Newslunedì 17 settembre 2018 12:51

Ponte Morandi: quei crolli “minori” di cui non si doveva parlare

La Procura di Genova si trova ad aver a che fare con testimoni così poco collaborativi da pensare seriamente di sospendere gli interrogatori. Queste le incredibili ultime novità dell'inchiesta sul crollo del ponte sul Polcevera, che rischia perfino di veder saltare gli interrogatori del ridente Castellucci e del direttore di Tronco Marigliani

copertina: Mimmo Lombezzi

copertina: Mimmo Lombezzi

Non stupisce che in molti siano preda di forti amnesie e ansiosi di avvalersi della facoltà di non rispondere, visto quel che sta emergendo dalle indagini: ovvero, per esempio, decine di episodi (mai segnalati alle autorità) di distacchi di materiale dal viadotto sul Polcevera, a volte anche notevoli.

Abbastanza notevoli, per dire, da danneggiare alcune macchine parcheggiate, e muovere gli assicuratori della società Autostrade per i rimborsi, come accadde nel 2016.

Negli ultimi anni, confermano in molti, questi “piccoli” crolli sono aumentati significativamente, ma son passati sostanzialmente sotto silenzio: come questo sia possibile nell'era dei social network e delle segnalazioni continue non è dato sapere.

Pare acclarato, però, che di questi distacchi non venissero informati neppure i Vigili del Fuoco.

Quegli stessi Vigili del Fuoco che si son trovati a raccoglier pezzi di vite umane e macerie dopo la tragedia, rischiando la pelle a lavorar sotto i piloni rimasti in piedi.

Quelli che ieri, in commovente omaggio alla città ferita, hanno issato la bandiera di Genova sul ponte crollato.

Forse avrebbero meritato di essere avvisati prima.

Ma in quel caso chissà, magari avrebbero fatto chiudere il ponte al traffico, e 43 vite forse si sarebbero salvate.

Invece no: Autostrade, perfino in occasione di distacchi di “pezzi grandi come un cornicione” - come scrive Il Secolo XIX - avvenuti negli ultimi anni si sarebbe limitata a far quello che forse spera di poter fare adesso: pagare (poco) e tener tutto sotto silenzio.

Stavolta però il gioco del silenzio è destinato a fallire: urlano le vittime, urlano le loro famiglie, urla Genova e urla la Liguria spezzata in due.

Il tempo del silenzio su Autostrade sembra proprio finito.

lanuovasavona.it

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