Mezza politicavenerdì 16 giugno 2017 18:34

Il Sindaco dell'audience

Per quattro mesi il candidato sindaco di Lega e Fratelli d'Italia - ex autore delle Iene - si è fatto seguire da un cameraman di Mediaset che ha filmato ogni singolo istante della campagna elettorale palermitana: gli incontri con i cittadini, ma anche quelli con Salvini e Meloni, e anche i vari summit - privati e pubblici - con gli altri candidati. "Non era un bluff, ho documentato la mia esperienza con la collaborazione di Davide Parenti (autore delle Iene, ndr) e Claudio Canepari". I leader di Lega e Fdi infuriati annunciano querele. Il tutto, sembrerebbe, allo scopo di girare un docu – film che dovrebbe avere il titolo "Ismaele La Vardera – Il Sindaco"

 

Come si può commentare un fatto del genere?

Prima di tutto è necessario, al di là di quelli che potranno essere i risvolti successivi, non far passare l’episodio sotto silenzio.

E’ necessario riflettere sul senso complessivo di una vicenda del genere, in particolare in tempi nei quali il tema della concezione stessa di quella che è stata definita la democrazia liberale è posto in grande discussione nell’evidenziarsi di una contraddizione stridente tra un potere esercitato sempre più “verticalmente” attraverso gli strumenti mediatici e un’organizzazione sociale disposta orizzontalmente e sostanzialmente refrattaria e indefinita rispetto alle caratterizzazioni presentate dagli schieramenti politici.

Da più parti ci s’interroga su una previsione di futuro incentrata sul ritorno a meccanismi di tipo quasi assolutistico al fine di riuscire a esercitare l’esercizio del comando politico (non a caso, per esempio, l’elezione di Macron in Francia è stata paragonata quasi a un’investitura di tipo monarchico).

Un ritorno all’indietro che sarebbe favorito proprio dall’affermazione (ormai in atto da molti anni) di quella che è stata definita “politica –spettacolo” basata sulla piena affermazione di quello che è stato banalmente definito “apparire in luogo dell’essere”.

“Politica spettacolo” intrecciata alla cosiddetta “Democrazia del Pubblico”: nella quale tutti gli atti e le scelte politiche sono adottato attraverso il dialogo diretto, privo di intermediazioni, tra il Capo e la Folla (è roba antica: 1895, Le Bon “La psicologia delle folle”; 1975, Mosse “La nazionalizzazione delle masse”).

Manin riassume così la “Democrazia del Pubblico”: “La politica ingloba la forza mimetica di un’arte manipolatoria che suscita un transfert di realtà. Si diffonde una “politica indiziale che anticipa i nostri desideri, la applaudiamo perché ci applaude”.

“Transfert di realtà” su cui puntano molti degli apprendisti stregoni che oggi si tramutano da “politici” al solo scopo di rimirarsi nello specchio della celebrità: l’Italia sta vivendo, da qualche anno e con la complicità compiacente di gran parte del mondo della comunicazione, proprio un abbaglio di questo tipo, un vero e proprio “Transfert di realtà”.

La Vardera si è impadronito di tutto questo e lo ha clamorosamente oltrepassato: un giudizio che ben si può formulare al di là delle sue intenzioni.

Ha trasformato una modesta campagna elettorale in Comune (sia pure di rilevanti dimensioni come Palermo) nella “lanterna magica” dell’esposizione di tutte le miserie che attraversano questi frangenti di faticosa, contraddittoria e anche un po’ umiliante ricerca del fuoco fatuo di un consenso che svanirà poi nell’alba della raccolta di un mucchietto di schede.

Per ironia della sorte ( o forse per un caso voluto: e sarebbe meglio così) La Vardera ha compiuto la sua operazione in nome di uno dei partiti più connotati ideologicamente tra quelli rimasti nel panorama politico italiano.

Un partito, Fratelli d’Italia, che rivendica ancora la distinzione tra destra e sinistra e si rifà a un passato. Chissà cosa avrà pensato qualche anziano fascista che continua a votare credendo nella continuità MSI – AN – Fratelli d’Italia. Omologo a qualche vecchio comunista che crede nella continuità PCI – PDS – PD (quei vecchi comunisti che hanno sempre pensato che le trasformazioni successive fossero state adottate in continuità con il credo tattico togliattiano e che il giorno della vittoria l’Unità pubblicando in prima pagina la foto di Stalin avrebbe titolato “Signori avevamo scherzato”).

Anche tutto questo bagaglio è stato impacchettato e messo in un film.

Un’onta, uno sfregio, un avvertimento? Difficile rispondere. Forse semplicemente un buon affare mediatico.

Certo c’è da guardarsi intorno e riflettere sullo stato dell’arte di questa democrazia sempre più in pericolo stretta tra il richiamo autoritario e lo sberleffo del ridicolo.

Franco Astengo

Ti potrebbero interessare anche:

Le notizie di NININ

giovedì 19 ottobre
mercoledì 18 ottobre
martedì 17 ottobre
lunedì 16 ottobre
(h. 12:40)
sabato 14 ottobre
venerdì 13 ottobre
giovedì 12 ottobre
mercoledì 11 ottobre