Ambientevenerdì 06 aprile 2018 12:36

Ma la Centrale portava lavoro

TIRRENO POWER, MELIS (M5S): “UN AUMENTO DEL 60% DI MORTI E TUMORI VICINO ALLA CENTRALE DI VADO” È quanto emerge dallo studio epidemiologico del Cnr di Pisa, in collaborazione con l’Ist di San Martino, depositato in questi giorni in Procura a Savona dal consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle

Un aumento fino al 60% di morti e tumori vicino alla Tirreno Power. È il dato, allarmante, che emerge dallo studio epidemiologico prodotto dal Cnr di Pisa sugli effetti sulla salute della centrale vadese, depositato in questi giorni in Procura a Savona dal consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle Andrea Melis.

“Ho ritenuto opportuno depositare la relazione e metterla a disposizione del Procurato Ausiello, che ha in carico il processo sul presunto inquinamento causato dalla Tirreno Power – spiega Melis – Si tratta di un documento importante che permette di fare ulteriore chiarezza sul nesso tra la produzione della centrale e gli effetti sulla salute della popolazione.”

Il documento nasce dall’attività dell’Osservatorio regionale istituito proprio per il monitoraggio dell’attività di Tirreno Power. Attività poi sospesa nel 2014 dal direttore regionale Ambiente in carica a seguito del sequestro e della successiva chiusura della parte a carbone della centrale. Il Cnr di Pisa ha, tuttavia, continuato a lavorare allo studio, in collaborazione con l’Ist San Martino, sulla base del progetto deliberato dalla Giunta regionale, fino a produrre la relazione del lavoro svolto nel 2017.

“Questo documento è in corso di valutazione da parte dell'Osservatorio, ma il tempo scorre e ritengo i contenuti del documento già oggi significativi ai fini di una valutazione completa sugli impatti sulla salute dei cittadini e dei lavoratori.

Trattandosi di soggetti autorevoli come Cnr e Ist San Martino, le considerazioni emerse nel documento e le conclusioni finali sono da prendere nella massima considerazione. Per rendersene conto basta scorrere alcuni passaggi della relazione, che recita: ‘L’analisi della mortalità associata ai livelli di esposizione definiti sulla base delle concentrazioni stimate dal modello multisorgente evidenzia eccessi per entrambi i sessi tra il 10% e il 20% per tutte

le cause e tutti i tumori, oltre il 20% per malattie ischemiche cardiache, e un forte eccesso per linfoma non Hodgkin tra le donne. Per tutte le cause in eccesso è emerso un trend statisticamente significativo.’ E ancora: ‘Eccessi di mortalità per entrambi i sessi tra il 30% e il 60% sono emersi per tutte le cause e tutti i tumori e tra il 40% e 60% per le malattie del circolatorio, in particolare ischemiche cardiache, e cerebrali. Di entità anche superiore i rischi emersi per le malattie respiratorie, sia acute che croniche del polmone. Un eccesso per malattie del sistema nervoso emerge tra le donne (ai limiti della significatività tra gli uomini). Un rischio di oltre il doppio si osserva per il linfomi non hodgkin solo tra gli uomini. Per tutte le cause in eccesso si osserva un trend statisticamente significativo. Per i ricoveri ospedalieri il quadro è simile per quanto riguarda le cause totali e tutti i tumori.’

“La vicenda nel suo complesso ci deve ricordare che ogni scelta va sempre commisurata con le potenziali conseguenze, specie quando in gioco c’è la salute dei cittadini, ed è fondamentale ricostruire cause ed effetti affinché essi non si verifichino più.”

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