1936 quando accoltellò il fratello per poi proseguire nel corso degli anni con le svariate vicende giudiziarie che hanno sempre visto la sua figura accostata a quella del capo e promotore della ‘ndrina di Sinopoli. A carico dello stesso figurano innumerevoli precedenti penali tra i quali vale la pena evidenziare che in data 18/7/1995 è stato tratto in arresto su ordine di custodia cautelare relativo al procedimento nr. 46/93 R.G.N.R. DDA di Reggio Calabria per aver costituito un associazione mafiosa denominata “COSA NUOVA”, in data 30/3/1999 è stato tratto in arresto in quanto colpito da ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione cd “PRIMA” procedimento penale nr. 112/96 R.G.N.R. DDA di Reggio Calabria per associazione mafoisa ed altro. Giova inoltre rappresentare che in data 13/7/2010 è stato colpito da fermo di indiziato di delitto nell’ambito dell’operazione denominata “IL CRIMINE” (procedimento penale 1389/2008 RGNR DDA di Reggio Calabria) in quanto considerato capo ed organizzatore dell’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta nonché capo locale di Sinopoli con compiti di decisione, pianificazione ed individuazione delle azioni e delle strategie e, altresì impartendo le direttive agli associati; in particolare dirigendo ed organizzando il sodalizio, assumendo le decisioni più rilevanti, impartendo le disposizioni o comminando sanzioni agli altri associati a lui subordinati, decidendo e partecipando ai riti di affiliazione curando rapporti con le altre articolazioni dell’associazioni, dirimendo contrasti interni ed esterni al sodalizio del locale di appartenenza. Nell’indagine il suo nome viene menzionato alcune volte da MARCIANO’ Giuseppe in particolar modo in occasione del suo decesso allorchè doveva inviare un telegramma di condoglianze facendo in modo di dissimulare quel legame.
- ALVARO FRANCESCO nato a Sinopoli (RC) il 3/6/1957, considerato affiliato alla omonima consorteria mafiosa ramo dei “Cudalonga”. Si evidenzia che il padre si identifica in ALVARO Antonio nato a Sinopoli (RC) il 1/1/1937 alias “Cudalonga” o “Ntoni Testazza” attualmente sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di p.s. con obbligo di soggiorno per anni 4 e detenuto sino alla data del 13/3/2009, in quanto condannato per essere capo dell’omonima consorteria mafiosa. In data 30/3/1999 ALVARO Francesco è stato arrestato in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare nell’ambito del procedimento penale nr.112/96 RGNR DDA di Reggio Calabria poiché ritenuto responsabile dei reati cui all’art.416. Nell’indagine il soggetto emerge in quanto per ben due volte si è recato presso il Ristorante “LE VOLTE” di Ventimiglia per conferire con MARCIANO’ Giuseppe.
- MARAFIOTI FORTUNATO nato a Reggio Calabria (RC) il 24/1/1981. Si evidenzia che la madre si identifica in ALVARO Margherita Lucia, figlia di ALVARO Antonio nato a Sinopoli il 1/1/1937 alias “Cudalonga” o “Ntoni Testazza”, capo dell’omonima cosca, attualmente sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di p.s. con obbligo di soggiorno per anni 4 e detenuto sino alla data del 13/3/2009 in quanto condannato per essere capo dell’omonima consorteria mafiosa.
Nell’indagine il suo nome compare in quanto per ben due volte ha fatto da autista ad ALVARO Francesco in occasione della visita di questi a MARCIANO’ Giuseppe presso il ristorante “LE VOLTE” di Ventimiglia. ALVARO COSIMO paternità Domenico, nato a Sinopoli (RC) il 25/4/1964, risulta attualmente ricercato per un provvedimento (C.P. art. 629 D.L. 306/1992 art. 12 QUINQUIES) datato 10/8/2010, con precedenti per associazione di tipo mafoso (1991 e 2001), traffco internazionale di sostanze stupefacenti.
Nell’indagine il suo nome compare in quanto MARCIANO’ Vincenzo cl. 1977 nel corso di un colloquio con GANGEMI Domenico si era reso disponibile a portargli una sua ambasciata in Calabria. La conversazione in oggetto è stata ripresa dall’indagine “MAGLIO 3”».

«IL RESOCONTO DEI SERVIZI DI OSSERVAZIONE E DELLE CONVERSAZIONI INTERCETTATE
La famiglia ALVARO esplica la sua influenza sul territorio di Sinopoli che si ricorda essere il luogo natio di PALAMARA Antonio per cui è proprio quest’ultimo che ha avuto i rapporti più stretti con quel territorio e di conseguenza anche con quella ‘ndrina. Dal momento che non è mai stato possibile nel corso della presente indagine sottoporre ad intercettazione diretta le comunicazioni di PALMARA Antonio, si è riusciti a documentare l’esistenza solo di una piccolissima porzione dei rapporti e dei legami in essere tra gli ALVARO e il “locale” di Ventimiglia. La famiglia degli ALVARO gestisce e divide la propria sfera di influenza criminale sulla piana di Gioia Tauro con la famiglia dei PIROMALLI con cui è in affari.

- LA CONOSCENZA E IL RISPETTO DI ALVARO DOMENICO DETTO “MICO”
MARCIANO’ Giuseppe
e PALAMARA Antonio conoscevano bene il defunto ALVARO Domenico detto “Mico”, capo carismatico e indiscusso dell’omonima ‘ndrina, morto per malattia il 25/7/2010 nella sua abitazione di Sinopoli (RC) solo pochi giorni dopo il suo arresto a seguito dell’operazione “IL CRIMINE” della DDA di Reggio Calabria.
MARCIANO’ Giuseppe, all’indomani degli arresti dell’operazione “IL CRIMINE” per timore di essere collegato alla cosca ALVARO ha inizialmente dato disposizione, anche a PALAMARA Antonio, tramite il figlio Salvatore, di non fare alcun telegramma per la morte di ALVARO Domenico. Colui che ha informato il figlio di PALAMARA Antonio sulla volontà di tenere fuori il “locale” di Ventimiglia in occasione dei funerali del reggente della famiglia ALVARO è stato COSENTINO Giuseppe, dando ampia dimostrazione della sua rilevanza in seno al quella stessa organizzazione.
Successivamente è stato deciso di fare il telegramma in quanto evidentemente il legame e la testimonianza di vicinanza a quella famiglia, hanno prevalso sul timore di essere a loro collegati.
[…]
MARCIANO’ Giuseppe e suo figlio Vincenzo hanno dimostrato di conoscere bene le vicende criminali ed il potere di ALVARO Domenico, infatti hanno commentato con cognizione di causa alcuni episodi che hanno visto protagonisti appartenenti ad opposte famiglie ‘ndranghetiste tra cui quella degli ALVARO di Sinopoli. Su tali questioni hanno spesso rilevato di aver appreso molti particolari da PALAMARA Antonio».

«I LEGAMI E I FAVORI ALLA FAMIGLIA ALVARO
Nel corso dell’indagine è emersa l’esistenza di uno stabile legame di dipendenza e di rispetto tra gli affiliati del locale di Ventimiglia e la ’ndrina della famiglia ALVARO di Sinopoli. I rapporti tra il “locale” di Ventimiglia e la cosca ALVARO risale a tempi antichi, infatti MARCIANO’ Giuseppe, ha fatto riferimento a qualcuno della famiglia ALVARO che già durante la faida con la contrapposta famiglia mafiosa (fine anni ‘60) venne aiutato da quelli di Ventimiglia a farsi un alibi allo scopo evidente di sottrarsi alle indagini.
[…]
ALVARO Francesco, figlio del capo ’ndrina ALVARO Antonio il 1/11/2010 si è recato al ristorante “LE VOLTE” di Ventimiglia. MARCIANO’ Giuseppe nella circostanza era assente e quindi la convivente ELIA Angela ha invitato l’ospite a ripassare il giorno seguente. Tale necessità ha reso possibile procedere il giorno successivo alla identificazione di ALVARO Francesco, giunto nuovamente al locale a bordo di una autovettura con targa francese e degli altri occupanti, MARAFIOTI Fortunato (conducente), GIAMPAOLO Antonino e VITALONE Giuseppe (...)
E’ significativo il fatto che ALVARO Francesco oltre che da MARCIANO’ Giuseppe si sia anche recato nelle vicina Costa Azzurra (F) ove vi è una nutrita componente calabrese, come è peraltro testimoniato dalla provenienza dell’auto da lui utilizzata per raggiungere il ristorante.
[…]
ALVARO Francesco dopo essersi allontanato in auto dal ristorante di MARCIANO’ Giuseppe è stato fatto fermare da una pattuglia dei Carabinieri di Ventimiglia consentendo di identificare lui ed i suoi accompagnatori in maniera certa.
Quel normale controllo alla circolazione stradale predisposto ed attuato dai carabinieri il 2/11/2010 però non è stato ritenuto casuale dagli interessati, anzi, è stato attribuito proprio al fatto che nei confronti di MARCIANO’ Giuseppe e di PALAMARA Antonio vi fossero in corso delle indagini. Ciò lo si apprende dal dialogo avvenuto tra MARCIANO’ Giuseppe e MACRI’ Paolo, incaricato dallo stesso MARCIANO’ Giuseppe di curare i rapporti del “locale” di Ventimiglia e la famiglia ALVARO: “ e vedi che è finita...a Ciccio (n.d.r. ALVARO Francesco) gliel'ho detto, se mi devi mandare qualche ambasciata chiama a Paolo, non parlare con altri ..inc.. hai capito?” (...).
E’ utile riferire che MACRI’ Paolo è indagato per associazione a delinquere di stampo mafioso e riciclaggio e che a suo carico risulta un controllo del territorio unitamente a PALUMBO Domenico e CAMMAROTO Giuseppe, entrambi appartenenti a note famiglie ‘ndranghetise di Scido (RC) già arrestati per omicidio volontario.
Si evidenzia il fatto che ALVARO Francesco si è recato a Ventimiglia ed in Francia su disposizione proprio di suo padre ALVARO Antonio, capo dell’omonina ‘ndrina : vedete che se mio padre manda qualcuno, una cosa che ci tenete ..inc.. io pure con voi..perchè sennò..perchè pure dalla Francia perchè lui ha 10 compari suoi..”. [...]»

