Culturamercoledì 09 maggio 2018 19:31

Genova è una “città aperta” alle sofferenze umane?

Curare, assistere, informare: “sai mai che si cammini insieme”... E se la mente naviga su una barca allora sì che si libera nella bellezza. Però attenzione, quando le cose si dimenticano, riaccadono. Come la “malacarne” del manicomio femmina

Genova è una “città aperta” alle sofferenze umane?

E quattro! Dopo i 350 (“matti” come noi e non solo) che hanno sfidato la pioggia colorando la città vecchia e il Porto Antico nel percorso dentro la città di 180x40 promosso da Università di Genova, Regione e Comune, il quarto giorno del cammino propone e collega ancora tra di loro diversi temi.

Quello dell’accoglienza della sofferenza umana contro la sua emarginazione è stato uno dei concetti chiave della 180. Ma il cambiamento radicale, prima ancora che politico e scientifico, avvenne nel rapporto con i pazienti,considerati come PERSONE da curare nell’ambito di una relazione umana, accogliendo i bisogni primari che oggi definiremmo come “determinanti socio-economici della salute”. Cioè l’età, il contesto socio-culturale di vita e il livello di inclusione sociale, le condizioni economiche, il livello di istruzione e l’occupazione, tutti elementi fondamentali nell’influire sulla salute sia fisica che psicologica. I mezzi in una società opulenta per pochi e in continuo dimagrimento per la maggioranza sono ridotti, accogliere e prendersi cura di chi soffre o è in una situazione di disagio esistenziale è una sfida sempre attuale. Genova è una “città aperta” alle sofferenze umane? Sarà la domanda portante del confronto della mattina (ore 9.15, Salone Congressi Ospedale Galliera via Volta 8).

Il patto per la salute sottoscritto lunedì 7 maggio all’apertura di 180x40 ha confermato l’importanza della “rete” di collaborazione medica, assistenziale, politica, amministrativa, sociale. La verifica di una di queste possibilità di collaborazione multidisciplinare la offre l’evento del pomeriggio (h 14.30 Salone di rappresentanza di Tursi) con il confronto sulla deontologia e l’integrazione possibile tra le diverse professioni della cura e dell’assistenza anche in rapporto alla comunicazione e informazione perché informare correttamente è un po’ come curare bene…

Il mare aperto (h 10 Molo Magazzini del Cotone) può liberare la mente, rimettere sulle onde una vecchia nave scuola savonese (quella del Nautico Leon Pancaldo) e progettare un museo sulle onde. Perché la barca si allontana e si avvicina alla terraferma permettendo alle persone di vedere le “cose” da altri punti di vista. Una metafora per esprimere come lavora nell'uomo la fruizione e la produzione estetica, un'occasione per godere la bellezza, allontanandosi dal proprio quotidiano. Arte e mente che anticipano un’altra linea guida della settimana che avrà sabato al Ducale (sala Munizioniere, h 17.30) iniziate a segnarlo in agenda) con "Conversazione tra arte e psicologia: da Bosch a Ligabue", un altro momento di confronto su questi temi.

Però facciamo tutti molta attenzione perché quando “le cose di dimenticano riaccadono” (h 21 , Spazio cucine ex Op Quarto) ben descritte nello spettacolo del teatro dell’Ortica sui testi di Armando Misuri (“allora Dio non c’era…”). E non dimenticare il manicomio quando era femmina, una “Malacarne” quella delle donne rinchiuse nel ventennio fascista (ma non solo). (h17.30, Biblio Lercari, San Fruttuoso).

Il calendario qui evidenziato è nel dettaglio alle pagine indicate

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