Mezza politica23 aprile 2016 15:36

Non basta un'intervista: per valutare un Sindaco è necessaria la memoria

Ecco qui sotto il programma elettorale del Sindaco Berruti con le tante promesse del 2005 non mantenute

Non basta un'intervista: per valutare un Sindaco è necessaria la memoria

L'intero allegato trascritto qui sotto e scaricabile QUI

Le promesse:

-Continuare lo sviluppo del porto

-aiutare il riposizionamento e la modernizzazione del sistema del commercio, dei servizi e delle imprese artigiane

-inventare un polo di eccellenza della ricerca e dell’innovazione tecnologica e industriale

-rilanciare i programmi di edilizia sociale

-promuovere accordi di edilizia privata a canone di locazione a prezzo calmierato

-elaborare un piano di aree di parcheggio nei quartieri periferici

-migliorare il trasporto pubblico

-ampliare, anche al di fuori del centro, le aree pedonali

-preservare un ruolo centrale delle società pubbliche del servizio idrico e della gestione dei rifiuti

-sostenere iniziative culturali che possano superare i confini locali

-discutere e valutare ogni trasformazione urbanistica sulla base di una chiara enunciazione del bilanciamento tra i vantaggi privati e i benefici pubblici

- contribuire a contrastare l’evasione fiscale

-chiedere nuove forme di democrazia allargata

-valorizzare il dibattito del consiglio e delle sue commissioni

-offrire opportunità di partecipazione alla società civile

-realizzare una città fisica a misura d’uomo, con tanti servizi e opportunità

 

 

Le direttrici dello sviluppo della nostra Savona

 

Federico Berruti

candidato sindaco per il centro sinistra alle prossime elezioni comunali

dicembre 2005

 

 

 

 

La nostra Savona non è un’isola, e il suo sviluppo si colloca in un quadro ampio, che riguarda la provincia e, più complessivamente, il Nord-Ovest.

D’altro canto anche Savona, come tutte le città, presenta opportunità e vincoli specifici.

Alcuni temi, quindi, devono essere inquadrati in un’area più vasta e in una logica di sistema, altri invece vanno studiati e lavorati in una logica differenziale.

Quali sono dunque – tra integrazione e specificità - le grandi direttrici dello sviluppo di Savona?

A mio avviso nel medio e lungo periodo sono tre, l’una legata alle altre: l’inversione demografica, il lavoro, la qualità della vita.

Noi savonesi siamo troppo pochi, e tra noi i giovani sono troppo pochi.

Una città che voglia porsi come capoluogo, come centro locale dello sviluppo sociale, economico, culturale, deve avere una dimensione che consenta di mobilitare una massa critica minima di risorse finanziarie, umane, intellettuali.

Se guardiamo alle più avanzate realtà della provincia italiana, ci accorgiamo che le città hanno un numero di residenti significativamente maggiore di quello di Savona.

Del resto, Savona nel 1980 aveva 75.000 abitanti, e oggi ne ha meno di 62.000. Inoltre, siccome lo sviluppo di qualità si fonda su innovazione, orientamento al futuro, propensione al rischio, è chiaro che il motore dello sviluppo sono i giovani, in particolare quelli con molte idee e pochi soldi in tasca, che devono inventarsi nuovi percorsi di vita, aprendo così nuove strade per se stessi e per chi viene dopo.

La dinamica demografica savonese preme invece in direzione opposta. L’inversione demografica significa quindi attirare a Savona più giovani, sia che nascano qui, sia che ci vengano a studiare, a lavorare, a vivere. È un programma epocale, lungo, difficile, e proprio per questo bisogna lavorarci da subito.

Non ci può essere una vera prospettiva di benessere e di progresso civile senza adeguate opportunità di lavoro.

Il mondo del lavoro sta mutando profondamente, e l’atteggiamento nei confronti del lavoro è diverso per ciascuno di noi. Una parte del mondo del lavoro chiede di avere anche oggi, come è accaduto in passato, stabilità, garanzie, tutela dei diritti. Altri, pur lamentandosi del rischio che deriva dall’incertezza, tengono alla propria autonomia, perché nel lavoro indipendente trovano un maggior valore di senso, una sfida più appagante. Come è stato osservato, è davvero in corso una trasformazione epocale in cui l’an-tropologia del lavoro cambia come fece nella rivoluzione industriale.