«L’INCOMPRENSIONE TRA MARCIANO’ GIUSEPPE E PALAMARA ANTONIO E L’INTERVENTO DEGLI ALVARO

MARCIANO’ Giuseppe e PALAMARA Antonio hanno avuto un contrasto dovuto al fatto che quest’ultimo avesse tentato di imporre il pizzo tramite CALABRESE Giuseppe e ALVARO Nazzareno a TRIFOGLIO Gianni, gestore del night club “NUITS MAGIQUES” di Sanremo, persona già legata da vincoli di affari a MARCIANO’ Vincenzo cl.1977 e a GALLOTTA Giuseppe, dato che questi ultimi – fra l’altro - gli avevano prestato del denaro.
Tale ALVARO Salvatore n.m.i. è stato inviato a Ventimiglia per dirimere quella controversia. MARCIANO’ Vincenzo, infatti, aveva riferito a suo padre che c’era ALVARO Salvatore che gli voleva parlare per quella faccenda del locale, intendendo chiaramente proprio la disputa nata per la gestione dell’affare del night club. La volontà di dirimere bonariamente il contrasto sorto tra i due maggiori esponenti del locale di Ventimiglia è un chiaro indice dell’influenza degli ALVARO. Si segnala a proposito della vicenda narrata che CALABRESE Giuseppe e ALVARO Nazzareno erano effettivamente in rapporti con la famiglia degli ALVARO di Sinopoli, come è testimoniato anche dal controllo del territorio effettuato il 25/1/2011 allorchè sono stati fermati unitamente a MARAFIOTI Fortunato, vale a dire il soggetto che aveva accompagnato per ben due volte ALVARO Francesco al ristorante le Volte di Ventimiglia da MARCIANO’ Giuseppe».

L'altro saldo legame ed apparentamento dei PALAMARA, come si è anticipato, è quello con i PELLE di San Luca. In merito, oltre ai legami per matrimonio già enunciati tra i figli del PALAMARA ed i PELLE, nell'annotazione dei Carabinieri si legge:

«San Luca, piccolo Comune di 4080 abitanti della Provincia di Reggio Calabria, posto sul versante ionico alle falde del massiccio dell’Aspromonte, è da sempre considerato cuore e punto di riferimento per tutti gli appartenenti alla ‘ndrangheta. Infatti in località Polsi frazione del comune di San Luca, è situato il famoso santuario – monastero della Madonna di Polsi - ove annualmente, all’inizio di settembre, si tiene una riunione in coincidenza della festa della madonna a cui partecipano rappresentati delle varie “locali” al fine di superare contrasti, ratificare nuovi equilibri e/o definire ambiti territoriali e di azioni tra cosche limitrofe.
Per meglio comprendere le dinamiche criminose del territorio, va evidenziato che nel corso degli anni ’90 il comune di San Luca è stato oggetto di una sanguinosa faida tra le opposte cosche NIRTA - STRANGIO e PELLE – VOTTARI. Tutto ebbe inizio nel 1991 in occasione delle festività di carnevale quando un gruppo di ragazzi legati ai NIRTA – STRANGIO detti "Versu", lanciarono uova contro il circolo ricreativo “ARCI” gestito da Domenico PELLE alias "Gambazza", venendo redarguiti verbalmente. Successivamente il circolo “ARCI” fu fatto nuovamente oggetto di lancio di uova, ed in questa occasione per reazione i ragazzi legati ai NIRTA –STRANGIO vennero malmenati. Un altro gruppo di giovani dei NIRTA-STRANGIO una volta venuti a conoscenza dell'accaduto, si organizzarono per vendicare l’affronto.
Fu così che lungo la strada incontrarono un affiliato ai VOTTARI, che spaventandosi incominciò a sparare uccidendo due giovani (Francesco STRANGIO, 20 anni e Domenico NIRTA, 19 anni) e ferendone altri due. Per cercare di porre fine alle problematiche venne deciso che l’autore degli omicidi si dovesse allontanare a vita da San Luca e paesi limitrofi. Nonostante tutto la faida continuò e nel 1993 vennero uccisi due “capi bastone” della ‘ndrina PELLE – VOTTARI a cui seguiranno altri due omicidi. A questa lunga serie di accadimenti sanguinosi segue una lunga pausa sino al 25/12/2006 quando viene uccisa Maria STRANGIO, moglie di Giovanni NIRTA reale obbiettivo dei sicari, sancendo così la ripresa della faida. Infine per vendicare l’omicidio della STRANGIO, il 15/8/2007 in Duisburg, cittadina tedesca, vengono uccise sei persone presunti componenti della cosca VOTTARI.

La ‘ndrina PELLE risulta molto attiva nel territorio di San Luca con diversi interessi criminali tra cui il traffico degli stupefacenti ed il riciclaggio. L’esponente di spicco nonché capo storico dell’omonimo clan si identifica in PELLE Antonio alias “Gambazza” nato a San Luca il 1/3/1932 arrestato il 12/6/2009 dopo 9 anni di latitanza e deceduto nel novembre 2009. A suo carico figurano diverse condanne per reati inerenti le sostanze stupefacenti e associazione di stampo mafioso.
Per quanto attiene al procedimento penale in disamina la ‘ndrina PELLE risulta avere stretto vincoli parentali con la famiglia PALAMARA dimorante nel ponente ligure. In particolare due dei figli di PALAMARA Antonio, PALAMARA Salvatore e PALAMARA Vincenza hanno contratto matrimonio rispettivamente con PELLE Caterina e PELLE Giuseppe, soggetti inseriti all’interno dell’organigramma della ‘ndrina PELLE attualmente dimoranti in Ventimiglia presso l’abitazione del PALAMARA Antonio. […]

Come riferito PALAMARA Antonio è imparentato a doppio filo con esponenti di spicco della potente famiglia PELLE di San Luca. Ciò rientra nel più classico dei cliché della ‘ndrangheta la quale controlla, attraverso rapporti di parentela, comparaggio e affari, una percentuale altissima della popolazione. L’apparentamento è una opzione usata nella ‘ndrangheta per rafforzare il potere criminale ed unire diverse famiglie come nel caso di specie. [...]»

Vi è poi l'attenzione e partecipazione alle vicende giudiziarie della cosca PIROMALLI da parte degli affiliati del “locale” di Ventimiglia. Oltre a quella particolarmente mostrata dai MARCIANO' e dagli uomini più strettamente legati a loro, emerge anche su questo aspetto il PALAMARA. Il 25 dicembre 2010 dall'intercettazione del dialogo tra MARCIANO' Giuseppe ed il PALAMARA Antonio testimonia proprio questo aspetto. «[....] PALAMARA: E' salito? MARCIANO’ G.: chi Vincenzo? si! PALAMARA: ah MARCIANO’ G.: è arrivato ieri alle cinque, è arrivato alle cinque e mezza, si si ti salutano tuttiPALAMARA:mommo..inc.. MARCIANO’ G.:Mommo dice che si sono presi pure lui,..inc..hanno arrestato a Mimmino, a Mimmino quello là che..inc.. PALAMARA: ..inc..MARCIANO’ G.: dice che ancora non è finita, che sono in..inc.. (ndr. Girolamo PIROMALLI) e quello là come si chiama quello..inc..Mimmo..inc..ma ..inc..è il suo cognome, quelli due, i grossi là che stanno parlando..inc..dice che gli hanno detto..inc..i cosi, sto reato non è vero che li hanno fatti..inc..hai capito?..inc..un macello, un macello, dice che...inc...Mommo PALAMARA: ma..inc..nipote come..inc.. [....]».

Vi sono poi i contatti con i MAZZAFERRO, legati al “casato” dei PIROMALLI. Scrivono in merito i militari dell'Arma: «Le informazioni acquisite indicano che i MAZZAFERRO hanno svolto molteplici attività imprenditoriali, soprattutto nel campo immobiliare rendendo possibili il riciclaggio del denaro proveniente da numerose attività illecite, condotte dalla cosca associata dei PIROMALLI. I fratelli MAZZAFERRO erano già stati coinvolti nel primo grande processo di mafia che aveva colpito il clan PIROMALLI e la loro vicinanza con il boss PIROMALLI Domenico cl.1921 aveva consentito loro di guadagnarsi una posizione di rilievo nel panorama criminale della piana di Gioia Tauro. MARCIANO’ Giuseppe a proposito di costoro, ha spesso usato parole di grande rispetto e riverenza, mettendosi a disposizione per eventuali loro esigenze. Costoro, insieme ai membri della famiglia PRIOLO costituivano la cerniera ed il punto di raccordo più prossimo tra la consorteria mafiosa operante a Gioia Tauro e quella radicata a Ventimiglia. Soprattutto il nome di “Mommo”, ovvero di MAZZAFERRO Girolamo è stato fatto da MARCIANO’ Giuseppe e da PALAMARA Antonio in occasioni di incontri che si sarebbero dovuti tenere ed a cui avrebbero dovuto partecipare i membri apicali delle due parti». Il15 settembre 2010, ad esempio il MARCIANO' Giuseppe dice, rivolto al PALAMARA Antonio, ti saluta Mommo la... tutti e PALAMARA chiede Mommo che dice? Il MARCIANO' risponde che alla fine del mese forse ci chiamano a me a te e a lui...

Ancora in riferimento al rapporto tra il MARCIANO' ed il PALAMARA con le famiglie 'ndraghetiste della Piana legate ai PIROMALLI, vi è la vicenda dell'ospitalità data presso Vallecrosia PIROMALLI Gianluca, ROMAGNOSI Cosimo e CIURLEO Giuseppe. Questo supporto deriva dal dovere del “locale” di garantire supporto logistico agli altri affiliati. Analogo supporto pieno è stato dato, come documentato sempre dall'inchiesta, ad esempio ai PRIOLO, con l'ospitalità di PRIOLO Giuseppe, per la ricerca del PERRI Vincenzo, autore dell'omicidio di PRIOLO Vincenzo avvenuto l'8 luglio 2011.
Per quanto concerne lo specifico episodio dei PIROMALLI Gianluca, ROMAGNOSI Cosimo e CIURLEO Giuseppe, spesati completamente dal MARCIANO', si deve annotare che gli stessi hanno incontro gli esponenti apicali del “locale” di Ventimiglia e, specificatamente, oltre al MARCIANO', anche il PALAMARA ed il CARLINO Domenico.


