Ambiente16 luglio 2016 08:51

Maersk: la legge è rispettata?

Abbiamo chiesto lumi all'Avvocato Marco Grondacci sul pasticciaccio Maersk. Bonifica sì o manco quella? Ecco cosa ci ha risposto

Maersk: la legge è rispettata?

“Rispondo in relazione alla questione della mancata bonifica dando per scontato che i limiti degli inquinanti rilevati ad oggi superino i limiti di legge e quindi l'area sia comunque da mettere in sicurezza se non da bonificare (pensiamo che sia il nostro caso, dopo aver ascoltato i pareri espressi nell'ambito dell'inchiesta pubblica, ndr). Intanto occorre a premessa ricordare che la procedura di VIA sotto il profilo prima di tutto istruttorio (discrezionalità tecnica di competenza del Comitato VIA regionale) deve rispettare i seguenti principi:

1. specificità del sito, quindi considerare il contesto, un’area fortemente inquinata

2. tutela della salute dei cittadini interessati. In particolare, secondo l'ultima evoluzione della Direttiva UE in materia di VIA anche i potenziali rischi per la salute determinati dai caratteri del progetto, una volta confermati, verranno presi in considerazione per verificare la significatività e quindi anche la dimensione degli impatti del progetto in rapporto:

2.1. alla estensione ed intensità dell’impatto

2.2. alla probabilità dell’impatto

2.3. alla insorgenza, durata, frequenza e reversibilità dell’impatto

2.4. al cumulo tra l’impatto del progetto con altri progetti esistenti e approvati

2.5. alla possibilità di ridurre l’impatto

3. limitato impatto cumulativo con altre fonti inquinanti. Risulta chiara la presenza a tutt’oggi di altre pesanti fonti di inquinamento nell’area.

Questi principi rilevano anche in relazione al rapporto tra inquinamento di un sito e relativa necessaria bonifica con progetti che insistendo sul sito sono anche sottoposti a VIA. Si veda in tal senso il Tar Lombardia (BS), Sez. I, n. 1020, del 29 luglio 2015 secondo il quale: "La presenza di inquinanti nel suolo e nelle acque sotterranee non impedisce la formulazione di un giudizio di VIA favorevole e neppure il rilascio dell’AIA, ma impone di integrare il progetto con un piano di caratterizzazione e con un progetto di bonifica.”...

Ecco, se la prima parte di questa motivazione gioca a favore della Maersk, la seconda se correttamente applicata invece no...

Voglio dire che al di la degli aspetti procedurali (prima avvio bonifica poi la VIA o viceversa) conta la istruttoria di VIA e quindi in primo luogo i documenti tecnici allegati al progetto in questione, a cominciare dal SIA ,che devono fondarsi prima di tutto sulla conoscenza della situazione reale dell’ambito territoriale interessato. Questi sono infatti i dati su cui si fonderà il giudizio di VIA finale.

In sostanza si deve avviare la procedura di VIA ma in contemporanea con la bonifica, nel senso che i documenti di VIA devono essere accompagnati anche dagli indirizzi di bonifica che poi troveranno la loro compiuta definizione nell'Autorizzazione finale

Perché nella VIA si valuta la compatibilità del sito, non solo quello perimetrato dal progetto peraltro ma anche quello che c'è intorno, eventuali aree inquinate comprese. Se ci sono aree inquinate scattano obblighi di legge precisi: caratterizzazione, analisi di rischio e progetto di messa in sicurezza e/o bonifica. Si vedano i criteri per lo svolgimento della analisi di rischio dell'allegato I titolo V Parte IV del DLGS 152/2006. Secondo questo allegato l’analisi del rischio (cioè l’istruttoria utile per capire il livello/diffusione dell’inquinamento e quindi il tipo di attività di bonifica da svolgere) dipende prima di tutto dalle modalità di diffusione degli inquinanti nell’area interessata dal sito da bonificare.

Quindi non è indispensabile svolgere la bonifica prima della VIA proceduralmente ma il fatto che il progetto di Piattaforma insista in un area inquinata e considerati i dragaggi che dovranno essere svolti per realizzare l’opera rilevano ai fini della istruttoria della VIA sotto due profili:

1. Un profilo di improcedibilità se, risultando l’area inquinata, non sono stati presentati insieme con i documenti di VIA quelli che ho elencato sopra relativamente alla bonifica

    2. Un profilo di merito istruttorio nel senso che la presenza di inquinanti significativi costituisce fattore di impatto significativo (anche cumulativo) al fine della valutazione della compatibilità del progetto con il sito scelto, e comunque al fine di predisporre adeguate prescrizioni:

    - sia sotto il profilo della mitigazione degli impatti potenziali dalla attività di cantiere: vedi dispersione degli inquinanti nelle aree limitrofe,

    - sia sotto il profilo della necessità di modificare il progetto se non si garantisce la riduzione degli inquinanti presenti nell’area in rapporto alla sua destinazione. Ovviamente dai documenti presentati in sede di procedura di VIA la documentazione sulle bonifiche dell'area non è stata presentata.”

Insomma, i casi sono due: se l'area risultasse inquinata (ma chi lo controlla?) non si potrà perseverare nel folle progetto se manca la documentazione sulla bonifica; oppure bisognerà modificarlo, per attenuare i danni.

Qualcuno leggerà queste parole e agirà di conseguenza?


E a quanto pare abbiamo un'altra chicca, proprio di ieri, che sembra fatta apposta per le lobbies di Cociv (Terzo valico), Autostrade e cavatori vari. Insomma per permettere la TAV, il Terzo valico e tutte le cosiddette “grandi opere” senza procurare troppa fatica ai costruttori, ma di cui anche Maersk e il “povero” Alessandro Mazzi potranno giovarsi.

Il Governo vara il nuovo regolamento sulla “Gestione semplificata terre e rocce da scavo”: nel contesto di una normativa tutta italiana, che già contraddice sia il testo unico ambientale che la direttiva europea sui rifiuti.

Il nuovo regolamento prevede una semplificazione delle procedure, anche con meccanismi in grado di superare eventuali situazioni di inerzia da parte degli uffici pubblici, e procedure più veloci per attestare che le terre e rocce da scavo soddisfano i requisiti stabiliti dalle norme europee e nazionali per essere qualificate come sottoprodotti e non come rifiuti. Quindi, controlli molto più laschi & loschi, a quanto pare.

Sono stati eliminati i paletti sull'amianto che avrebbero rischiato di bloccare quelle grandi opere, come il Terzo valico o la Tav, collocate nelle aree in cui sono naturalmente alti i livelli di amianto, come la Liguria o il Piemonte.

La versione precedente del testo imponeva ai siti con la presenza di più di una fibra di amianto all’interno dello scavo, in una parte di roccia, di smaltirlo in loco o di trattarlo come rifiuto pericoloso. Ma naturalmente ciò non conviene ai grandi costruttori, che non hanno intenzione di sciupar soldi in smaltimento.

Il riempimento della piattaforma sarà quindi molto più semplice per la Grandi Lavori FINCOSIT, e molto meno controllato, a quanto par di capire; col solito sprezzo per la salute pubblica.

Per una città che vuole dirsi “turistica”, mica male.

Sul regolamento terre e rocce di scavo l'Avv. Grondacci ha scritto recentemente qui: notedimarcogrondacci.blogspot.it/2016/07/ex-cava-brina-santo-stefano-magra.html

Ninin

Ti potrebbero interessare anche:

Le notizie di NININ