Cose bellegiovedì 03 agosto 2017 15:34

Diabete: l'aiuto degli amici a quattro zampe

È noto ormai da tempo che i cani, grazie al loro potente olfatto, sono in grado di percepire, attraverso saliva e sudore, le variazioni dell'odore caratteristiche dell'ipoglicemia e dell'iperglicemia. Debitamente addestrati quindi, sono in grado di dare l’allarme e permettere così alla persona con diabete di intervenire prontamente per correggere i valori

I cani per diabetici sono una realtà presente già da diversi anni nei Paesi anglosassoni, mentre in Italia pioniera di questo tipo di addestramento è Daniela Cardillo di Greendogs. Forte della sua lunga esperienza come addestratrice, si sta dedicando da qualche anno proprio ad insegnare ai cani non solo a percepire lo sbalzo glicemico del loro padrone ma anche ad avvisarlo tempestivamente attraverso specifici segnali.

Come ci ha raccontato di recente, "le famiglie stanno prendendo fiducia nel cane per diabetici e ho l’impressione che stiano cominciando a guardarlo con occhi diversi, più consapevoli.

Il cane da sempre è amico dell’uomo, ha lavorato al suo fianco per cacciare, per fare da guardia o da guida del bestiame, per difesa. Questo fido compagno ha avuto sempre un ruolo fondamentale per la sopravvivenza della nostra specie. Pensiamo per esempio ai cani da slitta per gli spostamenti altrimenti impossibili delle popolazioni nordiche. Oggi il cane per diabetici continua a fare quello che ha sempre fatto: aiutare l’uomo a vivere meglio, anche nella malattia".

Che cosa sente il cane?

Secondo recenti studi, quello che il cane riconosce è un odore particolare presente nel fiato e nella saliva della persona con diabete di tipo 1 durante l’arrivo dell’ipoglicemia. Non è quindi l’assenza dello zucchero nel sangue che attiva l’olfatto del cane, bensì qualche molecola che l’organismo mette in circolo per cercare di compensare l’assenza di zucchero.

Un addestramento mirato

Ovviamente, come per gli altri compiti che i cani svolgono per l’uomo (come i cani antidroga utilizzati in aeroporto o i cani bagnino per il salvataggio in mare) c’è bisogno di un addestramento specifico. Spiega ancora Daniela: "il cane deve imparare a riconoscere con l’olfatto quelle molecole particolari messe in circolo dalla persona con diabete di tipo 1 e segnalarne la presenza". Va da sé che il cane può avvisare la persona solo quando si trova nelle sue vicinanze e quindi ha la possibilità di sentire quell’odore particolare, per poterlo poi segnalare fisicamente.

Dare l'allarme

Dopo la percezione dell’odore, la fase importante dell’addestramento è appunto quella dell’allarme: il cane deve avvisare la persona con diabete o un suo familiare (per esempio i genitori nel caso di un bambino) con dei segnali precisi. I segnali più comuni che il cane può utilizzare sono: leccare le mani della persona, chiamare con la zampa sul braccio o sulla gamba, spingere con il muso la gamba, abbaiare, girare su se stesso o, per i cani di piccola taglia, saltare sulle ginocchia e magari leccare il viso. "Il tipo di segnale varia in base alle esigenze dell’animale e del paziente: l’importante è che si tratti di un segnale preciso, che la persona possa riconoscere immediatamente e senza alcun dubbio, in modo da poter procedere con i dovuti controlli.

Il cane sostituisce quindi il glucometro?

"Assolutamente no", chiarisce Daniela, “il cane non sostituisce il glucometro. Questo concetto deve essere molto chiaro, altrimenti si rischia di avere una visione distorta dell’aiuto che l’animale può dare. Il glucometro va sempre utilizzato nei modi e con le tempistiche indicate dal proprio medico. Nel caso in cui il cane dovesse avvisare per un’ipoglicemia in arrivo, allora il segnale permetterà alla persona con diabete di fare un controllo extra e mirato della propria glicemia. Se effettivamente si riscontra che il valore rilevato corrisponde a quello di allerta per il cane, allora il nostro amico avrà fatto un ottimo lavoro e sarà premiato. Daniela spiega che possono verificarsi anche false segnalazioni. Se ciò accade, è importante indagare a fondo per capirne il motivo e rendere quindi il lavoro del cane più efficiente ed efficace. "Non sempre si tratta di un errore del cane”, dice Daniela. "In alcuni casi potrebbe trattarsi di un’ipoglicemia che sta arrivando più lentamente del solito, oppure che il cane abbia percepito l’ipoglicemia di un’altra persona nelle vicinanze’’.

Da “Diabete oggi” II quadrim. 2017

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