Newsmercoledì 11 ottobre 2017 06:00

La Liguria e il lavoro (che non c'è)

Fabbisogni occupazionali in Liguria tra settembre e novembre 2017: previsioni in calo. Lavoro precario e dequalificato. Poche donne e giovani (di Franco Astengo)

Il sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in accordo con ANPAL, ha fornito i risultati del monitoraggio dei fabbisogni occupazionali delle imprese nel periodo settembre/novembre 2017.

Su 996mila assunzioni programmate dalle imprese a livello nazionale, in Liguria ne sono previste circa 22.000.000, il 2,2% del totale, di cui 12.970 in provincia di Genova, 3.470 a La Spezia,3.380 a Savona, 2.300 a Imperia.

 Liguria in calo complessivamente: nel periodo tra Luglio e Settembre 2017 erano previste, sul piano nazionale, 969.000 assunzioni: per la Liguria quasi 33.000 mila cioè il 3,4% del totale, delle quali 10.000 già avvenute nel mese di Luglio. Il fenomeno era facilmente catalogabile come stagionale: infatti per il trimestre di cui ci stiamo occupando la percentuale scende al 2,2% con una contrazione dell’1,2%

Il primo dato che risalta è quello del precariato: infatti il 50% delle assunzioni previste sarà a tempo determinato, 8% apprendistato, 8% in somministrazione, il 3% in altre forme e il 5% collaboratori non alle dipendenze (consulenze, partite IVA, ecc.).

Ne risulta che le assunzioni a tempo indeterminato previste saranno soltanto il 25% del totale.

Si tratta di lavoro in gran parte destinato ai servizi in particolare a quelli meno qualificati: per il 73%  del totale.

Così come si tratta di assunzioni rivolte in maggioranza ad aziende con meno di 50 dipendenti: per il 59%.

Precisi indicatori statistici confermano il dato della dequalificazione complessiva: per il 63%, infatti, delle assunzioni programmate non è richiesta alcuna esperienza specifica e soltanto il 24% delle eventuali richieste riguarda qualifiche difficili da reperire.

Minima l’entità delle richieste di lavoro femminile, al 13% e in netta minoranza anche i giovani al di sotto dei 30 anni, la cui quota è ferma al 40%.

La precarietà del lavoro si colloca così al 27% nel settore dei servizi alle persone,e al 32% in quelli alla imprese. Nei settori manifatturieri e delle public utilities il lavoro a tempo indeterminato è al 42%, come in quello delle costruzioni al 41%.

Franco Astengo

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