venerdì 10 novembre 2017 06:26

Liguria: l'economia cresce ma l'occupazione resta al palo

Perché se l’economia cresce, sia pure lievemente e in coda ad una grave crisi pluriennale, l’occupazione non cresce? La risposta risiede su di un punto che abbiamo cercato di sollevare da molti anni: per il perdurare di una crisi strutturale nei settori strategici dell’industria (di Franco Astengo)

Liguria: l'economia cresce ma l'occupazione resta al palo

Assenza di investimenti, ritardi endemici nello sviluppo tecnologico rappresentano i punti sui quali le strutture industriali liguri marcano il passo ormai da troppo tempo: pensiamo all’Ilva di Cornigliano, alla Piaggio di Villanova, alla Bombardier di Vado, a Mondomarine di Savona, mentre l’incompatibilità ambientale (altro nodo caratteristico della situazione ligure) ha portato alla chiusura della Centrale Tirreno Power di Vado Ligure, non ci sono soluzioni per le aree di Ferrania e rimane intatto il mistero riguardante la bonifica dell’ACNA.

La Liguria sconta la privatizzazione proprio nei settori strategici e l’adozione di un modello sbagliato fin dagli anni’90 del secolo scorso, in particolare nella sua area centrale.

Si tratta di una crisi strutturale, appunto, che non può assolutamente essere colmata da piccoli indicatori di crescita per piccole aziende, turismo e commercio. Fattori positivi ma mai decisivi per un ritorno serio di salita per i livelli occupazionali, in grande sofferenza da molti anni.
Inoltre non sono stati minimamente affrontati i veri problemi delle infrastrutture, in particolare al riguardo dei nodi ferroviari sulla riviera di Ponente, pesa la scelta di ridurre drasticamente l’occupazione nei porti (Spezia e Savona invasi dalle crociere che sotto questo aspetto non offrono  senz’altro spazi di crescita) e si sconta ancora, dal punto di vista del credito, la grave crisi che ha investito CARIGE. Infine da ricordare che anche i soggetti che avrebbero dovuto portare innovazione tecnologica e quindi crescita complessiva del know- how hanno mostrto aspetti negativi come nel caso di Ericsson ad Erzelli e la storia della cessione ai giapponesi di Ansaldo sts.

Questi comunque i dati della Banca d’Italia:

Per la prima volta dai tempi della crisi da Bankitalia arrivano dati che non sono negativi anche se la crescita, moderata, dell’economia ligure non corrisponde a un adeguato livello occupazionale. In sintesi, quindi, da questi primi nove mesi dell’anno arrivano segnali positivi anche se sono ancora timidi e soprattutto non si riflettono in una crescita dell’occupazione che rimane, insieme ad uno stallo sostanziale degli investimenti da parte delle aziende, una delle zone d’ombra.

L’analisi, che ha riguardato 310 imprese con almeno 20 dipendenti, vede una diffusa crescita in tutti i settori dal manifatturiero alla chimica passando per l’alimentare. Solo la cantieristica fa registrare numeri stazionari rispetto al 2016 riuscendo comunque a invertire il trend negativo degli ultimi anni. Valori di segno positivo anche per il commercio che ha beneficiato della lieve crescita del consumo da parte delle famiglie e, praticamente, un raddoppio +20%, rispetto a quello della media nazionale delle esportazioni.

Una situazione che riflette anche le prospettive per il 2018 che, per ora, indicano il proseguimento di questo trend, con una ripresa del terziario, la stabilizzazione per l’industria e nessuna novità su occupati e investimenti. “L’economia ligure vede una ripresa nei vari settori di attivita’ – sottolinea Marina Avallone, direttore della sede Banca d’Italia di Genova – e, rispetto allo scorso anno anche il comparto dell’industria in senso stretto ha un andamento positivo, oltre a segnali di stabilizzazione che arrivano anche dalle costruzioni dopo un calo dell’attività durato anni”.

Resta però, il problema del lavoro che ha visto un calo costante. Nei primi sei mesi del 2017 gli occupati sono calati dell’1,8%, arrivando sotto le 600 mila unità, mentre sia il Nord Ovest che l’Italia hanno segnato un +0,8%. Il tasso di occupazione è sceso dal 62,7% al 61,9% a causa della riduzione dei lavoratori autonomi mentre è rimasto stabile il numero dei dipendenti, un dato in parte attribuibile al fatto che in Liguria le aziende stanno riassorbendo i cassintegrati.


Franco Astengo

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