News22 febbraio 2016 16:57

Imperia, continuano i processi per le minacce della 'ndrangheta

Ad Imperia i primi processi per le minacce proferite dai detenuti poi condannati, in primo e secondo grado, per il reato di 416 BIS, nell’inchiesta “LA SVOLTA”

Imperia, continuano i processi per le minacce della 'ndrangheta

 

 

Il 26 gennaio 2016 vi è stata l’udienza per le ingiurie e minacce aggravate dal metodo mafioso ai danni del presidente della Casa della Legalità, Christian Abbondanza, in cui è imputato MARCIANO’ Vincenzo cl. 77, figlio di colui che è considerato il “capo-locale” della ‘ndrangheta a Ventimiglia (MARCIANO’ Giuseppe).

 

Il 30 gennaio 2014, durante una pausa dell’udienza del maxi processo alla ‘ndrangheta del ponente ligure, il MARCIANO’ Vincenzo urlava dal gabbio, rivolto ad Abbondanza, seduto tra il pubblico, la frase “TU RIDI, PERCHE’ SONO QUI DENTRO, SE FOSSI FUORI NON RIDERESTI”  e poi, in un’altro momento di pausa del dibattimento, nel pomeriggio, ribadiva il concetto aggiungendo anche l’insulto «PEZZO DI MERDA». La prima udienza del processo a carico del MARCIANO’ Vincenzo (per cui nel frattempo è arrivata la conferma in appello della condanna a 13 anni di reclusione, mentre al padre ne sono stati inflitti 15 anni e 4 mesi) ha visto in aula, davanti al collegio giudicante presieduto dal giudice Donatella Aschero, le deposizioni dei primi testimoni, con il Pubblico Ministero della DDA di Genova Federico Panichi, l’avvocato della parte civile Riccardo Di Rella e l’avvocato difensore del MARCIANO’, Marco Bosio.

 

Oltre allo stesso Abbondanza, ai giornalisti Chiara Pracchi e Mario Molinari ed a Francesco Zanardi, è stato sentito anche il Maresciallo Capo dell’Arma dei Carabinieri Biagio Bongiovanni che quel 30 gennaio 2014 era in servizio di assistenza all’Aula del processo. Oltre a confermare il fatto delle minacce proferite da MARCIANO’ Vincenzo ai danni di Abbondanza, il Maresciallo Bongiovanni ha anche richiamato un altro episodio, avvenuto nella mattinata del 30 gennaio 2014 nella medesima aula. In questo caso, come ha raccontato al Tribunale nella sua deposizione, il medesimo MARCIANO’ Vincenzo aveva proferito frasi nei confronti dei Tenenti Colonnello dell’Arma dei Carabinieri presenti in aula, tra questi Cambieri Paolo che, come responsabile del Reparto Investigativo dell’Arma ad Imperia, è stato l’asse portante della manovra investigativa dell’Antimafia in quel territorio.

 

Il MARCIANO’ Vincenzo cl. 77, tra l’altro, era già emerso con minacce esplicite all’indirizzo di Abbondanza, come già aveva raccontato anche il “Fatto Quotidiano”, intercettate dalla DDA di Genova, nell’inchiesta “LA SVOLTA” coordinata dal PM Giovanni Arena, tra gli anni 2010 e 2011, quando gli esponenti del sodalizio del ponente ligure parlavano di «colpo in testa» e di «finire ammazzato», anche lasciando passare qualche anno prima di agire perché «sono troppo diretti nelle loro accuse e gli investigatori saprebbero subito chi andare a prendere». 

 

Domani, 23 febbraio 2016, inizierà, sempre al Tribunale di Imperia, invece il processo per le minacce pronunciate da un altro esponente della ‘ndrangheta di Ventimiglia, GALLOTTA Giuseppe<wbr></wbr> (condannato per 416 BIS in primo e secondo grado a 14 anni di reclusione). In questo caso le minacce sono state pronunciate durante il dibattimento del processo “LA SVOLTA” davanti al Tribunale di Imperia il 22 gennaio 2014, ed erano indirizzate ai danni di un testimone che stava deponendo in aula, il collaboratore di giustizia Francesco Oliverio.

