Culturasabato 09 settembre 2017 08:18

A 90 anni dal Processo di Savona

Venerdì 13 ottobre dalle ore 17 alla Ubik, l'incontro in occasione dell'anniversario dello storico Processo del 9 settembre 1927 (l'ultimo in Italia con giudici ordinari per reati politici) svoltosi a Palazzo Santa Chiara contro gli imputati Pertini, Turati, Parri e i fratelli Rosselli. Visione del film inedito “Il Processo di Savona” di Vico Faggi del 1966

 

Esposizione in esclusiva del documento originale della sentenza del processo.
Partecipano GIUSEPPE MILAZZO
 storico e biografo di Sandro Pertini, 
VALERIO GENNARO
 nipote del Presidente del collegio giudicante Pasquale Sarno.

A cura di ISREC Istituto Storico della resistenza, ANPI Associazione Partigiani, e UBIK.

Sono passati 90 anni dal "processo di Savona", dopo la fuga all'estero di Filippo Turati. Una fuga organizzata da Sandro Pertini, Ferruccio Parri, Carlo Rosselli, Lorenzo Dabove, Ettore Albini e un altro gruppo di oppositori del fascismo. I fuggiaschi, latitanti, e coloro che li aiutarono nella fuga furono rinviati a giudizio davanti al Tribunale di Savona con l'accusa di clandestinità, determinata da motivi politici. 

Il processo fu istruito in breve tempo presso il Tribunale di Savona, quel Palazzo Santa Chiara dove trovò in seguito sede la Questura. Fu l'ultima volta in Italia che gli imputati si trovarono di fronte magistrati ordinari, fu la prima volta in cui il regime fascista venne sconfitto da una condanna lieve, la prima volta in cui Sandro Pertini, fino a allora giovane e irruente avvocato che sfidava gli uomini in camicia nera nella sua città, diventa un protagonista nazionale della Resistenza, uno dei nemici pubblici più odiati dal regime. 

Dal 9 al 13 settembre si svolse il processo. Si teneva in un clima teso incupito dalla reintroduzione della pena di morte per reati politici, ma allo stesso tempo sorprendente per la prova di indipendenza ed autonomia che diedero i giudici. Il pubblico ministero chiese 10 anni di carcere, la corte li condannerà a soltanto 10 mesi di carcere, perché -si legge nella sentenza- Turati come Pertini viene sì considerato prigioniero politico, ma con l'attenuante di essere andato in Francia per curarsi. 

Fuori da Palazzo Santa Chiara centinaia di savonesi aspettarono il verdetto e applaudirono sotto gli sguardi dei fascisti. I quali si vendicheranno presto, uccidendo i fratelli Rosselli, istituendo i Tribunali speciali. 

Ma non riusciranno a domare mai né Sandro Pertini, né la gente di Savona, città che ebbe il "record" di condanne proprio dal Tribunale speciale. 

Un estratto della sentenza: 

“imputati il Turati e il Pertini del reato secondo l'art.160 p.p della legge di P.S. T.U. 6-11-1826 n.1848 per essere la sera dell'11 dicembre 1926 non muniti di passaporto e di altro equipollente, espatriati per motivi politici partendo dal porto di Savona la sera stessa a bordo del motoscafo "Oriens" e sbarcando la mattina dopo a Calvi di Corsica...

venivano rinviati al giudizio del Tribunale Turati e Pertini per rispondere del reato di emigrazione per fini politici, e Rosselli, Parri ... di cooperazione in tale reato

Turati e Pertini hanno espatriato senza passaporto e trovansi attualmente in Francia; Rosselli, Parri ... hanno in diverso modo cooperato all'espatrio clandestino

La difesa sostiene che ... sovrastava un pericolo grave ed imminente alle persone del Turati e del Pertini, onde essi furono costretti ad espatriare dalla necessità di salvare se stessi. Il Pertini dovè fuggire da Savona ove gli era stato spezzato il braccio, e la stessa pubblica sicurezza si era dichiarata impotente a difenderlo; a Milano si tumultuava per le vie -aggiunge ancora-, si cantava che si voleva portare la testa del Turati sopra un palo, case e studi privati venivano violati, persone percosse e la P. Sicurezza dichiarava a Turati che non poteva garantirgli la vita...

...Il Turati, vecchio settantenne, era malato, molto malato, e la sua idea assillante e preoccupante era quella, come è naturale, di volersi curare in luogo adatto, in cui cioè avesse potuto trovare le cure di cui aveva bisogno...

Tutto questo è consacrato in un certificato medico che dallo stesso Turati fu presentato al Prefetto di Milano con la domanda di passaporto per una località estera in cui avrebbe potuto il Turati trovare cure adatte ai suoi mali. Il Prefetto di Milano accompagnò tale domanda con parere favorevole...

Il Turati non voleva espatriare per fare il fuoriuscito, e lo aveva dichiarato al dott. Gilardoni e ne aveva dato parola d'onore al Prefetto di Milano...

Ma un giorno in cui egli credè di vedere aggravate le misure di vigilanza attorno alla sua persona, si presentò al Prefetto in stato di estrema eccitazione a dolersene. Egli, conscio della gravità del suo male, dal quale era certamente dominato e determinato, esagerava nel ritenere eccessive le doverose misure precauzionali di vigilanza che la P. Sicurezza esercitava, tanto che aveva sotto il cuscino del letto una rivoltella, pronto a tirare un colpo contro se stesso, se ancora avesse visto un agente. Ed in queste condizioni di spirito e di corpo egli fuggì dall'Italia, nella speranza di recuperare la sua compromessa salute, ignaro, perchè ancora non gli era stata comunicata, della notizia che il Ministero gli garantiva in Italia un sicuro asilo di quiete in cui avrebbe potuto curare i suoi mali.

Il Pertini è figura secondaria; egli approfittò dell'occasione che gli si presentava dello espatrio del Turati, organizzato da di lui amici e concittadini, per andare all'estero. D'altro canto, la permanenza nella casa materna gli era diventata impossibile per la coabitazione di un suo fratello che milita nel fascismo e col quale aveva frequenti dissidi.  Lo stesso commissario di P. Sicurezza Cav. Guido lo consigliò ad andare via, ed egli, privo di mezzi di fortuna, andò prima a Milano e poi all'estero a cercare quel lavoro che a Savona non gli riusciva più di trovare.  

Pare dunque al Collegio che non da motivi politici sia stato determinato l'espatrio clandestino del Turati e del Pertini.

 

Concludendo; ritiene il Collegio che il fatto costituisca il reato...

Quanto alla pena si reputa giusto applicare quella restrittiva della libertà personale e si reputa proporzionata nella misura di mesi dieci di arresto per ciascuno imputato: le modalità in cui il reato venne consumato e la speciale gravità che oggi tale reato assume di fronte a giuste prescrizioni restrittive emanate per superiore interesse della vita Nazionale, giustificano il rigore della pena anche di fronte a persone incensurate, come sono i giudicabili.

 

Per Questi Motivi:

Condanna Turati Filippo,  Pertini Alessandro,  Parri, Ferruccio, Rosselli Carlo,  Dabove Lorenzo e Boyancé Giuseppe alla pena di mesi dieci di arresto per ciascuno; e Oxilia Italo, alla pena della, detenzione per anni uno,  mesi uno e giorni venti e della multa di lire trecento. 

Condanna tutti in solido al pagamento delle spese all'Erario di Stato. 

 

 

 

Savona,  14 Settembre 1927 (Anno V)



 

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