Contromanolunedì 12 febbraio 2018 09:07

Ecco come danno lavoro le “grandi opere”

Quattrocento operai che lavorano nei cantieri del Terzo Valico dei Giovi, tra Piemonte e Liguria, rischiano il posto. Il consorzio Cociv, già commissariato a seguito degli scandali giudiziari, ha chiesto la mobilità per i dipendenti delle ditte in appalto alle quali Cociv aveva rescisso il contratto a seguito dell’inchiesta della procura di Reggio Calabria

Ecco come danno lavoro le “grandi opere”

I lavoratori allora erano stati riassorbiti direttamente da Cociv, con un contratto a tempo determinato. Ma siccome ora il numero di dipendenti diretti supera il 40 per cento della manodopera complessiva, i lavoratori in esubero dovrebbero esser restituiti alle aziende appaltanti. I sindacati in allarme ricordano che la precedente gestione di Cociv aveva siglato nel 2016 un accordo sindacale per l’assunzione di 150 lavoratori entro l'aprile del 2017.

Ma anche queste assunzioni sono slittate a seguito dell'inchiesta.

Sul fronte Mose, l'altra grande opera travolta dagli scandali giudiziari, le cose non vanno meglio: pochi giorni fa la Mantovani, il colosso delle costruzioni legato al Consorzio Venezia Nuova, ha tagliato la bellezza di 137 posti di lavoro dopo sfiancanti trattative sindacali, e la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente.

Questo è il lavoro garantito dalle “grandi opere”, a fronte di inutili e costose devastazioni dei territori condite da esose varianti in corso d'opera (quelle sì utili, alle aziende appaltanti)

Ma continuiamo pure ad aspettare la piattaforma Maersk per risolvere la crisi occupazionale del Savonese.

Ninin

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