Contromanovenerdì 13 aprile 2018 09:04

Aria di crisi compressa

Savona maglia nera per i prestiti alle imprese. La tanto sventolata area di crisi complessa, che doveva risollevare con un tocco di bacchetta magica le sorti occupazionali del territorio, tarda a concretizzarsi, e gli Industriali attaccano: mentre Imperia e La Spezia lentamente si riprendono, Savona sta affondando nell'attesa dei bandi di Invitalia

A riportare gli esiti dello studio della Camera di Commercio è il sito Savonauno, voce dell'Unione Industriali: lo scorso anno i prestiti bancari sono diminuiti dello 0,7% rispetto all’anno precedente, proseguendo in un trend negativo che dura da cinque anni e che ha accumulato una perdita di circa il 7% rispetto al credito erogato nel 2012.

Sia Imperia (col +2,0% rispetto al 2016) sia La Spezia (col -0,2%) hanno fatto meglio di Savona.

Savonauno si spinge addirittura a ipotizzare che “su questi dati abbiano influito le attese per l’avvio dei bandi per gli investimenti agevolati dell’Area di Crisi Complessa. Molte aziende avrebbero posticipato gli impegni di spesa in attesa di capire in che misura potranno incidere i sostegni del Governo e della Regione. Il protrarsi dell’incertezza e dei tempi lunghi non potrà che avere effetti negativi.”

Gli Industriali, a quanto pare, si stanno scocciando.

Ci permettiamo però di ricordare sommessamente che nel Savonese, da decenni, anziché pensare a una pianificazione lungimirante, che comprenda innovazione tecnologica e piani industriali degni del nome, noi pensiamo solo a distruggere le spiagge con l'ecomostro Maersk, devastiamo le coste con i terribili progetti previsti per l'area di Margonara e Molo Verde, aggiungiamo cemento a ponente, sempre appesi ai quattro spiccioli che arrivano dai magri portafogli dei turisti low cost delle navi Costa; in più, lasciamo andare in malora le infrastrutture e ci prepariamo a vendere il trasporto pubblico per un piatto di lenticchie.

E a tutto questo non abbiamo visto grandi opposizioni.

I dati della Camera di Commercio sui depositi confermano anche, tristemente, la tendenza savonese (e tutta ligure) all’accumulazione senza investimento. Non per niente, a Savona, le grandi imprese industriali sono state impiantate da stranieri: Tardy e Benech, Silvestre e Allemand, Servettaz, Balbontin. Uniche eccezioni il pastificio Astengo e la Scarpa e Magnano.

Avanti, Savona: la strada per un poco onorevole suicidio si accorcia ogni giorno di più.

LNS

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