Il futuro di Savona dipende da quanto in città e intorno alla città si offriranno opportunità di lavoro sia per chi cerca stabilità sia per chi sceglie l’autonomia. Far rimanere a Savona i nostri giovani, farne arrivare di nuovi, guardare con più fiducia a un futuro savonese per i nostri figli: per ottenere questi risultati bisogna creare lavoro in quantità e di qualità.

Non è il sistema pubblico che potrà creare lavoro, sono le imprese. Il ruolo del sistema pubblico è quello di programmare e favorire una crescita economica di qualità, basata su fattori di competitività che non sfruttino né l’uomo né la natura, ma che valorizzino e traggano il meglio dall’uno e dall’altra.

Un sentiero di crescita economica così si può innescare: si tratta in parte di continuare quello che è già stato avviato con lo sviluppo del porto degli ultimi anni, allungando la filiera verso la logistica; in parte di aiutare il riposizionamento e la modernizzazione, già in corso ma da rinforzare, del sistema del commercio, dei servizi e delle imprese artigiane; in parte di inventare quello che non c’è ancora, un polo di eccellenza della ricerca e dell’innovazione tecnologica e industriale, una vera e propria cittadella dell’inno-vazione che proietti Savona nell’economia della conoscenza del terzo millennio.

Per promuovere una crescita economica così composta bisogna coalizzare intelligenze, progettualità pubblica, capitali pubblici e privati. Anche in questo caso, proprio perché è difficile e ci vuole tempo, bisogna lavorare da subito su visioni a 10 anni e oltre.

L’Italia del 2005 emerge dalle analisi sociologiche come un paese disorientato, affaticato, pessimista, avvolto addirittura da una patina di disamore per se stesso. Savona si colloca sostanzialmente in questo quadro. Il clichè della crisi è superato: siamo una città, un paese che più che in crisi è in stand by, in folle, alla ricerca di un’idea di futuro sulla quale rimettersi in gioco.

L’unico punto di appoggio che appare solido è quello del territorio, della comunità locale, della città. È nella città, nei suoi servizi, nella vita comunitaria, nella sua fisicità, che cerchiamo solidarietà, serenità, cura per la persona e per la famiglia, vitalità.

L’idea di sviluppo che si diffonde, negli anni della globalizzazione dei mercati, ruota intorno al valore della qualità della vita. È un valore complesso, composto di elementi materiali e immateriali, nel quale gli ingredienti hanno proporzioni diverse per ciascuno di noi.

A Savona possiamo tradurre una condizione di iniziale marginalità – quella di una piccola città di provincia – in un’opportunità. Da noi è più facile ( meglio: meno difficile ) realizzare davvero una città fisica a misura d’uomo, con tanti servizi e opportunità facilmente accessibili.

La riqualificazione urbana della città fisica deve progredire offrendo spazi pubblici di qualità a tutta la città, seguendo temi architettonici legati all’identità e alla vocazione dei diversi quartieri.

Così, solo per ipotizzare qualche linea di sviluppo, la valorizzazione del Priamàr e della sottostante area ex-ITALSIDER possono completare il recupero della Darsena con una forte valenza di usi pubblici; il fronte mare, dal prolungamento a mare, passando per la foce del Letimbro e giungendo fino a Zinola, può essere valorizzato ed integrato nella città sviluppando una “promenade” di qualità, che abbracci tutto il territorio comunale; nei quartieri che hanno un rapporto forte con l’entroterra e con la tradizione, come Santuario, Lavagnola, Valloria, si deve tutelare e proteggere l’ambiente, e sviluppare un disegno urbano che valorizzi il territorio offrendo nuove occasioni di sviluppo legate all’ospitalità e al tempo libero; a Legino si può sviluppare una nuova identità, legata alla ricerca, all’innovazione ed all’Università.

D’altro canto c’è, non meno importante, un’esigenza di manutenzione diffusa, sia nel centro che nelle periferie della città, così come la necessità di migliorare la pulizia ed il decoro degli spazi pubblici e di aumentare la dotazione di aree verdi e di impianti sportivi.

Pensando allo sviluppo urbano, è centrale il tema della casa. La difficoltà nell’accesso alla casa è uno degli ostacoli che i giovani ( ma non solo loro ) incontrano nella creazione di un proprio nucleo familiare autonomo, e quindi è indispensabile avviare una politica abitativa inclusiva, rilanciando i programmi di edilizia sociale e promuovendo accordi di edilizia privata a canone di locazione a prezzo calmierato.