Vi è quindi un ulteriore aspetto – inequivocabile – che è emerso dall'attività investigativa alla base dell'inchiesta “LA SVOLTA”: le fughe di notizie e l'ombra della vecchia inchiesta TEARDO. Anche in questo ambito risulta centrale la figura del PALAMARA.

Se già abbiamo richiamato le risultanze di quell'inchiesta savonese su TEARDO, ed abbiamo già anche ricordato le dichiarazioni, nel 1994, del collaboratore di giustizia Giovanni GULLA' (che, ricordiamo, per Ventimiglia indicava quali principali esponenti che partecipavano alla “camera di controllo”: MARCIANO' Ciccio (ovvero Francesco, fratello defunto del Giuseppe), MORABITO Ernesto ed il PALAMARA Antonio, oltre ad «un certo SCARFO», ed aggiungeva che «...in quel periodo fu allacciato un rapporto molto stretto tra gli appartenenti all’organizzazione di Savona e l’esponente del PSI TEARDO. Sapevo che c’era un ordine di scuderia - partito da Ventimiglia - per appoggiare il Partito Socialista Italiano...»), ora vediamo quanto emerso dalle intercettazioni de “LA SVOLTA” in merito a quella vecchia inchiesta ed al parallelo emergere di pesanti fughe di notizie, sia “documentali” (con documenti “riservati” portati al MARCIANO' dal PALAMARA), sia con l'allerta per le inchieste in corso portata dal Ninetto, ovvero il GULLACE Carmelo, al MARCIANO'.

Primo dato l'argomento “TEARDO”, il fatto che venissero richiamate le risultanze di quell'inchiesta, i rapporti e le cointeressenze che quel pezzo di potere politico-istituzionale aveva con esponenti della 'ndrangheta e della massoneria, era uno di quelle cose che innervosiva gli uomini della 'ndrangheta, come testimoniano molteplici intercettazioni agli atti dell'inchiesta (un estratto: 6 aprile 2011 «...In effetti, PARASCHIVA Federico si è recato presso l’abitazione dei MARCIANO’ e ha parlato con l’anziano “capo locale” dell’articolo (uno dei tanti a partire dal caso “TEARDO”) pubblicato sul sito internet della “CASA DELLE LEGALITÀ”, che si riferiva appunto ai MARCIANO’ ed altri mafiosi della Liguria. Nell’occasione MARCIANO’ Giuseppe ha detto a PARASCHIVA di informare suo figlio Vincenzo della questione, utilizzando però una cabina telefonica. […] MARCIANO’ Giuseppe aveva contattato telefonicamente il figlio Vincenzo anticipandogli che PARASCHIVA gli avrebbe spiegato meglio la situazione. […] PARASCHIVA ha poi telefonato a MARCIANO’ Vincenzo per rassicurarlo sulla situazione e lo ha invitato – su disposizione del padre – a non fare troppe telefonate...» - successivamente a quella data, da altre intercettazioni, emergevano minacce esplicite – anche di morte – verso esponenti della Casa della Legalità).

Nello specifico dall'inchiesta, sul punto, è emerso quanto segue:

«Il 14/12/2010 si è celebrato a Ventimiglia il funerale di CARLINO Domenico, soggetto affiliato al “locale” di Ventimiglia e deceduto in seguito a una grave malattia. Come già evidenziato, anche i funerali vengono sfruttati dagli affiliati della ‘ndrangheta come luogo idoneo per l’aggregazione e per la discussione di temi di ‘ndrangheta.

Ciò emerge chiaramente dal contenuto della conversazione avvenuta il 27/1/2011 fra MARCIANO’ Giuseppe e SOTTILE Ignazio. Infatti MARCIANO’ ha riferito che in occasione del funerale di CARLINO, è stato invitato da “Ninettoa prestare attenzione al suo ristorante, dato che era monitorato dalle forze dell’ordine. MARCIANO’ ha ricollegato tali informazioni ad una serie di documenti riservati che gli aveva portato in visione PALAMARA ed ottenuti da un avvocato di Savona. “Ninetto” è sicuramente riconducibile a GULLACE Carmelo, ritenuto un affiliato della ‘ndrangheta della zona di Savona, questo anche per il successivo riferimento ai FOTIA, altra famiglia calabrese di Savona ritenuta in odore di ‘ndrangheta».

Testualmente dall'intercettazione:

«[...] MARCIANO’ G.: era sempre la con un cornetto.... ora và e mi tira fuori, vogliamo (..inc...) a me Antonio mi ha portato... quello PALAMARA... non sò chi cazzo glileli abbia dati!!! E non me lo ha detto, mi ha detto che a Savona c'erano, che io, in un locale qua, che ero con Licio Gelli, questi fanno che ti rovinano proprio capisci com'è! Che io, in questo locale a Vallecrosia, si chiamava Marechiaro, che (..inc..) che con Licio GELLI siamo andati a Montecarlo... ora la settimana passata me li ha portati lui! Un pacco così! Così! Mi ha detto leggeteli e strappateli subito mi a detto, che non devono sapere da dove arrivano, perchè me li ha dati un avvocato di Savona. Ora di Savona, cosa ho pensato...che io a Savona avvocati non ne ho! O è capitato con Ninetto (ndr GULLACE Carmelo) o con FOTIA o con qualcun altro di là che gli può aver detto dicci a Peppino... Quello era al funerale di Mimmetto (ndr Domenico CARLINO) mi ha visto che ero lì, Ninetto (ndr GULLACE Carmelo) mi ha detto cosa sta succedendo a Vallecrosia, a Ventimiglia alla Marina di San Giuseppe? Gli ho detto, e che cosa sta succedendo? Vedete che siete pieno tutto fno a fuori dentro dappertutto così! Gli ho detto ma (..inc..) ve lo sto dicendo... i fatti!
Uomo: ma vaaa
MARCIANO’ G.: dopo 15 giorni viene Antonio (ndr PALAMARA) e mi porta sto fascio di..
Uomo: ah ecco!
MARCIANO’ G.:di documenti ma hai capito cose..ma però li dovete strappare subito (..inc..) [...]»

«Il 7/3/2011, BARILARO Antonino si è recato da MARCIANO’ Giuseppe unitamente a SOTTILE Ignazio. Inizialmente si è parlato di un’incomprensione con TRINCHERA Salvatore. BARILARO ha poi raccontato la situazione giudiziaria che riguardava la sua famiglia e quella dei PELLEGRINO e in particolare di aver appreso in udienza, grazie alla testimonianza del comandante della Sezione di P.G., che vi era in corso un’indagine da parte della “Antimafia” sui fratelli BARILARO. A tal proposito MARCIANO’ ha raccontato di alcuni documenti particolarmente riservati che aveva potuto visionare perché consegnati da PALAMARA Antonio, nei quali si parlava della famiglia MARCIANO’ sino dai tempi del “caso TEARDO” e nei quali veniva citato – per quanto riguarda i BARILARO – il solo Fortunato. MARCIANO’ aveva peraltro appreso da tale sindacalista “Willy”, che il locale (LE VOLTE) era tenuto sotto controllo dagli inquirenti e per tale motivo era stato invitato a “stare in guardia”».

Testualmente, per quanto qui di interesse, dall'intercettazione:

«[....] BARILARO racconta che durante l'udienza uno dei testi era il comandante dei Carabinieri della sezione di P.G. MARCIANO’ G. chiede se si tratta di Gianni, quello che ha la moglie che fa la giornalista a Bordighera, BARILARO dice che non lo sà e continua il racconto. Dice che si stava parlando del fatto della carrozzeria e l'avvocato l'ha sottoposto ad un controesame chiedendo da quanto tempo era in servizio nella zona e se sul conto della famiglia BARILARO, a parte l'indagine in oggetto, aveva svolto altre attività investigative. Il maresciallo avrebbe risposto di fare indagini nella zona dal 1982, ma di non poter rispondere alla seconda domanda. L'avvocato allora gli ha chiesto come mai non poteva rispondere e che comunque non voleva che si entrasse nei particolari bensì solo sapere se lui aveva preso parte ad altre indagini sulla famiglia BARILARO. BARILARO riporta le parole del Maresciallo che, rivolgendosi al Presidente, avrebbe detto di non volere rispondere in quanto sui fratelli Barilaro c'è un indagine in corso da parte dell'Antimafia coperta quindi dal segreto professionale. L'avvocato per tanto riprendendo la parola ha detto al maresciallo che con queste affermazioni confermava quindi che vi erano in atto altre indagini. MARCIANO’ G. risponde che addirittura hanno tirato fuori voci su di lui relativi ad anni passati, secondo le quali, quando ancora era in vita il fratello Ciccio, egli intratteneva rapporti presso il ristorante da loro gestito, con il capo della Massoneria Licio GELLI, e che da lì, MARCIANO’ G. aveva il compito di accompagnarlo a Montecarlo per gli appuntamenti con TEARDO. Secondo questi documenti, MARCIANO’ G. dice, che il fratello e gli altri erano lo strumento della sua mente operativa. MARCIANO’ G. continua dicendo che questi fogli gli sarebbero stati consegnati da PALAMARA il quale si sarebbe raccomandato di distruggerli una volta letti altrimenti avrebbero potuto sapere la provenienza. MARCIANO’ G. aggiunge di avere chiesto a PALAMARA di dirgli chi glieli aveva dati e questi non ha fatto nomi, bensì avrebbe detto che ci sono gli infami e di fare attenzione a non dire nulla di questa cosa che lui aveva avuto tramite persone non meglio indicate. MARCIANO’ G. prosegue dicendo che secondo questi documenti lui era quello che decideva e che utilizzava il ristorante nella giornata di chiusura (giovedì) per fare le riunioni. MARCIANO’ G. racconta anche l'episodio (più volte già argomentato) riguardante Willy, il sindacalista, che è stato fermato dalla Polizia dopo che era uscito dal suo ristorante e che per paura di essere nuovamente controllato è andato dal nipote MARCIANO’ Vincenzo classe 1948 a riferire dell'accaduto e a metterlo in guardia affinchè avvisasse Peppino (MARCIANO’ Giuseppe) che nei dintorni del ristorante era pieno di Poliziotti e che uno con la treccia gli aveva chiesto come mai conosceva il MARCIANO’ G.
[....] MARCIANO’ G. si rivolge ad Antonino e, continuando a parlare di questi documenti ricevuti da PALAMARA Antonio, dice che della loro famiglia veniva nominato solo Fortunato. [....]».

