Newsvenerdì 21 aprile 2017 14:38

Sanità: una storia di quotidiana follia

Emergenza o non emergenza? Nel rimpallo, arrangiati. In fondo si tratta solo di un foro aperto nell’addome di una persona

Ad una persona con disfagia, causata da ischemia, viene collocata una PEG per garantire l’assunzione di nutrizione e liquidi. Per chi non sapesse di cosa si sta parlando, la PEG è un sondino inserito direttamente nello stomaco attraverso un foro nell’addome. Per un primo periodo viene garantita l’assistenza infermieristica domiciliare della ASL per effettuare le periodiche medicazioni necessarie per evitare infezioni (in casi normali due volte la settimana inizialmente e poi, se non vi sono problemi, una volta la settimana). Dopo alcuni mesi però tale assistenza cessa. La persona con la PEG deve arrangiarsi. Se ha qualcuno vicino, questo viene “educato” durante il periodo di assistenza perché dovrà procedere da solo, anche se è un profano che, ovviamente, non è in grado di comprendere se vada tutto bene o ci siano “segni” di problemi.

Se non si ha nessuno, o si fa da soli oppure ti arrangi. Se la persona non ha disponibilità economiche, perché magari non gli è stato riconosciuta invalidità o accompagnamento (anche se non autosufficiente) non conta.

L’ASL ha il compito di “educare” alla medicazione, non di seguire costantemente la persona che necessità di assistenza, è un ritornello che ti spiegano e ripetono.

Il fatto che una periodica assistenza di qualche minuto alla settimana possa evitare problemi più gravi (e quindi anche costi per il sistema sanitario) non risulta rilevante per chi impartisce le direttiva nella gestione dell’ASL.

Passa un anno ed arriva una complicazione. Vi è un’infiammazione importante, con forti dolori, per cui si deve procedere alla rimozione della PEG. Ci si reca al Pronto Soccorso e si comunica la situazione, e che il Reparto che ha collocato la PEG è stato già allertato telefonicamente e che è pronto ad intervenire (come sempre, tempestivamente e con assoluta professionalità, ha fatto per varie problematiche propostesi durante l’anno passato). Al Pronto Soccorso ti rispondono: stia tranquillo. E tu tranquillo stai, sdraiato ed immobile per i dolori che si propongono ad ogni minimo movimento. Vedi che il pomeriggio passa e si avvicina la sera (e la sera le sale d’intervento del Reparto chiudono sino alla mattina seguente).

Arriva la sera, senza alcun intervento, nemmeno per alleviare il dolore, e vi è il cambio turno. Di lì si smuove qualcosa. Quando effettuano la visita, la PEG si è staccata da sola e viene via. Ti dicono: a quest’ora però al Reparto non c’è più nessuno. Procedono a fare la radiografia dell’addome, dopo aver effettuato gli esami del sangue che confermavano l’infiammazione. Quindi medicazione e dimissione con affidamento al medico curante per riattivazione dell’assistenza infermieristica domiciliare necessaria per le medicazioni e verifiche del decorso.

La mattina dopo si contatta, per sicurezza, il Reparto che aveva collocato PEG (e garantito, nell’anno passato, massima disponibilità negli interventi necessari), ma ormai, essendo stata “refertata” dal Pronto Soccorso la “rimozione PEG”, non hanno più alcuna competenza per intervenire e non possono nemmeno intervenire: la PEG di loro competenza risulta infatti essere stata rimossa dal Pronto Soccorso.

Il medico curante, nel frattempo, procede nel disporre le terapie necessarie per prevenire possibili infezioni e per contrastare l’infiammazione, oltre all’intervento per (ri)attivare l’assistenza infermieristica domiciliare dell’ASL per le necessarie medicazioni e valutazioni su quel “foro” aperto nell’addome della persona. L’assistenza infermieristica dell’ASL però non è che scatti subito…

Non conta che fosse già stata disposta l’assistenza domiciliare per la PEG; ormai quella pratica è stata “chiusa” con l’educazione alla medicazione di chi poteva assistere la paziente e quindi si deve ripartire da capo...

Così, essendo un venerdì ed essendo in prossimità del “ponte” del 25 aprile, si contatta il coordinamento dell’assistenza infermieristica domiciliare della ASL per assicurarsi che una volta arrivata la richiesta di (ri)attivazione dal medico curante vi sia un intervento tempestivo per medicare e verificare quel foro aperto nell’addome della persona.

Qui la sorpresa: una volta (ri)attivato il servizio passerà una settimana prima che venga effettuata la prima medicazione e verifica da parte dell’ASL per quel “foro” aperto sull’addome della persona.

Per il servizio domiciliare ASL l’intervento prima di una settimana risulta un'“emergenza” e quindi non di loro competenza.

Ma se al Pronto Soccorso hanno detto che non è più emergenza come si fa? Ti arrangi, in fondo si tratta solo di un foro aperto nell’addome di una persona, ovvero una situazione che ad ogni evidenza può portare complicazioni e che certamente un profano non può valutare e medicare senza rischiare di fare danni. Ma tra chi dice che è “emergenza” e chi “non è emergenza”, la soluzione è una soltanto: cavoli tuoi!

Un (molto) “paziente” dell'ASL genovese

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