Inchiestelunedì 10 luglio 2017 07:57

Il porto di Genova crocevia dello smaltimento illegale di rifiuti pericolosi

Formalmente, quei container diretti in Centrafrica o in Asia trasportavano masserizie o piccoli mobili usati: poi, nascosti sotto la merce, rifiuti di ogni genere

Nell’ultimo anno e mezzo per gli ispettori dell’Agenzia delle dogane è diventata oramai una prassi quotidiana. Ad ogni verifica compiuta all’interno dei container diretti in Centro Africa o nell’Est Asia - che  - sempre la stessa, inquietante scoperta: ben nascosti sotto la merce, rifiuti speciali d’ogni genere. Oli esausti, batterie di auto o moto, contenitori con liquidi e sostanze pericolose e materiale elettrico in disuso. Molti di questi rifiuti, oltre a inquinare l’ambiente, sono nocivi per la salute. Per legge andrebbero smaltiti in Italia, seguendo regole ben precise. E soprattutto a tariffe stabilite. Invece, vengono caricati illecitamente all’interno dei container in partenza da Pra’. Un giro illegale che prevede la spedizione dei rifiuti pericolosi nei Paesi meno sviluppati dell’Africa e dell’Asia, vengono accumulati in discariche a cielo aperto, vere e proprie bombe ecologiche.

Per rendersi conto di quanto sia allarmante il fenomeno bastano pochi dati: tra il 2014 e il 2015, in città sono state sequestrate circa 6 tonnellate di rifiuti illeciti; negli ultimi diciotto mesi il trend è cresciuto in maniera allarmante: lo scorso anno gli agenti delle Dogane hanno trovato nascoste nei container 1.018 tonnellate e nei primi sei mesi del 2017 siamo già a quota 675, per un totale di circa 1.700 tonnellate.

Insomma, un vero e proprio boom che certifica una situazione sempre più preoccupante. «Abbiamo il timore - spiegano all’Agenzia delle Entrate - che il porto di Pra’ possa essere diventato una sorte di crocevia per questo genere di traffico. Per questo abbiamo aumentato i controlli».

E in questi ultimi mesi sono piovute decine di segnalazioni alla Procura della Repubblica. In alcuni casi, infatti, si è accertato che dietro alle spedizioni illegali c’erano piccoli imprenditori che a causa della crisi economica affidano al mercato nero questi derivati non potendo sostenere i costi economici dello smaltimento. Molti sono proprietari di imprese del Nord Italia ma in diversi casi nei guai sono anche finiti imprenditori di Genova e provincia. Una settantina di persone, in tutto, che devono rispondere del reato di traffico illecito di rifiuti.

Ma i “detective” della Dogana temono che dietro al business illegale ci siano vere e proprie organizzazioni criminali specializzate nello smaltimento. A Genova sono in corso diverse indagini, tutte in mano alla Direzione distrettuale antimafia. Un fenomeno confermato anche dal procuratore capo di Genova Francesco Cozzi: «Il dato sull’aumento dei traffici è anche frutto dell’incremento dei controlli. Dobbiamo impedire che rifiuti non trattati o non smaltiti lascino il territorio nazionale per finire in Paesi già in difficoltà e, soprattutto, che questo settore diventi un business che procura risorse alla malavita».

In questo ambito, comunque, le indagini non sono semplicissime. Se è piuttosto facile, infatti, risalire allo spedizioniere - quello che materialmente ha predisposto il container e lo ha inviato - più complicato è rintracciare chi c’è dietro a questi movimenti. I primi quasi sempre negano di essere a conoscenza del contenuto completo del carico. E questo, il più delle volte, rappresenta un grosso ostacolo all’attività investigativa.

Ma l’attività di controllo messa in atto dagli ispettori dell’Agenzia delle dogane 2 che hanno competenza sul porto di Pra’ e sull’aeroporto ha portato a scoprire altri giri illeciti e fenomeni decisamente preoccupanti.

ilsecoloxix.it

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