In ultimo, per quanto riguarda ciò che è emerso dall'indagine e dal dibattimento è il rapporto con la politica e le pubbliche amministrazioni. Quindi vediamo alcuni passaggi della Sentenza di primo grado (vedi qui la Sentenza integrale):

«...Se, in taluni casi (v. vicenda della sala-giochi di Bordighera) vi sono stati esempi di rappresentanti delle istituzioni che non si sono piegati alla volontà dei gruppi criminali, altri eletti hanno cercato e accettato l'appoggio di questi ultimi (v. le cene elettorali organizzate in favore del sindaco di Bordighera Giovanni Bosio, l'appoggio di PALAMARA e altri affiliati, giunto sino a scegliere la composizione delle liste elettorali per le elezioni del Consiglio Comunale di Vallecrosia; il sostegno di MARCINO' Giuseppe e di altri esponenti della locale di Ventimiglia a candidati al Consiglio Comunale di quella città; le cene e la partecipazione a comizi in favore di Consiglieri Regionali come Saso e Minasso)...».

«...Un'altra delle intercettazioni che sotto si riportano evidenzia che anche MARCIANO' aveva sostenuto (insieme a PALAMARA) candidati ad elezioni ma lo aveva fatto in modo più silenzioso. Nella conversazione MARCIANO', con una punta di acredine e di amarezza, aggiunse che anche nel suo ristorante erano passati molti politici ma lui (a differenza dei PELLEGRINO) aveva sempre evitato di farsi fotografare in loro compagnia»

«Il ruolo di PALAMARA quale collettore di voti in favore di candidati politici emerge inoltre dall'intercettazione tra MARCIANO' Vincenzo (cl.48) e RUGOLO, riferita all'appoggio elettorale prestato dal Locale di Ventimiglia al deputato MINASSO Eugenio.
PALAMARA (presso la cui abitazione MARCIANO' Vincenzo aveva accompagnato Minasso dietro sua espressa richiesta) aveva promesso al parlamentare una sessantina di voti».

Il quadro del concreto inserimento nella gerarchia 'ndraghetista, con posizione di peso (ben oltre i confini del territorio di competenza del “locale” di Ventimiglia), del PALAMARA Antonio è quindi cristallizzato in modo univoco e decisivo già dalle risultanze contenute nell'Informativa e che qui si sono riportate in parte, così da rendere chiara l'assurdo ribaltamento Sentenza di primo grado, con assoluzione del soggetto. Ma noi andiamo avanti e riportiamo anche quanto emerso dalle attendibili e riscontrate dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, con specifico riferimento al PALAMARA. Si tratta di quegli stessi Collaboratori che hanno ricevuto pesanti minacce proprio da parte degli 'ndranghetisti del “locale” di Ventimiglia che erano rinchiusi al gabbio durante il primo grado di giudizio presso il Tribunale di Imperia. Si tratta di Gianni CRETAROLA e Francesco OLIVERIO, che, come ricorda la Sentenza (vedi qui la Sentenza di primo grado) di primo grado, «hanno evidenziato il ruolo di primo piano di PALAMARA Antonio, a loro avviso il vero capo della locale di Ventimiglia, sovraordinato alla posizione di MARCIANO' Giuseppe».


Partiamo da Gianni CRETAROLA che, come riportato nella Sentenza di primo grado, «in quanto originario di Sanremo (dove fu autore di un efferato omicidio nel 2001, in epoca antecedente al suo ingresso nella 'ndrangheta, e dove ebbe modo di conoscere la delinquenza locale, essendo egli stesso inserito in ambienti dediti a piccole attività criminali). Egli ha riferito dei rapporti diretti avuti con PALAMARA, specie durante la sua permanenza in carcere».

Per quanto qui ci interessa sull'argomento affrontato:

«CRETAROLA: ...in Liguria c'è il locale a Ventimiglia che è uno dei locali maggiormente riconosciuti da tutti gli 'ndranghetisti che io abbia incontrato nel corso delle mie frequentazioni decennali, è uno dei locali che è stato nella storia 'ndranghetista più attiva e più prolifico anche per posizione di vicinanza col confine, quindi, logistica. Oltre al locale di Ventimiglia, ogni paese che va da Ventimiglia ad arrivare fino a Savona, che io sappia, poi più in là non conosco, c'è una 'ndrina operante in ogni paese, quindi, quando intendo paese, intendo dire Bordighera, Vallecrosia e Camporosso, Sanremo, Arma di Taggia, che poi non è Arma di Taggia ma è Taggia, Riva Ligure e ..., Imperia».

«...a sua volta indicava come fonti di conoscenza della struttura di 'ndrangheta in Liguria personaggi di vertice conosciuti durante la detenzione che avevano composto la sua 'copiata' per il 'battesimo', Sestito Massimiliano, Rocco Fedele, Bono Michele, ma prima ancora di entrare in carcere Gangemi Massimo, e infine dopo la scarcerazione Pasqualino (riconosciuto per Sidari Pasquale, nipote di Russello Fortunato) egli stesso presentatosi quale capo della 'ndrina di Sanremo come poi confermatogli da PALAMARA. (udienza 24/4/14)».

«La descrizione del rituale sostanzialmente coincide con quanto in oggi riferito dal collaboratore CRETAROLA in merito al 'battesimo' ricevuto nel carcere di Sulmona con il consenso espresso di PALAMARA.
P.M. - ... Fin qui stiamo parlando del periodo, chiamiamolo, di prova dove lei è in attesa di avere qualche notizia più certa sulla sua possibilità di essere affiliato. Si arriva, poi, ad un discorso più concreto? ... GANGEMI le dice qualcosa di più? Le fa capire qualcos'altro? DICH. - Sì, fa capire e successivamente ...mi propone quest'entrata. ... ovviamente, però lui non è che potesse procedere autonomamente So, però, da parte sua che doveva intervenire Antonio PALAMARA di Ventimiglia per questa...
P.M. - Cioè che cosa le dice in concreto?
DICH. -
Che si doveva mandare un 'ambasciata ad Antonio PALAMARA a Ventimiglia. Se lui avesse dato il benestare per questa cosa si sarebbe potuto procedere alle affiliazioni.omissis
P.M. - ... E arriva, poi, questa ambasciata a
PALAMARA o soprattutto la risposta di PALAMARA?
DICH. -
Arriva la risposta tramite Massimo GANGEMI che mi dice che per lui andava bene. L'unica cosa che aveva messo il vincolo è che non si poteva celebrare qui su in Liguria ma si doveva scendere in Calabria per celebrarlo.
P.M. - E le ha detto
GANGEMI il perché?
DICH. - No, perché non era il momento, perché qui non si poteva fare in quanto non c'era,
era troppo rischioso riunire per battezzare qui in Liguria.
P.M. - Quindi stiamo parlando sempre prima del 2001.
DICH. - Sì.
P.M. - Quindi, lei rimane in sospeso. Che cosa fa? Non può essere battezzato?
DICH. -Io rimango in sospeso e successivamente, dopo breve, vengo arrestato.
omissis
P.M. - Ma che cosa comportava, glielo hanno spiegato poi, il fatto di essere battezzato non in termini rituali?
DICH. - ... me lo spiegò anni dopo
Massimiliano SESTITO ...(che) Io ho conosciuto presso il carcere di Sulmona.
DICH. - Me lo spiegò nel dettaglio parlandomi del
battesimo che venne fatto ad un certo PARDEO Pietro ... Venne fatto questo rito di conferimento di affiliazione presso il carcere di Saluzzo e venne fatto in maniera irrituale non raggiungendo questa copiata di cinque persone e quando lui si presentò a Ventimiglia, a Ventimiglia gli buttarono zoccolo in terra... è il termine con cui si dice che si butta la dote che è stata conferita e si è celebrato di nuovo.
omissis
DICH. - Non era stata mandata l'ambasciata e quindi non era stata data la libera da parte di Antonio PALAMARA.
omissis
DICH. - Raccontando i miei trascorsi detentivi a SESTITO Massimiliano, le precedenti conoscenze che avevo fatto, la carcerazione nei termini in cui l'avevo vissuta, lui decide di portare avanti il discorso di affiliazione nei miei confronti... ….
DICH. -Comporta che lui in questo periodo continuasse a saggiare il mio comportamento e il mio interesse e al contempo stesso inizia a passare a novità agli altri affiliati che sono sia all'interno dell'istituto penitenziario che dove io un domani dovrei andare ad esercitare. DICH. - La prima cosa di cui SESTITO Massimiliano si deve accertare è che non ci sia nessun veto e nessun vincolo da parte del posto della mia origine e quindi la prima cosa che SESTITO Massimiliano si assincera è che Antonio PALAMARA acconsenta a questo battesimo.
omissis
DICH. - SESTITO Massimiliano conoscendo la cavillosità 'ndranghetistica di Antonio PALAMARA molto attaccato alla ritualità e molto attaccato all'iter giusto e perfetto, non si accontenta della buona espressa da Francesco GATTINI, che ... è uno degli originari trentatré santisti, ... e vuole ugualmente mandare l'ambasciata perché non vuole che io domani, uscendo dalla galera, possa subire quello che ha subito PARDEO Pietro o quant'altro.
omissis
P.M. - E torna l'ambasciata? Arriva questa ambasciata?
DICH. - Arrivata l'ambasciata positiva con Mico IANNACI all'interno del carcere dì Sulmona...
omissis
P.M. - La prima cosa è individuare il luogo dove fare questo battesimo.
DICH. - Il luogo venne individuato e scelto la calzoleria del carcere di Sulmona perché, come le dicevo prima, era il luogo dove più difficilmente c'era la possibilità di essere intercettati nel mentre si faceva questo rito anche perché richiede il suo tempo. E successivamente avevamo libero arbitrio di movimento perché c'era un ottimo rapporto con la custodia della calzoleria nello specifico.
P.M. - Come si è strutturata? Quante persone erano presenti, quante ce ne vogliono per fare la prima...?
DICH. -
La regola recita cinque, non più di cinque, non meno di cinque. Ovviamente questi cinque componenti devono essere i presenti al battesimo, ma nei casi particolari che ci sono, ovviamente, non tutte le persone sempre possono essere presenti perché o detenuti in un'altra struttura o non presenti a località esterna oppure anche per questioni di non palesarsi chiaramente un gruppetto di cinque persone attorno, si usa sostituire la figura di queste persone con dei fazzoletti annodati che generalmente custodisce in tasca il celebrante... … ….Queste cinque persone vengono definite o circolo formato o ciampa di cavallo. Ciampa di cavallo perché si usa proprio formare questo nucleo di persone a ferro di cavallo. Le persone prescelte per il conferimento di questo rito, nel mio caso, presenti dovevano essere tre tra cui SESTITO Massimiliano, BONO Michele e FEDELE Rocco… …Dei cinque mancano due perché erano costituiti da due fazzoletti annodati: uno a ricoprire la carica di Antonio PALAMARA e uno a ricoprire la carica di Michele LENTINI. Antonio PALAMARA come capo della società e Michele LENTINI come capo giovane.
DICH. - Si ricostituisce una 'ndrina... Si deve ricostruire una 'ndrina perché la copiata è la carta di identità che accompagnerà lo 'ndranghetista per sempre.
omissis
P.M. - Adesso stiamo parlando del battesimo iniziale, quindi la sua copiata era di inizialmente?
DICH. -Cinque persone.
P.M. -E quindi erano?
DICK - Capo società, contabile, mastro di giornata, capo giovane e puntatolo. Capo società nella figura di Antonio PALAMARA, contabile nella figura di Rocco FEDELE, mastro di giornata BONO Michele, capo giovane LENTINI Michele, puntatolo Massimo SESTITO.
omissis
P.M. - Per quale motivo è stato messo Antonio PALAMARA come capo società?
DICH. - E' stato messo per i motivi che le ho spiegato prima in quanto io una volta uscito dal carcere sarei dovuto ritornare in Liguria e quindi esercitare nell'area dell'influenza dì Antonio PALAMARA. Oltremodo a questo, già con Antonio PALAMARA erano stati aperti dei discorsi sempre a livello 'ndranghetista e quindi andava da sé che SESTITO Massimiliano volle fortemente l'avallo di Antonio PALAMARA per procedere su una persona che un giorno successivo Antonio PALAMARA si sarebbe ritrovato nell'area di sua influenza.
omissis
DICH. - Ho avuto lo sgarro sempre all'interno dell'istituto penitenziario e successivamente ricevo la libera per la santa e il vangelo da Antonio PALAMARA in occasione di un colloquio che abbiamo avuto presso la sua casa.
omissis
DICH. - in occasione di questo nostro incontro io gli dissi ad Antonio PALAMARA che desideravo andare avanti scalando questa gerarchia di doti, che già precedentemente era stato avanzato un discorso da SESTITO Massimiliano al cospetto del capo locale Damiano VALLELONGA, che Damiano VALLELONGA era già stato messo al corrente ed era d'accordo, ma che io siccome lo rispettavo talmente a lui e gli volevo talmente bene che desideravo che fosse lui all'interno della mia "Copiata"...
P. M. - lui inteso come Antonio PALAMARA?
DICH. - … Antonio PALAMARA e non questo Damiano VALLELONGA, che per me era un estraneo. .... E lui mi disse: "Per quello che hai sofferto tu ti meriti questo e altro. Io sono d'accordo, ma scenditene ja sutta perché ccà stanno facendo nu focu". Quindi, mi disse: "lo sono d'accordo", ma mi rimandò come mi rimandò originariamente quando mi spiegò GANGEMI a scendere giù.
P. M. - "giù" intende...? Cosa intende per "giù"?
DICH. - in Calabria (udienza 23/4/14 - pg. 31- 87 - 99 - 134)-(udienza 24/4/14 - pg. 14)»

