News09 aprile 2015 13:13

Sparatoria al Tribunale di Milano e sicurezza alla savonese

Mentre si rincorrono le notizie sulle 4 persone morte nella sparatoria a palazzo di giustizia di Milano, il metal detector all-ingresso del Tribunale di Savona sarebbe guasto da anni

Sparatoria al Tribunale di Milano e sicurezza alla savonese

Sarebbe guasto da anni il metal detector del Tribunale di Savona, nonostante la delicatezza di determinati processi. Nel marzo 2011 vennero effettuate riparazioni che pare però siano durate poco... Mentre scriviamo questa è una delle ultime notizie battute dall'AGI:

Strage Tribunale: M5S, come diavolo e' entrato uomo armato? =
(AGI) - Roma, 9 apr. - "Il Tribunale di Milano che diventa il
far west a pochi mesi dalla partenza di Expo (come diavolo e'
entrato un uomo armato?), l'ennesimo sindaco arrestato per
corruzione e i suicidi per motivi economici che raddoppiano
nell'ultimo anno. Questo e' il quadro. Un abbraccio alle
famiglie delle vittime". Cosi' su Facebook il deputato 5 stelle
e membro del direttorio, Alessandro Di Battista. (AGI)


Esiste l'ipotesi che l'assassino abbia sottratto la pistola ad una guardia giurata o ad un operatore delle forze dell'ordine. Voci non confermate parlano di un metal detector fuori uso

 

Il 31 marzo scorso Il Secolo XIX scriveva:

Savona - Poca sicurezza nel Palazzo di giustizia e rischio costante di infiltrazioni: è questo, in sintesi, il concetto che la Prefettura esprime in una dettagliata lettera inviata, in primis, al presidente del Tribunale Giovanni Soave e al procuratore Francantonio Granero. Ma la missiva ha raggiunto anche il procuratore generale di Genova, il sindaco e il questore di Savona, il comando dei carabinieri e della finanza.

I contenuti sono pesanti. Il testo, a firma del prefetto Gerardina Basilicata, fa riferimento a un sopralluogo, effettuato lo scorso 4 marzo, in Tribunale, dal Gruppo di lavoro Interforze, coordinato dal vicario del questore. Nell’occasione, sono state rilevate criticità proprio sulla sicurezza dell’edificio: accessi non sorvegliati, porte aperte dopo l’orario di chiusura, cassetti senza lucchetti. Occasioni che aumenterebbero il rischio delle infiltrazioni di estranei e l’eventuale inserimento di ordigni pericolosi. Soprattutto a seguito dei recenti “allarmi bomba” che avevano determinato l’evacuazione dello stabile. Tanto che si ribadisce l’importanza della stesura di un Protocollo sulla sicurezza, firmato dagli organi coinvolti, e si invita il Tribunale a “valutare e definire” le criticità indicate.

Tanti i punti segnalati. Si parte dall’ingresso principale che, pur se presidiato dalle 7 del mattino alle 18, consente l’introduzione di qualsiasi oggetto, “anche di eventuali strumenti offensivi, esplosivi e armi”. Per due motivi: esiste un unico varco, per addetti al lavoro e per utenti, ma soprattutto il metal detector e le apparecchiature di controllo non sono funzionanti. Non solo. Spesso, l’ingresso di servizio che porta al garage, riservato a chi possiede le chiavi, è lasciato aperto. Per non parlare dei “locali caldaie”: presenti in quasi tutti i piani, non vengono chiusi a chiave potendo, così, essere facilmente manomettibili o sedi per ordigni.

Si passa, poi, a tutti quegli ambienti che, fuori dagli orari d’ufficio, restano aperti: biblioteca e alcune stanze al primo piano. Oltre agli armadi, presenti nei corridoi, “che sono aperti e che costituiscono facile nascondiglio per 0accumulo di eventuali ordigni”. Sempre tra le “zone a rischio”, la prefettura parla del bancone di un bar, di fatto mai realizzato, cavo al proprio interno, oltre a cinque stanzette ubicate sopra le aule udienza, adibite a camere di consiglio, raggiungibili facilmente salendo alcuni gradini, aperte e non presidiate.

Ninin

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