 

Durante la deposizione di Olverio (già a capo del “locale” di Belvedere Spinello e della ‘ndrina distaccata di Rho, ha iniziato a collaborare nel 2012, testimoniando in procedimenti importanti contro la ‘ndrangheta a partire da quelli di Catanzaro relativi alla ‘ndrangheta del crotonese, sulle infiltrazioni nei lavori post terremoto in Abruzzo o in quelli per Alta Velocità e dell’Anas) dal gabbio il GALLOTTA interrompeva la deposizione ed affermava, in dialetto calabrese, come riportato anche nel verbale dell’udienza, all’indirizzo del collaboratore, oltre all’insulto «PISCIU» (che in calabrese significa orinatoio e solitamente è termine usato dagli ‘ndranghetisti per apostrofare i collabori di giustizia), che gli «TAGLIAVA LA TESTA», che meritava «TAGLIATA LA TESTA». Minacce che comportavano la decisione del Collegio Giudicante di far allontanare dall’aula GALLOTTA vista la «gravità del comportamento» da questi manifestato. Anche in questo caso non sono le prime minacce che arrivano al collaborare di giustizia Francesco Oliverio che, con le sue dichiarazioni, ha tra l’altro, guardando alle ultime inchieste, contributo in modo determinate alle condanne in abbreviato per gli esponenti della ‘ndrina di San Mauro Marchesato attivi tra Piemonte e Liguria, nel processo “SAN MICHELE” instaurato dalla DDA di Torino, o, ancora, l’individuazione di GRECO Angelo come esecutore dell’omicidio del boss Antonio Dragone, ordinato da GRANDE ARACRI Nicolino. Francesco Oliverio da un lato è divenuta una “testa d’ariete” per gli inquirenti di mezza Italia, fornendo elementi decisivi per colpire la rete della ‘ndrangheta, indicando anche - come testimoniano anche i verbali della DDA di Genova - quel «corpo riservato» che opera a servizio della ’ndrangheta, composto da insospettabili, massoni ed anche uomini delle Istituzioni e degli apparati dello Stato, ed è utilizzato per colpire chi osa mettersi sulla strada della ‘ndrangheta. Dall’altro lato è divenuto uno dei principali nemici delle cosche che quando sfilano nei processi non mancano di lanciargli minacce più o meno velate. Minacce che non risparmiano nemmeno i figli perché, come denunciato alla magistratura, una delle ultime minacce è stata proprio: «partiamo dal più piccolo»

 

 

Questa sfilata di vittime delle minacce della ‘ndrangheta al Tribunale di Imperia pare non essere destinata a finire. Vi è ancora l’inchiesta aperta per gli insulti, le minacce ed i disordini del 7 ottobre 2014 quando al Tribunale di Imperia è stata pronunciata la sentenza storica che mandava in carcere un’ampia fetta della ‘ndrangheta che in quel territorio condizionava economia e politica da decenni. Quel giorno, come documentato anche molti video, se dal gabbio dei detenuti si sentivano le urla, ad esempio, sempre del MARCIANO’ Vincenzo, che minacciavano i giudici e gli agenti di «tagliargli la testa», così come quelle rivolte al Pubblico Ministero Giovanni Arena, ad un altro collaboratore di giustizia Gianni Cretarola e ad Abbondanza Christian della Casa della Legalità, o quelle di SPIRLI’ Filippo che apostrofava gli agenti dell’Arma dei Carabinieri come «pezzi di merda» e «infami». Urla di insulti e minaccia provenivano sia dagli imputati a piede libero (il BARILARO Antonino ad esempio apostrofava Abbondanza come «faccia di cane» e «pagliaccio»), sia anche dal pubblico, dai molteplici parenti degli imputati. La signora DE MARTE Vincenza, madre dei fratelli PELLEGRINO da anni al centro delle inchieste giudiziarie e già sottoposti a misure di prevenzione su richiesta della D.I.A., rivolta al Presidente del Collegio, Paolo Luppi, tra i tumulti dei condannati e le bestemmie della PEPE' Lucia, affermava con voce pacata: «Signor giudice ma lei ce l’ha figli?».

Ninin

Ti potrebbero interessare anche:

Le notizie di NININ