Sempre il collaboratore di giustizia CRETAROLA ricordava i legami del PALAMARA con gli ALVARO ed i PELLE:

«Lo stesso collaboratore CRETAROLA riferiva il collegamento di PALAMARA con gli ALVARO:
DICH. - Gli ALVARO sono collegati a PALAMARA. PALAMARA era molto amico di Mico ALVARO e diciamo che la loro storia criminale 'ndranghetista cresce più o meno negli stessi anni. (omissis)
DICH. - In principio Antonio PALAMARAqui in Liguria era una diretta estensione del clan ALVARO di Sinopoli, era una diretta, lui nasce qui a Ventimiglia come una diretta estensione del clan di Sinopoli. (ud. 23/04/14 pg. 71)».

[con i PELLE di San Luca]
«Il legame veniva confermato dal collaboratore CRETAROLA:
P. M. - lei sa chi era a capo della locale di San Luca o comunque come personaggio di riferimento a San Luca? Ce ne sono stati vari.
DICH: -
Antonio PELLE detto "gambazza".
P. M. -
Antonio PELLE, ma non ha rapporti, che lei sappia, di parentela con qualcuno degli esponenti qui in... ?
DICH: -
Antonio PALAMARA è imparentato con componenti della famiglia PELLE.
P. M. - lei lo sa questo, lo sapeva?
DICH. -
lo so sicuramente, sia da parte di figlio che da parte di figlia. [...]»

Il collaboratore di giustizia CRETAROLA riferiva, come visto, anche dell'affiliazione al sodalizio di PARDEO Pietro. E questi, come si legge nella Sentenza di primo grado, emergeva:

«nell'ambito del proc. pen. 6389/07 RGNR relativo all'operazione MANDEO che lo vedeva poi condannato per traffici di stupefacenti, veniva rinvenuto in possesso di una pistola clandestina appena ricevuta da PALAMARA, individuato quale fornitore dell'arma sulla base dei servizi di ocp e della localizzazione GPS indicanti la presenza dell'auto di PARDEO presso l'abitazione di PALAMARA».

Ancora:

«Soprattutto CRETAROLA descriveva la figura di PALAMARA come grande 'ndranghetista e soggetto di vertice del locale di Ventimiglia, sempre in relazione alla propria esperienza personale per averlo incontrato nel carcere di Sanremo nel 2001, per essere stato con il consenso di PALAMARA 'battezzato' in carcere e promosso ai gradi superiori cosicché il prestigio di PALAMARA era per CRETAROLA un vero e proprio biglietto da visita all'interno degli istituti penitenziari ove, spendendo l'amicizia di PALAMARA, personaggi del calibro di VIOLI Carmine (legato alla cosca ALVARO di Sinopoli) a Cuneo e IARIA Bruno a Ivrea si mettevano immediatamente a disposizione, infine per averlo più volte incontrato dopo la scarcerazione presso l'abitazione di Ventimiglia ancora in prossimità degli arresti del 2012.
P.M. - Quindi, diciamo che è stato con PALAMARA, da quanto ci sta dicendo lei, dal 12 novembre che rientra in istituto fino al 28 febbraio. Quindi, due mesi
P.M. - Come si rapportava con gli altri detenuti?
DICH. - L'ho vissuto negli stessi termini in cui ho avuto modo di viverlo in quei pochi diversi momenti che ho avuto all'esterno in quanto quando c'è stato lui presente tutto il resto è sempre stato un contorno attorno a lui, quindi
tutti i detenuti avevano una grandissima deferenza, tutte le persone avevano un grandissimo e totale rispetto e tutte le persone avevano piacere a parlarci.
P.M. - Ma il termine rispetto, cioè concretamente come era, come si approcciavano a lui? DICH. - Si approcciavano innanzitutto tutti quanti con il voi nei suoi confronti e successivamente si approcciavano con il massimo rispetto e totale umiltà. Quindi come un figlio che si rifa al padre. Anche persone di cinquanta, sessantanni,
(ud. 23/4/14 - pg. 55)
omissis
DICH. - ... Non ho mai avuto un dialogo con un esponente 'ndranghetista anche intercorso a Roma, precisamente con Vincenzo FURINO originario di Sinopoli, dello stesso paese di Antonio PALAMARA, che non conoscesse Antonio PALAMARA e non sapesse del suo ruolo di vertice all'interno del locale di Ventimiglia.
P.M. - Quindi, era il capo del locale di Ventimiglia?
DICH. - Era il capo del locale di Ventimiglia riconosciuto e rispettato da tutti, ma rispettato come persona di bene, di pace e di una 'ndrangheta, se mi potete passare il termine, giusta. Quindi da tutti gli uomini d'onore era rispettato perché a lui si attribuivano questi valori e questi requisiti. Solo Mario MANDARONO, invece, lo accreditava come lo squalo.
P. M. - ecco, PALAMARA come si comportava nella... cioè ostentava ricchezza, era un tipo che per quello che...? Per quello che ha potuto vedere lei.
DICH. - PALAMARA vantava sia all'interno del carcere che all'esterno di possedere una macchina vecchia e scassata, che quella macchina non se la sarebbe mai cambiata proprio perché non... lui odiava apparire e far capire che possedeva beni e ricchezze. Utilizzava vestirsi in modo molto umile, composto, ma umile, senza dare sfoggio né di gioielli né di materiali preziosi che potevano essere abbigliamento o generi di lusso.
(ud. 23/4/14 - pg. 145).

