Ambientedomenica 19 marzo 2017 08:18

Ancora: se un milione e mezzo di morti vi sembran pochi

Mentre l'Italia subisce rassegnata lo spettacolo sempre più desolante offerto dalla politica nazionale, il nuovo rapporto WWF sui cambiamenti climatici segnala rischi spaventosi per i Paesi mediterranei, Belpaese in testa

Malnutrizione, malaria, malattie respiratorie e cardiovascolari, disturbi psichici. E morti. A causarli siamo noi. È il conto che ci presenta il pianeta per non aver curato la sua salute. I cambiamenti climatici, con le ondate di calore, gli eventi meteorologici estremi come alluvioni e siccità aumentano i rischi per la salute e il benessere umano e, secondo un nuovo studio del WWF, i paesi del Mediterraneo, Italia in testa, sono tra quelli che rischiano di più.

Dall'aumento delle temperature all'innalzamento del livello del mare, fino alla riduzione dei ghiacciai alpini e alle alluvioni, le ripercussioni sul rendimento dei raccolti, sulla perdita di biodiversità e sulla salute umana sono già visibili, ma «se verrà superata la soglia di 1,5°C stabilita dall’accordo di Parigi alcune zone del Mediterraneo e del Medio Oriente potrebbero sperimentare temperature superiori a 50°C per molti giorni l’anno, rischiando così di diventare inabitabili».

L'AUMENTO DELLE TEMPERATURE

Stando alle previsioni elaborate dallo studio, le ondate di calore in quest’area potrebbero passare dai 16 giorni di media del 2005 agli 80-120 nel 2050 superando i 200 a fine secolo.

Le temperature estremamente alte contribuiscono direttamente alle morti per malattie cardiovascolari e respiratorie, specie nella popolazione anziana. Nel 2003 in Europa, per esempio, sono state registrate 70 mila morti oltre la media e, in base a un rapporto di ISPRA, le ondate di calore causano in Italia in media un incremento del 20-30 per cento della mortalità giornaliera nella fascia di età sopra i 75 anni.

AUMENTANO LE ALLUVIONI

I livelli di ozono e altri inquinanti si innalzano di pari passo con il livello della temperatura, così come quello di pollini e altri allergeni, esacerbando le malattie respiratorie e favorendo la diffusione dell’asma che già colpisce circa 300 milioni di persone al mondo. 

Inondazioni frequenti e intense dovute a precipitazioni estreme contaminano le riserve di acqua dolce, creando terreno fertile per insetti portatori di malattie come le zanzare. Basti considerare che la malaria, che ogni anno uccide 600mila persone, soprattutto bambini, si sta estendendo verso il Mediterraneo.

IL RISCALDAMENTO DEL MAR MEDITERRANEO

A livello globale, il numero di disastri legati al clima è più che triplicato dal 1960. Ogni anno, questi disastri si traducono in oltre 60 mila morti, principalmente nei paesi in via di sviluppo. Comunità e popolazioni costrette a migrare per non andare incontro alla morte.

Le variazioni delle precipitazioni rischiano di diminuire la produzione di alimenti di base in molte delle regioni più povere, aumentando malnutrizione e denutrizione, che già oggi provocano oltre 3 milioni di morti ogni anno. A questo va aggiunto l’innalzamento del livello del mare che provoca la distruzione di case, strutture sanitarie e altri servizi essenziali. Un danno enorme, considerando che più della metà della popolazione mondiale vive entro 60 km dalla costa.

Tra il 2030 e il 2050, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, il cambiamento climatico potrebbe causare circa 250 mila ulteriori morti l'anno e il costo dei danni diretti per la salute, tra appena quindici anni, è stimato tra 2 e i 4 miliardi di dollari. Già ora ogni anno oltre 12 milioni di persone muoiono a causa all’inquinamento ambientale. Una persona su quattro.

Solo in Europa l’esposizione a fattori di rischio ambientale è costata la vita a 1,4 milioni di persone, determinando l’insorgenza di più di cento malattie. Un costo in termini di vite che si va aggiungere alle perdite economiche. Secondo gli scienziati dell’Agenzia europea per l’ambiente, dal 1980 al 2013, gli eventi estremi hanno pesato per 393 miliardi di euro, pari a 710 euro pro capite. La maglia nera del Vecchio Continente è per la Germania (78,7 miliardi), seguita dall'Italia (59,6 miliardi).

«Servono azioni concrete a cominciare dal prossimo G7 che deve sancire la volontà di accelerare l’attuazione dell’Accordo di Parigi. E’ importante che il G7 Salute affronti il tema perché è necessario integrare i rischi dovuti al cambiamento climatico nei sistemi sanitari pubblici», spiega Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia.

Malattie e morti che potrebbero essere evitate grazie a una migliore gestione dell’ambiente e a finanziamenti internazionali per il clima dedicati a progetti per la salute.  

Per la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi «il cambiamento climatico ha volti e impatti diversi in ogni angolo del pianeta, ma la realtà è uguale per tutti: il momento per cambiare il clima che cambia è ora. E’ una sfida che centinaia di milioni di persone in tutto il mondo hanno compreso e il 25 marzo, in occasione di Earth Hourhttp://www.oradellaterra.org, questo grande movimento globale per il clima farà sentire la propria voce». Perché agli accordi e agli impegni, ora, devono seguire i fatti.



F. Bulfon per L'Espresso

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