Certo una fruizione serena della città – della nostra Savona, ma direi che il problema è diffuso – si scontra con la difficile mobilità nei giorni e nelle ore di punta. Pensare di avere la bacchetta magica è ingenuo, però bisogna lavorare sul problema, studiando come si potrebbero valorizzare le aree di Piazza del Popolo destinate alla proprietà pubblica ( valutando, tra le altre, anche l’ipotesi di un city park sotterraneo ), elaborando un piano di aree di parcheggio nei quartieri periferici, valutando le opportunità di migliorare il trasporto pubblico da un lato, di ampliare, anche al di fuori del centro, le aree pedonali dall’al-tro.

La qualità dell’ambiente è parte essenziale della qualità della nostra vita. A Savona è oggi nostro interesse preservare un ruolo centrale delle società pubbliche nel settore dei servizi, dal servizio idrico alla gestione dei rifiuti, per evitare che si rafforzino rendite di posizione private a scapito della collettività.

Possiamo farlo lungo un sentiero di crescita dimensionale delle aziende pubbliche, che deve avvenire con progressive integrazioni, a scala comprensoriale, provinciale e regionale, nel quadro fissato dalla programmazione provinciale, che conduce tra l’altro ad un prossima chiusura della discarica di Cima Montà.

Dobbiamo proiettare Savona nel mondo delle tecnologie informatiche e di comunicazione, che rivestono un’importanza fondamentale sia per la qualità della vita sia per la capacità di attrazione degli investimenti. Un’ipotesi di intervento è quella di sfruttare tutte le occasioni di manutenzione dell’illuminazione pubblica per dotare la città di dorsali di trasmissione dati ad alta velocità ed alta capacità, con priorità alle zone strategiche di sviluppo, quali quelle del campus universitario, dei nuovi insediamenti produttivi, del porto e dell’incubatore, combinando dorsali fisse e “spot wi-fi”.

Accanto alla dimensione fisica della nostra Savona, così visibile, ve n’è un’altra, immateriale ma non meno determinante ai fini della nostra qualità della vita, costituita dalla complessa e multiforme intelaiatura di politiche sociali, educative e culturali.

Savona dispone di un solido stato sociale, che, nella saldezza dei suoi valori solidaristici di fondo, deve essere continuamente adattato nella programmazione e nei meccanismi operativi per corrispondere al cambiamento dei bisogni e per mobilitare il massimo di risorse pubbliche e private. Si incrociano in questo ambito i grandi temi specifici - dell’infanzia nelle famiglie con genitori che lavorano; della malattia, non solo nel suo aspetto patologico, ma anche nei suoi riflessi sulle relazioni umane e sui rapporti sociali; degli anziani, della loro solitudine, del sostegno alle loro famiglie quando non sono più autosufficienti - con altri temi, meno tradizionali e più trasversali, come quello del lavoro e dei suoi tempi, che spesso non coincidono con i tempi necessari per accudire i figli e gli anziani o per curare i malati, e quello della coesione di una società progressivamente multietnica.

Accanto alle politiche sociali, la qualità della nostra vita municipale trae alimento dalla vivacità della vita culturale. La cultura savonese è ricca di soggetti e di proposte, ma non per questo è semplice mettere in campo una strategia di animazione culturale.

Puntare ad una visione di sistema che collochi strategicamente il settore culturale all’interno dell’eco-nomia, della crescita del territorio e della vita della comunità; sostenere iniziative culturali che possano aspirare a raggiungere dimensioni efficienti e a superare i confini locali; investire su progetti di non breve periodo: questi orientamenti possono aiutare a fare scelte di qualità.

Su questi grandi temi, come su altri, si svilupperà nei prossimi mesi un intenso dibattito politico. Savona è una città colta, matura, e senza dubbio ci sono le risorse umane e le competenze per elaborare buoni programmi. Quali sono le condizioni perché si riesca a realizzarli?

Certamente molte, tuttavia due mi sembrano critiche, perché sono necessarie, e perché oggi appaiono molto difficili da soddisfare.

La prima condizione riguarda le risorse.

Per realizzare progetti ambiziosi bisogna essere in grado di attivare grandi capitali. Una parte di essi deve essere pubblico, perché Savona ha bisogno di grandi progetti pubblici, però il bilancio del Comune è ogni anno più difficile, e non è semplice intervenirvi.