In tal senso CRETAROLA, per quanto a sua conoscenza, descriveva il ruolo di PALAMARA come notevolmente più elevato rispetto a quello di MARCIANO'.
DICH. - ... Peppino MARCIANO' per ciò che conosco io direttamente, quindi, direttamente, non gode di nessun prestigio a livello criminale minimamente paragonabile ad Antonio PALAMARA, come le dissi in sede di interrogatorio, sicuramente con Antonio PALAMARA ha una grandissima amicizia fraterna e costituiva sicuramente il suo contabile, ma assolutamente il capo locale di Ventimiglia finché vivrà è Antonio PALAMARA.
P. M. - quindi, -lei dice- MARCIANO', quindi, sostanzialmente è una posizione di vertice, da quello che sa?
DICH. - MARCIANO' è una posizione di vertice per tutte le conoscenze politiche che ha e possiede e per il suo fare simile ad Antonio PALAMARA.
P. M. - però, diciamo, come carica -lei dice- al massimo è contabile?
DICH. - come carica, come carica è secondario ad Antonio PALAMARA.
omissis
DICH. - su delega di Antonio PALAMARA lui potrebbe rivestire questa carica, ma come le dissi in sede di interrogatorio, chiunque viene dalla Calabria o dalle altre Regioni d'Italia a Ventimiglia cerca di parlare direttamente con Antonio PALAMARA e non Peppino MARCIANO', perché Peppino MARCIANO' non gode di nessuna credenzialità criminale perché nel suo palmares, se non sbaglio, la galera non l'ha vista mai e toccata mai, quindi, persone di vertice della 'ndrangheta vogliono, desiderano confrontarsi con
Antonio PALAMARA perché nelle sue credenzialità c'è tutto ciò che uno 'ndranghetista di un certo livello cerca. (udienza 23/4/14 - pg. 63)»

Ancora, ad esempio, risulta significativo anche richiamare il fatto richiamato nella Sentenza di primo grado per cui, da molteplici intercettazioni, emerge che «MARCIANO' Giuseppe ed altri 'affiliati' criticano a più riprese l'atteggiamento arrogante ed appariscente del gruppo di Bordighera, come criticano la palese azione intimidatoria compiuta da ROLDI e CASTELLANA contro Parodi». Atteggiamenti e comportamenti che avevano attirato troppe attenzioni investigative e giudiziarie. In merito alla necessità di mantenere atteggiamenti non spaldi ed aggressivi, proprio per evitare di innescare inchieste, si legge, sempre nella Sentenza di primo grado, quanto riferito dal collaboratore di giustizia CRETAROLA sulle specifiche “direttive” impartite dal PALAMARA:

«In tal senso si esprimeva chiaramente anche il collaboratore CRETAROLA:
DICH. - le direttive che PALAMARA diede erano di avere sempre un atteggiamento non spavaldo e non aggressivo nei confronti di nessuna forze dell'ordine o di appartenente alle istituzioni quali possono essere politici e via dicendo, ma sempre di cercare con essi un giusto compromesso e una giusta linea d'intesa.
omissis
DICH. - era noto, .. che a Ventimiglia -e, quindi, quando dico: "Ventimiglia", intendo il locale di 'ndrangheta di Ventimiglia- si imponeva questo tipo di atteggiamento, quindi, tutti quanti gli 'ndranghetisti che avevano rapporti di conoscenza con Antonio PALAMARA sapevano che su quel determinato territorio si voleva quel determinato tipo di politica, e quando dico: "Politica", intendo politica criminale....
omissis
P. M. - quindi, di mantenere un atteggiamento poco appariscente? Questo vuole dire? ... DICH. - sia come reati che come rapporti, perché se una cosa non si dà parvenza che esista, questa cosa non si può in nessuna maniera ostacolare e in nessuna maniera combattere, quindi, lui desiderava questo tipo di comportamento e questo tipo di reati proprio per questo, per non dar seguito agli arresti che, invece, avvennero quando altre persone differenti da Antonio PALAMARA misero in atto una politica dettata dalla loro linea guida.
(udienza 24/4/14 - Pag. 8)
omissis
DICH. - infatti, lei mi insegna che l'attenzione che c'è sulla 'ndrangheta in Calabria purtroppo non è l'attenzione che c'è sulla 'ndrangheta in molte Regioni italiane ancora in alcune une questa attenzione c'è perché la 'ndrangheta ha fatto un sacco di reati di sangue e, quindi, la legge e l'opinione pubblica è stata scossa. Qui in Liguria questo ancora non è avvenuto, finché sopravviverà Antonio PALAMARA questo non avverrà; alla morte, che io auguro tra cent'anni perché questo signore a me mi ha fatto del bene, poi è malavitoso, ma questo non spetta a me giudicarlo, quando morirà Antonio PALAMARA, le cose cambieranno radicalmente e la Liguria avrà la sua Calabria, quindi, avrà le problematiche che in Calabria si sono vissute.
omissis
DICH. - assolutamente in Calabria è totalmente diverso, in Calabria si ha una forza militarmente più ampia e, quindi, si ha questa inclinazione a predominare e a governare il territorio più militarmente e più presuntuosamente di quanto qua si sia mai fatto, quindi, è totalmente opposto alla dinamica e alla politica che Antonio PALAMARA volle tenere per tutti questi anni.
DICH. - ma è diversa la politica, dottore, in Calabria si usa l'intimidazione, si usa la violenza per imporre la forza della 'ndrangheta, qui si è usato l'accordo, l'intesa e lo scendere a patti per raggiungere lo stesso obiettivo.
P. M. - e l'obiettivo è lo stesso?
DICH. - l'obiettivo è lo stesso, ma sono diversi stati i mezzi con cui si è raggiunto questo obiettivo negli anni. L'obiettivo del territorio, del controllo maniacale del territorio è lo stesso, ma diverse sono state le modalità!
P. M. - quindi, ci sono stati pochi omicidi, pochi per questo motivo, diciamo sostanzialmente ?
DICH.- certamente, pochi attentati intimidatori, diffìcilmente qui c'è lo scalpore per questi reati che non succedono ancora oppure forse sono successi solo nell'ultimo periodo.
(udienza 24/4/14 - Pag. 50)».

Vi sono poi le dichiarazioni, ancora una volta riscontrate ed attendibili, di un altro importante collaboratore di giustizia (che collabora con molteplici DDA), ovvero Francesco OLIVERIO, che aveva svolto l'importante ruolo di guida del “locale” di Belvedere Spinello (Kr) e figlio dell'ex capo della medesima “locale” della 'ndrangheta, come ricordato nella Sentenza di primo grado, che precisa anche che lo stesso «ha evidenziato di aver conosciuto esponenti di spicco della 'ndrangheta di Ventimiglia e dintorni e di aver partecipato insieme a loro a cene e ad incontri nel corso della sua latitanza, durante la quale compì, tra l'altro, traffici di stupefacenti al confine italo francese. La necessità di evitare "trascuranze" (violazioni delle regole della deontologia criminal-'ndranghetistica) lo portò in un'occasione ad informare i vertici della locale di Ventimiglia e ad incontrarli per ottenere il loro placet. Il collaboratore crotonese conobbe PALAMARA Antonio, vari esponenti delle famiglie MARCIANO' e BARILARO e, unitamente al cugino OLIVERI Angelo, fece affari con membri delle famiglie PELLEGRINO e DE MARTE . Sia Oliverio che Cretarola hanno evidenziato il ruolo di primo piano di PALAMARA Antonio, a loro avviso il vero capo della locale di Ventimiglia, sovraordinato alla posizione di MARCIANO' Giuseppe».

Sempre nella Sentenza di primo grado, per quanto di qui di interesse, si legge:

«I collaboratori hanno illustrato anche i risvolti economici dell'appartenenza alla 'ndrangheta, con puntuali riferimenti alle personali esperienze.
OLIVERIO, come capo locale, percepiva regolarmente il cd. punto dovuto dai sodali.

Ad esempio nella conclusione dei vari affari di droga con soggetti gravitanti nel ponente ligure, percepiva il punto dal sodale Egitto Agatino in relazione all'acquisto di cocaina da PALAMARA, come percepiva il punto da Crivaro in relazione agli acquisti di cocaina dai PELLEGRINO».

«OLIVERIO indicava come fonti di conoscenza della realtà ligure esponenti di spessore della 'ndrangheta frequentati durante la detenzione, VARCA Pasquale capo locale di Erba, ASCONE Rocco attivo nel locale di Bollate, interessati a traffici di mezzi d'opera da Genova verso la Tunisia (emersi nel processo INFINITO), i quali dicevano 'che la Liguria c'erano dai dieci ai quindici locali attivi'... … Sì. E che fungeva come testa di ponte che sarebbe il capo crimine che tiene il legame, come ho spiegato prima la struttura, un certo Domenico GANGEMI che se non sbaglio l'ho pure incontrato, no se non sbaglio, l'ho pure incontrato in qualche occasione nel passato. Lo conosco '.

Quindi OLIVERIO indicava le informazioni ottenute nel 2004-2005 dal parente OLIVERI Angelo (imputato in questa sede per singolo reato concernente armi), 'ndranghetista con la carica di di 'Santa', nato a Scandale ma originario di Sant'Anna di Seminara ove la 'ndrina OLIVERI era collegata agli ALVARO e ai GIOFRE'-SANTAITI, ma attivo nella 'ndrina distaccata di Rho capeggiata da OLIVERIO, ove si occupava esclusivamente di traffico di droga. Il parente OLIVERI Angelo indicava persone abitanti nella zona di Bordighera, i fratelli PELLEGRINO, un certo DE MARTE, un certo GIOVINAZZO Marcello di Rosarno, come 'persone, dice che noi all'occorrenza, qualunque cosa abbiamo bisogno, ci possiamo rivolgere che si mettono a disposizione '.
Ma prima ancora OLIVERIO apprendeva l'esistenza di un locale attivo a Ventimiglia da PALAMARA Antonio, con cui era detenuto al carcere Le Vallette di Torino nel 2001('gli dissi: compare Antonio, ma siete attivi a Ventimiglia? Lui con la testa... con la testa mi fa un 'affermazione: sì, qualunque cosa a disposizione, potete venire direttamente da me che siamo a completa disposizione').
In effetti seguivano poi, dal 2007 al 2009, concreti affari illeciti per i quali OLIVERIO entrava in contatto con gli 'ndranghetisti di Ventimiglia, traffici di stupefacenti ed armi con i PELLEGRINO e DE MARTE per il tramite di OLIVERI Angelo, e soprattutto il cd. affare di Mentone per un'ingente fornitura di cocaina, in occasione del quale OLIVERIO - da latitante- incontrava dapprima i fratelli PELLEGRINO Maurizio e Roberto, quindi come personaggio di vertice l'anziano MARCIANO' Giuseppe accompagnato dal figlio che per traffici di droga lo rimandava a PALAMARA, infine alla cena al ristorante (declinata da MARCIANO' Giuseppe) numerosi 'affiliati' tra cui riconosceva i fratelli PELLEGRINO, i fratelli BARILARO Francesco e Fortunato, e MARCIANO' Vincenzo (cl. 48) presentato come nipote dell'anziano che si attribuiva il ruolo di capo-società. (udienza 16/1/14)»

