Culturavenerdì 08 settembre 2017 18:10

Savona, 8 settembre 1943

Savona, come tutte le altre città d’Italia, non è sorpresa dal comunicato di armistizio che Badoglio, alle ore 19,45 dell’8 settembre 1943, lancia per radio alla nazione. Anzi è una notizia che attende con ansia fin dal momento in cui, quarantacinque giorni prima, è stata decretata la caduta del fascismo. Savona è stanca! La sua popolazione in questa guerra non ha mai creduto e se una parte di essa vi ha partecipato con convinzione, anche le sue speranze, ormai, sono andate deluse (da Badarello-De Vincenzi, “Savona insorge”)

Non tutti posseggono la radio e la notizia, allora, viene recata di porta in porta, anzi sono in molti a gridarla dal balcone di casa.

In Via Cesare Battisti, dove ha sede il Comando di un Nucleo militare provinciale, un folto gruppo di operai invoca, da alcuni ufficiali che ne sbarrano l’ingresso, la consegna delle armi.

Di fronte al diniego, si giunge anche alle mani. Più tardi, gli stessi operai fermano e arrestano una staffetta motociclista tedesca, che transita per quella strada.

In suo aiuto, poco dopo, giungono numerosi soldati germanici che occupano Via Cesare Battisti e l’attigua Piazza Mameli: alcuni manifestanti vengono fermati e la stazione ferroviaria è presidiata.

Mentre in città la catastrofe militare è giunta ormai al culmine, alla Capitaneria di Porto, il cui comando è affidato al livornese Tenente Colonnello Enrico Roni (ora Ammiraglio a riposo), uomo fermo e determinato nei propri principi, si lavora instancabilmente dalla sera precedente per impedire ai tedeschi di impadronirsi delle navi italiane che sono ancorate nelle acque del porto.

Il Comandante Roni è privo di ordini e conosce soltanto, attraverso la radio inglese, le istruzioni impartite dall’Ammiraglio britannico Cunningham: i tedeschi non devono impadronirsi della flotta italiana. Tutte le navi militari o mercantili che siano in condizioni di partire, lascino i porti e si dirigano su Malta; le altre si autoaffondino sul posto.

Pur aderendo idealmente, per la loro logicità, a quelle istruzioni, egli non può metterle in esecuzione senza la conferma del Governo italiano.

Deve, peraltro, giocare d’astuzia con il Comandante Smiths, un Capitano di Corvetta tedesco, inviato a Savona, dopo il 25 luglio 1943, con lo strano compito, dato il suo elevato grado, di ufficiale di collegamento con la Marina germanica.

Smiths, che è già stato da lui sia alle 19 che alla mezzanotte dell’8 settembre e vi torna alle 6 del mattino seguente, vuole l’autorizzazione di far partire, per la Francia, le motozattere tedesche ancorate nel porto.

Roni, che sino a questo momento ha abilmente temporeggiato sul rilascio dell’autorizzazione, ritiene adesso di doverla concedere sfruttando il probabile slegamento fra l’azione delle truppe, che scendono su Savona e Genova dal retroterra, e quella dei Comandi Marina tedeschi di Genova e Savona che, forse, ne ignorano l’arrivo imminente.

Un rapido allontanamento delle unità della Marina germanica gli permetterà, infatti, di avere mano libera in porto.  Roni, intanto, dopo innumerevoli tentativi, riesce, finalmente, alle sette a comunicare telefonicamente con il Capo Settore del Comando Marina di Genova, il quale, informato della prossima occupazione del porto da parte dei tedeschi, ordina di distruggere gli archivi segreti, gli apparecchi radio, di far partire per località a sud di Livorno le navi in condizioni di muovere e di far autoaffondare sul posto le altre; comunque di regolarsi secondo le circostanze.

Roni non può fare a meno di obiettare: “E me lo dite ora che siamo già praticamente in mano ai tedeschi?”

Alle sette e un quarto, anche se perfettamente consapevole dei gravi rischi personali che egli sta

correndo, di fronte ad un’eventuale rabbiosa rappresaglia dei tedeschi, impartisce coraggiosamente gli ordini di partenza delle unità italiane in grado di navigare e di autoaffondamento delle altre navi.

Sei sono le unità che riescono a prendere il largo e dieci quelle che si autoaffondano.

Alle sette e trenta il Comandante Roni trasmette personalmente ai semafori, alle stazioni di vedetta, alla radio ricevente del gruppo Dragaggio di Savona, l’ordine di distruzione degli impianti e degli archivi segreti e fa iniziare la distruzione col fuoco degli atti militari della Capitaneria

Verso le otto, i tedeschi, guidati dal Comandante Smiths, piantonano, senza ancora occuparne

gli uffici, l’ingresso della Capitaneria sulla via Aurelia, lasciando, però, libero quello opposto e soprastante della salita di S. Lucia, che probabilmente non conoscono.

