Contromano20 marzo 2016 12:08

21 marzo 2016: e Libera, purtroppo, continua a non capire

"Si può fare antimafia in molti modi, ma ignorare o isolare coloro che la fanno rischiando in prima persona, sporcandosi le mani e rendendosi antipatici a una politica che ama la superficie piuttosto che la profondità, è il modo migliore di aiutare l'illegalità" (Marco Preve)

21 marzo 2016: e Libera, purtroppo, continua a non capire



Da alcuni giorni sono in corso in Liguria, come in tutta Italia, iniziative di Libera per la “Giornata della memoria e dell'impegno”.
Iniziative che dovrebbero essere “antimafia”, quindi con una netta linea di demarcazione che definisca con chi sfilare o salire sui palchi e chi invece tenere alla larga.

Non è così da tempo, da quando - come ha ricordato anche un magistrato in prima linea contro le mafie, a Napoli – lo spirito originario di questa associazione nazionale è andato smarrito

Quello del 21 marzo e delle sue iniziative collaterali, in Liguria, si caratterizza, ancora una volta, per scelte quantomeno curiose.

Nei giorni scorsi sono successi alcuni fatti. A Ventimiglia si è consumata, in due puntate, una pesante intimidazione ai danni di una dipendente del Comune che aveva osato testimoniare ai Carabinieri ed alla Commissione d'Accesso fatti e circostanze relative al condizionamento dell'Amministrazione comunale.

A Imperia è stato condannato, dal Collegio del Tribunale, il giovane Vincenzo Marcianò - figlio del capo locale Peppino Marcianò – per le minacce, aggravate dal metodo mafioso, urlate ai danni di Christian Abbondanza durante il processo La Svolta.

A Balestrino, piccolo Comune del ponente savonese, è stata portata l'ennesima e pesante intimidazione mafiosa ai danni di Rolando Fazzari, imprenditore nato in una famiglia di 'ndrangheta dalla quale si è dissociato già da adolescente e che ha passato una vita d'inferno, perdendo tragicamente, come ognuno ricorderà, anche suo figlio appena diciottenne.

Ancora nell'estremo ponente, a Camporosso, non viene perdonato a Marco Ballestra, apicoltore e blogger, di aver rotto la cappa omertosa in terra di confine e di aver usato internet per mettere alla berlina, con ironia affilata, 'ndranghetisti e uomini delle Istituzioni.

Uno pensa: queste persone e queste realtà saranno state certamente invitate da Libera alle iniziative del 21 marzo e alla manifestazione di lunedì a Imperia.


Invece no!


Nessuno di loro ha ricevuto l'invito. Delle loro storie di denuncia, di vittime di intimidazioni, di determinazione ad andare avanti nemmeno un cenno, solo un assoluto silenzio. Quello stesso silenzio che a parole, slogan, con bandierine, striscioni e cartelli colorati si condanna.

Non è un bel segnale.

Ma forse, alla fine, non è un segnale diverso dal continuo rifiuto di Libera a un confronto pubblico, serio e schietto, con la Casa della Legalità. È sempre e solo l'assordante silenzio che avvolge chi, in questa terra, ha il coraggio di fare nomi, cognomi e indicare fatti, denunciandoli alla magistratura, allo Stato ed all'opinione pubblica. Soggetti da tenere lontani perché portatori di orticaria in quella politica che, nelle amministrazioni e nelle Istituzioni, sovvenzionava con fondi, spazi e visibilità quella Libera dai troppo compiacenti silenzi.



Ninin

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