Culturamercoledì 06 giugno 2018 06:46

Diversità

Matteo Renzi, svolgendo il suo intervento in Senato per affermare la sfiducia del PD al governo Conte, ha recuperato - chissà quanto volontariamente - la categoria della “diversità” (“ noi siamo diversi da voi”)

Proprio quella “diversità” quel “noi siamo diversi da voi”, intesa un tempo come “ diversità moralmente antropologica”, al riguardo della cui espressione i comunisti italiani furono a lungo sbeffeggiati e invitati a dismettere perché categoria giudicata inadatta e inopportuna per affrontare la “modernità” dell’individualismo esasperato e competitivo necessario per alimentare l’egoismo del consumo.

E’ bene ricordare allora, in questo improvvisato revival posto in campo dall’ex-segretario del PD (lui stesso espressione soggettiva di un feroce anticomunismo proveniente da lontano), che la “diversità” esiste, si è perpetuata e consolidata nel tempo.

Si tratta della “diversità” dello sfruttamento di classe, che oggi – proprio durante la fase della reclamata “modernità” – si è estesa a categorie dell’agire sociale ben più vaste e tra loro diversamente intrecciate di quelle che erano state individuate all’epoca della rivoluzione industriale e comprese nella dizione di “contraddizione principale”.

Pur consci della propria attuale dimensione soprattutto sul piano filosofico – politico rispetto a quella accumulata dalla tradizione storica dei comunisti italiani, coloro che continuano comunque a portare avanti l’idea dell’eguaglianza come punto di ricerca fondamentale del proprio essere soggetti politici, rimangono assolutamente consapevoli che finché esiste lo sfruttamento di classe sarà necessario lottare per opporci al sistema.

 Quella dei comunisti deve essere, ancora e sempre, un’opposizione che reclama una “diversità” insieme morale e politica.

Una diversità, una differenza nell’essere, sulla quale insistere per essere capaci di reclamare lo spessore storico della lotta per la trasformazione dello stato di cose presenti.

Franco Astengo

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