«OLIVERIO riferiva innanzitutto la conoscenza diretta di PALAMARA avvenuta nel 2001 nel carcere Le Vallette di Torino, e le modalità di presentazione da cui comprendeva chiaramente trattarsi di personaggio di vertice del Locale di Ventimiglia.
DICH. - Alle Vallette, al blocco b. Fatto sta che avevo un ragazzo di nome PELLE Giuseppe che l'avevano arrestato con un paio di chili, se ricordo bene, di cocaina e lo collocano alla sezione ne sopra. Avevo fatto in modo di farlo scendere anche già, ...Abbiamo avuto modo di parlare e mi disse che stava venendo da Ventimiglia, da Antonio PALAMARA di Sinopoli, originario di Sinopoli con questi due chili e l'avevano arrestato.
P.M. - Cioè
PELLE le ha detto che PALAMARA gli aveva dato due chili...?
DICH. -
E me lo confermò anche Antonio.
omissis
DICH. - ...come ho detto prima, abbiamo un linguaggio 'ndranghetistico. Noi solo con un gesto, uno sguardo, un'affermazione con la testa ci intendiamo. Io ad una precisa domanda gli dissi:
compare Antonio, ma siete attivi a Ventimiglia? Lui con la testa, perché lui è una persona bassa, po'...
P.M. - Corpulenta.
DICH. - Esatto!
Con la testa mi fa un'affermazione: sì, qualunque cosa a disposizione, potete venire direttamente da me che siamo a completa disposizione.
P.M. - Lei che cosa ha capito da questa risposta?
DICH. -
Che sono attivi. Sennò vi dico anche che cosa mi rispondeva se non erano attivi. DICH. - Mi rispondeva: no, c'è un buon ordine. Cioè un buon ordine vuol dire che c'è la presenza di tanti 'ndranghetisti nella stessa zona, ma non hanno un locale attivo. È un buon ordine. Ci sono delle 'ndrine ma....
P.M. -E attivo ma con che posizione praticamente?
DICH. -
Di capo. In quella affermazione: venite da me che non ci sono problemi o un capo o un contabile perche' più o meno... Un ruolo di vertice del locale.
P.M. - Quindi, le ha fatto capire che era il capo di Ventimiglia?
DICH. -
Era nel ruolo di vertice, che assumeva un ruolo di vertice. Se non era capo locale era un contabile.
P.M. - E se non era lui il capo che cosa avrebbe detto per esempio?
omissis
DICH. - Compà all'occorrenza ci siamo. E mi riferiva tipo, non lo so, in questo caso il nome del capo insomma.
P.M. - Le faceva il nome?
DICH. -Cioè del capo che attivava...
P.M. - Cioè rivolgetevi a?
DICH. - No, non rivolgetevi, andiamo da. Siamo attivi, andiamo da, c'è il compare così così.
P.M. - Ho capito! Invece la sua risposta era inequivocabile per lei?
DICH. - No,
proprio secca me l'ha detto: non ci sono problemi. Quando venite a disposizione. Però con la testa ha affermato sì. Quando io ho detto: "Ma siete attivi a Ventimiglia?" "A disposizione, quando venite, venite direttamente... "
omissis
P.M. - Lei all'epoca che cosa era come grado, come carica?
DICH. -
Io ero passato nella maggiore. Mi avevano dato la Santa e poi nel secondo anno mi avevano dato pure il vangelo.
P.M. - Ma
PALAMARA rispetto a lei era più importante, aveva una carica superiore, inferiore? L'ha capito lei?
DICH. -
Sì, sì. Lui ha un bel mazzo di cariche.

OLIVERIO riferiva quindi l'affare della cessione del mezzo chilo e del chilo di cocaina ad Egitto Agatino nel 2002, dietro sua intermediazione regolarmente compensata, da parte dei calabresi di Ventimiglia proprio a seguito dell'interessamento di PALAMARA che si era 'messo a disposizione'
DICH. - Io e la buonanima di Lorenzo Carbone. E ho detto: "Compà, ho un ragazzo, una persona che mi farebbe piacere dargli una mano. Visto che compare Antonio si è messo a disposizione e ha la possibilità... "
DICH.
- ... gli ho detto queste parole qua e lui ha detto: "Non ti preoccupare, mandami la persona - Egitto Agatino in questo caso - che gli mando l'imbasciata se lo possono favorire non ci sono problemi. "...
DICH. - Adesso precisamente non mi ricordo perché era appena entrato l'euro, parlavamo di dire, sui settantamila euro al chilo forse.
P.M. - Se qualcosa fosse andato storto lei l'avrebbe saputo?
DICH.
- Certo, è normale, ne risponderei io perché sono stato io a parlare per l'Egitto. A lui gliela hanno data per me.
P.M. -C'è stata una seconda occasione?
DICH. - C'è stato un successivo che c'hanno dato una volta un chilo mi sembra.

OLIVERIO illustrava quindi l'affare di Mentone intorno al 2006 relativo ad ingente fornitura di cocaina dal Sudamerica via Spagna, concluso con il pregiudicato latitante TAGLIAMENTO che lavorava con i calabresi della zona di Ventimiglia: egli era tenuto a mandare ambasciata a PALAMARA, e chiedendo a Dambra Savino di essere posto in contatto con gli 'ndranghetisti della zona, incontrava dapprima i fratelli PELLEGRINO Maurizio e Roberto, quindi a livello più elevato MARCIANO' Giuseppe, il quale per gli affari di droga lo rimandava comunque a PALAMARA.
DICH. - Mi parlava di cinquanta, cento chili che lavoravano insieme ai miei paesani, in questo caso i calabresi che erano nella zona di Ventimiglia, Bordighera, Sanremo, quelle zone là.
DICH. - Sì, in base alle parole che mi disse
il napoletano, il TAGLIAMENTO, per non passare in trascuranza a livello 'ndranghetistico che mi potevano fare un richiamo ... Sapendo già che a Ventimiglia c'era un locale attivo detto, come ho spiegato fino adesso, già da Antonio PALAMARA, che faccio? Quando rientro a Sanremo gli dico a Savino (non era attivo come 'ndranghetista ma che era un contrasto onorato -): "Ma sei in buon rapporto con gli amici?" "...ma avete la bontà, voi riuscite a farmi mettere in contatto con gli amici nostri della zona?" La mattina successiva ... Mi fa: "Compà usciamo che ci sono degli amici nostri. " Avevi chiesto di incontrare con loro e ci sono. Usciamo e nella zona dove abitava lui, un po' più in basso c'era un bar e siamo stati lì due minuti. Si presentarono un certo Maurizio PELLEGRINO e un certo Roberto, due fratelli PELLEGRINO si presentarono...
omissis
DICH. - ...Mi sposto con Savino e dico: "... Ma si ferma così il discorso? Dobbiamo parlare con loro! È tutto a posto?" Ma l'ho fatto tipo per provarlo perché io lo so che l'imbasciata sicuramente la mandavo direttamente ad Antonio in questo caso perché lo conoscevo di più degli altri. Dice: "No, no!"
T. - Quando dice
Antonio, dice Antonio PALAMARA?
DICH. -
Mi riferisco ad Antonio PALAMARA. Dice: "No perché il pomeriggio ti vuole incontrare pure, ho parlato con un certo zio Peppino" Dico: "Chi è questo zio Peppino?" "Zio Peppino Marciano"
P.M. -
Zio che vuol dire?
DICH. - In gergo 'ndranghetistico della zona, quando una persona è più, a livello calabrese è un segno di rispetto per una persona anziana,
a livello 'ndranghetistico è un punto di riferimento dovuto ad un persona che assume un ruolo di vertice di un locale. Anche a me che avevo quaranta anni mi chiamavano zio, magari, persone di cinquanta anni. Proprio per questo motivo qua a livello 'ndranghetistico. E va bene. Ce ne andammo. Nel pomeriggio, non ricordo bene l'ora, ci spostiamo con la macchina nelle alture di Sanremo, ...si presenta una persona anziana con un ragazzo più giovane di cui si è presentato come Peppino MARCIANO'.
P.M. -E l'altro?
DICH. - E l'altro era il figlio,
Vincenzo si chiamava. Aveva accompagnato il padre praticamente. Parlammo e la stessa cosa che avevo detto ai PELLEGRINO la mattina gli dispongo questo discorso qua al Peppino MARCIANO'. Il Peppino MARCIANO' mi ha detto: "Non ce ne sono problemi! Comunque vedi di mandare l'imbasciata al compare Antonio come hai detto -che l'avevo anticipato pure io- perché io personalmente non mi occupo del traffico e dello spaccio della droga in quanto io mi occupo di altre cose.
P.M. - Gliele ha dette quali?
DICH. - No, non siamo entrati in merito nei dettagli, però non c'era bisogno perché un'organizzazione mafiosa, in un locale, non è che c'è solo l'attività. C'è chi, come
Angelo, si occupava dello spaccio, io mi occupavo per l'imprenditoria, un altro per la ristorazione, un altro per il riciclaggio, un altro per tenere i contatti con ipolitici. Come vi ho spiegato prima la struttura.
P.M. - Certo!
DICH. - Quindi, non è che automaticamente sono dovuto, come 'ndranghetista, a chiedere di che cosa ti occupi.
P.M. - Non glielo ha detto.
DICH - No. Però mi ha detto: "
Di queste cose se ne occupa il compare Antonio e altri" omissis
DICH - Sì, zio Peppino era al vertice come poteva essere Antonio PALAMARA, poteva essere o il capo locale o il contabile. Lo stesso discorso. Era uno al vertice del locale attivo di Ventimiglia.
P.M. - Ma non c'è stato bisogno o c'è stato se c'è stata qualche frase di rito o qualche presentazione specifica per cui lei è riuscito a capire?
DICH. - Io presentandomi, a livello 'ndranghetistico se io mi presento ad un appuntamento con un altro 'ndranghetista, mentre facciamo il discorso gli dico, mi presento come capo e io gli dico: "Guarda che sul fatto del traffico dello spaccio, del traffico della droga se ne occupa compare Antonio e altri, però qualunque cosa avete bisogno a disposizione, siamo a disposizione". Automaticamente già che io mi presento all'appuntamento, già lì si intende che è un personaggio di vertice. Però diciamo che noi, come vi ho detto anche prima, nel nostro linguaggio abbiamo modo di capirci.
P.M. - Lui ha fatto qualche affermazione o qualche gesto per farglielo capire la posizione oltre a questo?
DICH. - Adesso precisamente non mi ricordo le parole di cui abbiamo parlato quel giorno, però è sotto forma che lui era a capo diciamo.
P.M. - Lei, ovviamente, si è presentato come capo di un locale, di Belvedere Spinello, posizione di vertice anche in Lombardia. Il rapporto era da pari a pari oppure era da sovraordinato o sottordinato? Come era?
DICH. - Da pari a pari perché se io la mattina avevo incontrato a quelli che non era sufficiente l'incontro con quelli e che dovevo parlare con zio, era sottinteso questo che era da pari a pari.
omissis
DICH. - Esatto. Invece mi ha detto: "Mandatecelo lo stesso, ci parlerò io. " Come per dire: "separlo io non c'è... ". Però se voi avete possibilità mandatecela uguale l'imbasciata a compare Antonio. Però automaticamente se io la mattina mi incontro con due 'ndranghetisti e successivamente al pomeriggio mi devo incontrare con un 'altra persona perché dovevo dire che era il responsabile, era uno dei responsabili, era una cosa automatica. Non so come posso esprimermi.
P.M. - No, no, per me è stato chiarissimo.
DICH. - Come posso esprimermi per farmi capire meglio. Era già sottinteso che io dovevo incontrare una figura più...
P.M. - Certo! Arriviamo...
DICH – Una figura al vertice del locale, che dovevo incontrare una figura al vertice del locale che poteva essere un capo locale, un contabile o un capo società. Però in questo caso è venuto proprio il responsabile, (udienza 16/01/14 - pg. 71 - 78 - 99 – 103)»