Uno dei motivi di difficoltà è che le regole della valorizzazione urbana favoriscono la rendita, spesso a discapito dell’interesse generale: quando si trasforma una parte di città si crea da un lato un aumento del valore immobiliare e dall’altro un costo per la realizzazione delle infrastrutture e degli spazi pubblici. Il gioco è però diseguale: il primo è a favore del privato e il secondo a carico del pubblico, e il riequilibrio che dovrebbe avvenire tramite gli oneri dovuti dai proprietari a favore del Comune è spesso insufficiente. Questo è un problema che ha a che fare con le norme, e che quindi deve essere valutato con grande cura ed equilibrio. Sulla base di criteri il più possibile trasparenti, ogni trasformazione urbanistica deve essere discussa, valutata e decisa sulla base di una chiara enunciazione del bilanciamento tra i vantaggi privati da un lato, i costi e i benefici pubblici dall’altro, cercando di realizzare un rapporto equo tra pubblico e privato, che non penalizzi l’iniziativa privata ma che consenta una forte ridistribuzione della rendita immobiliare.

In parallelo, il Comune deve contribuire a contrastare l’evasione fiscale. Parte della ricchezza che si forma nel mercato immobiliare sfugge al fisco, erariale come locale: bisogna correggere tale distorsione in modo da poter rivedere, nel senso dell’equità, la fiscalità immobiliare, compresa l’ICI, e aumentare le risorse disponibili per spazi ed infrastrutture pubblici, in modo da aumentare ancor di più la qualità urbana.

La seconda condizione riguarda la forza politica che si saprà porre a sostegno dei grandi progetti.

A livello generale come a livello locale emerge una domanda crescente di informazione, di ascolto dei cittadini, soprattutto di partecipazione alle decisioni. Mentre negli anni ’80 e ’90 l’enfasi era sull’efficienza delle decisioni, oggi ( forse alle luce dei risultati ) si torna a chiedere nuove forme di democrazia allargata. Bisogna interpretare correttamente queste istanze, evitando di sottovalutarle da un lato, di diluire le responsabilità dall’altro.

Intanto si tratta di ragionare sul funzionamento delle istituzioni, e in particolare del consiglio comunale. La riforma che ha condotto all’elezione diretta del sindaco rischia di ridurre il ruolo del consiglio comunale, depotenziandone nella prassi il ruolo di indirizzo e di controllo. Alla lunga, se questo avviene è la complessiva azione dell’ente che diventa più debole. Alla luce dell’esperienza di questi primi anni di applicazione della riforma, è possibile adottare – e se opportuno statuire – forme di esercizio del potere esecutivo che, senza nulla togliere ad esso, valorizzino il dibattito del consiglio e delle sue commissioni, consentendo in tal modo, tra l’altro, di massimizzare il contributo che la dialettica tra maggioranza ed opposizione può apportare all’azione di governo nell’interesse generale della città.

In secondo luogo si tratta di offrire opportunità di partecipazione alla società civile. Questo può significare molte cose diverse, anche complementari tra loro. Esistono abbondanti esempi e molti strumenti possibili, si tratta di individuare le soluzioni più adatte a Savona, senza particolari rigidità teoriche. Il punto sostanziale però mi sembra chiaro: riuscire a realizzare una vera unità di intenti nella città.

Unità di intenti non significa essere tutti d’accordo su tutto, ma, anche nel disaccordo, sapere che tutti facciamo il massimo possibile con l’unico obiettivo di sviluppare la città.

Savona è una vecchia città, che ha conosciuto la guerra, l’occupazione, la povertà, il terrorismo. Forse avrebbe diritto di riposare, e lasciare ad altri di rischiare e sperimentare, godendosi un lento, forse soffice, certamente malinconico declino verso un ruolo di piccola città residenziale.

Questo però non è nelle nostre corde, nelle nostre radici, nei nostri valori. Faremmo davvero, noi savonesi del 2000, un torto a chi ci ha preceduto, affrontando prove durissime per il progresso, la giustizia e la solidarietà, e vincendole.

La nostra Savona ci chiama, invece, ad una dura, faticosa salita verso un modello di città nuovo, per molti versi oggi incognito, ma che ambisca a rappresentare il meglio di una moderna italianità.

 

Federico Berruti

Savona, 16 dicembre 2005

Ti potrebbero interessare anche:

Le notizie di NININ