Attraverso questo unico varco, Roni, il cui ufficiosi trova appunto al secondo piano, riesce ancora

a contattare qualche comandante di nave e a dare le ultime disposizioni.

Con questa operazione condotta con tenacia e rara perizia dal Comandante italiano, i tedeschi non

possono utilizzare nè le navi, nè le banchine dinanzi alle quali le navi affondate ostruiscono il

fondo..

Lo stesso Comandante Smiths, che, verso mezzogiorno, occupa completamente la Capitaneria, e

manifesta il suo disappunto per essere stato giocato, riconoscerà, più tardi, a Roni l’abilità con la

quale si è comportato sbottando in questa frase:

“Se avessi avuto in porto le mie motozattere, voi non sareste riuscito a far affondare neppure una

nave”.

Frattanto, nella sede della Federazione Combattenti, si è riunito il Comitato d’Azione antifascista,

costituito dai rappresentanti di tutti i partiti.

Sono pure presenti quattro ufficiali (tre colonnelli e un capitano dei Carabinieri) i quali riferiscono che “il comando tedesco sarebbe propenso ad una collaborazione con il Comitato, al quale richiederebbe un contingente di cento cittadini da armare e adibire esclusivamente a servizi di ordine pubblico”.

Di fronte all’evidente manovra di sottomettere, mediante quella forma di collaborazione, la cittadinanza ai tedeschi, in attesa dell’eventuale ritorno dei fascisti fuggiti dopo il 25 luglio, il Comitato respinge la proposta e pensa, invece, a come organizzare concretamente la resistenza armata.

Anche se precise direttive di lotta antitedesca non possono ancora essere emanate, il fermento nella

popolazione, durante la giornata, si fa sempre più vivo, mentre continua, da parte dei giovani e dei

lavoratori, la ricerca e l’occultamento delle armi.

Mannori Mannorino, 33 anni, nato a Pistoia, secondo di nove figli, operaio portuale, sin dal mattino del 9 settembre è instancabile nel trasporto delle armi.

È un antifascista che non ha mai nascosto i suoi sentimenti di opposizione al regime.

Probabilmente la previsione di un ritorno della dittatura fascista, favorito dall’occupazione tedesca, lo induce ad operare disperatamente perché l’evento non si verifichi.

Sono circa le diciotto del 9 settembre e Mannori Mannorino, con un gruppo spontaneo di giovani,

attacca una camionetta di tedeschi tra via Pietro Giuria e l’allora Piazza del Re (sulla cui area si erge

oggi l’edificio della scuola elementare “C. Colombo” e della scuola media “P. Boselli”).

Viene lanciata una bomba.

I tedeschi reagiscono ed inseguono i giovani.

Mannori è circondato e fatto prigioniero.

È trascinato prima in un edificio del porto e poi in una caserma, che già fu della milizia fascista, in Corso Ricci.

La sera stessa, portato in località Maschio, è fucilato dai tedeschi.

Il suo corpo, impietosamente abbandonato sul terreno, viene ritrovato, casualmente, soltanto la domenica successiva.

I suoi due fratelli Sestilio e Cino verranno in seguito deportati in Germania. Il primo di 28 anni non farà più ritorno, mentre il secondo riuscirà a sopravvivere.

Savona paga così il suo primo tributo di sangue alla Resistenza.

È ormai l’imbrunire e per le vie della città scorrazzano le camionette tedesche che, con gli alto-

parlanti, ordinano alla popolazione di ritirarsi nelle proprie abitazioni: il coprifuoco sta per avere inizio.

Non sarà tuttavia questa misura restrittiva, come altre ancor più repressive, ad impedire ai savonesi di organizzarsi per combattere militarmente i nazifascisti, fino alla loro definitiva sconfitta.

Il Comitato di Liberazione Nazionale, in cui confluiscono tutti i partiti, costituirà l’elemento unificatore e propulsore della lotta senza quartiere condotta contro il nemico che varrà a Savona, quale riconoscimento delle sue battaglie e dei suoi sacrifici, il conferimento della Medaglia d’Oro al Valore Militare per la Resistenza.


 

da Badarello – De Vincenzi : “Savona insorge”

Ti potrebbero interessare anche:

Le notizie di NININ

lunedì 25 settembre
sabato 23 settembre
giovedì 21 settembre
mercoledì 20 settembre
domenica 17 settembre
(h. 07:47)
lunedì 11 settembre
(h. 06:30)
sabato 09 settembre
venerdì 08 settembre