Nei verbali – non secretati - delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco OLIVERIO si acquisiscono ancora ulteriori elementi e particolari, alcuni dei quali ripresi nella Sentenza, che in parte abbiamo già esaminato per quanto di interesse. Di seguito alcuni estratti, così da dettagliare ulteriormente:

- dal Verbale del 22 luglio 2013

ADR: sono a conoscenza di vicende relative ai locali della Liguria per vari motivi.
ADR: so che in Liguria ci sono almeno l0 o l5 locali. Ricordo di averlo saputo nel periodo dell'omicidio Novella avvenuto a San Vittore Olona a Milano, da Rocco ASCIONE di Rosarno attivo nel locale di Bollate nonché da Pasquale VARCA di lsola di capo Rizzuto capo locale di Erba (CO).
ADR: almeno sino al 2011 il capo locale di Ventimiglia era Antonio PALAMARA, mentre il contabile era MARCIANO' Giuseppe' detto compare Pippino titolare di un Ristorante a Ventimiglia in cui ho anche mangiato. Da quando ho iniziato a collaborare non ho più avuto notizie.
ADR: ho conosciuto Antonio PALAMARA nel carcere della Vallette a Torino ove sono stato rinchiuso dal l999 al gennaio 2004. Io ero alla sesta sezione lui era al piano sottostante credo alla seconda. Ci vedevamo durante l'ora d'aria grazie alla compiacenza di qualche agente
ADR: PALAMARA mi disse che era detenuto per droga ed in particolare per aver ceduto cocaina ad un giovane di nome PELLE.
ADR: di PALAMARA mi aveva parlato altresì suo cugino Lorenzo CARBONE, di Leini (To) un mio amico da tempo deceduto. Proprio tramite Lorenzo un paio di volte ho trafficato con PALAMARA. Mi venne a trovare in carcere tale Egitto Agatino un impresario edile originario di Misterbianco (CT) e residente a Rho il quale mi chiese se potevo trovargli della cocaina poiché aveva bisogno di lavorare. Io gli risposi di mettersi in contatto con Lorenzo CARBONE. successivamente Egitto mi disse che tramite CARBONE PALAMARA gli aveva fornito una volta mezzo chilo ed un'altra volta circa un chilo di cocaina».

«ADR: le mie conoscenze dei fatti liguri derivano altresì da OLIVERIAngelo che come detto faceva parte della 'ndrina di Rho. Non ricordo esattamente quando lui enrtò a far parte della ndrina'. Posso ricollegare il suo ingresso quando, uscito dal carcere di Torino ove richiuso in un periodo concomitante alla mia carcerazione, si è trasferito nella provincia di Como, mi pare a Gerenzano».

«ADR: ultimamente, nel 2010 e 2011, ho saputo da Angelo OLIVERI che i fratelli PELLEGRINO avevano avuto dei contrasti con PALAMARA e MARCIANO'. Io stesso avevo compreso dai suoi discorsi che non li nominava più come in precedenza
ADR: Angelo mi anche detto che era intenzione dei fratelli PELLEGRINO staccarsi dal “locale" di Ventimiglia per attivarne uno autonomo in Bordighera.
ADR: non so se ció sia effettivamente accaduto
ADR: in teoria per staccarsi dal “locale” di Ventimiglia i PELLEGRINO avrebbero dovuto avere il permesso dal “locale”. In casi del genere è necessario il parere del capo locale, del contabile e del capo società.
ADR: è ovvio che per il timore delle indagini si evita di fare delle riunioni formali per timore delle indagini; il più delle volte si fanno circolare delle "ambasciate'' tramite persone vicine agli affiliati.»

- dal Verbale del 30 luglio 2013

«Proprio per la mia posizione potevo venire a conoscenza e venivo informato delle vicende di 'ndrangheta anche relative ad altri locali
Come ho già detto furono Rocco ASCONE e Pasquale VARCA a parlarmi della 'ndrangheta in Liguria confermando notizie di cui avevo già conoscenza nel 1999-2000, durante la mia detenzione presso il Carcere di Torino, periodo in cui come ho detto ho conosciuto Antonio PALAMARA.
[…]
ADR Altro motivo di conoscenza deriva dal fatto che per pochi giorni, compresi tra il 1999 ed il 2001, non vorrei sbagliare, sono stato detenuto alle Vallette di Torino unitamente ad Antonio PALAMARA. Era comunque sicuramente prima del 2002 poiché in quell'anno ho avuto i permessi ed andavo a trovare suo cugino CARBONE Lorenzo che era detenuto alle Vallette nel periodo in cui c'era PALAMARA.
Come detto in precedenza pur essendo rinchiusi in sezioni diverse con la compiacenza di agenti della penitenziaria, io e PALAMARA abbiamo avuto modo di parlare assieme nelle ore d'aria.
Lui non mi ha detto nulla di preciso, anche perché i veri 'ndranghetisti sono umili e non hanno bisogno di vantarsi per affermare la loro autorità. Tra 'ndranghetisti si parla in codice o mediante allusioni, ad esempio bastano poche parole per comprendere la carica e la funzione. Se uno dei due ha una carica superiore il discorso si blocca e l'altro lo riverisce.
Quando PALAMARA è giunto alle Vallette io ero già detenuto. La notizia è immediatamente arrivata dalla matricola come di solito accade nel caso di nuovi ingressi di 'ndranghetisti. Io all'epoca avevo la possibilità di muovermi agevolmente nel carcere e in questi casi mi occupavo di portare ai nuovi arrivati “beni di conforto”, dalle stecche di sigarette, all'acqua, alla macchinetta del caffè. Inoltre nei primi giorni di carcerazione mi occupavo anche di cucinare per loro.
PALAMARA me lo ha presentato CARBONE Lorenzo. Lui disse: questo è compare Ciccio un amico nostro della provincia di Crotone... questo mio cugino Antonio PALAMARA.
Io dissi compare Antonio, se è lecito “dove siete”? Lui rispose a Ventimiglia. Io allora chiesi compare attivate a Ventimiglia? Come per dire è attivo il locale a Ventimiglia? Lui disse compare, siamo a disposizione, se capitate li venite da me... qualunque cosa a disposizione. Non c'era bisogno di dire altro. Con queste poche parole mi aveva detto chiaramente che era il capo di Ventimiglia.
A dire il vero per le presentazioni vi sarebbe un rito specifico nel corso del quale dovrebbero essere nominate le rispettive copiate e le rispettive cariche. Ciò anche per comprendere se si sta dicendo il vero. Tuttavia per sicurezza ed evitare di essere ascoltati ormai il tutto è ridotto a poche parole come sopra specificato. Per questo motivo sono venute meno le riunioni di 'ndrangheta che una volta avvenivano. Ogni sabato nonché in ambasciate a catena ed ai funerali e matrimoni vengono mandati gli incensurati.
PALAMARA è rimasto alle Vallette per pochi giorni quindi non abbiamo avuto modo di parlare in altre occasioni.»

«Sapevo che PALAMARA si occupava anche di stupefacenti. Se non ricordo male lui era infatti detenuto per droga Anzi lui stesso mi disse che lo avevano arrestato poiché aveva ceduto della cocaina ad un giovane di nome Peppe PELLE, peraltro detenuto nello stesso blocco. Ed infatti qualche tempo prima di PALAMARA era giunto presso il carcere anche tale PELLE Giuseppe.
PELLE mi raccontò che lo avevano arrestato poiché stava trasportando a Torino circa due chili di cocaina che aveva preso a Ventimiglia proprio da PALAMARA. [...]»

Ecco, PALAMARA Antonio è stato assolto nella Sentenza da Corte di Appello di Genova che, così, ha cancellato la condanna a 14 anni di reclusione per 416 BIS e ne ha ordinato la scarcerazione.

Il PALAMARA, questo PALAMARA, è ora tornato libero. Libero di circolare e gestire la struttura 'ndranghetista come se nulla fosse. In attesa della Cassazione, la comunità può fare molto. La comunità infatti non ha necessità di un dispositivo di Sentenza di condanna definitiva per isolare e disprezzare un soggetto come il PALAMARA, i suoi cumpari (familiari e non). Lo può fare quotidianamente, isolandolo e privandolo del saluto.
E' il rispetto della dignità ed il senso della civile covivenza che dovrebbe imporre a chiunque di rifiutare ogni rispetto ad un soggetto quale PALAMARA Antonio ed a tutta la sua cerchia di luntruni 'ndranghetisti. Personaggi come il PALAMARA sono forti nel momento in cui hanno consenso sociale che gli attribuisce autorevolezza e potere, se isolati e - quando serve - segnalati e denunciati, il suo, il loro, potere evapora e le loro minacce ed intimidazioni cadono nel vuoto.


[la prossima puntata sarà sui PELLEGRINO-BARILARO]

CdL / Ninin