Contromano31 agosto 2016 13:22

La solitudine di un capotreno

Perché in questo strano paese i poliziotti, i carabinieri, la finanza, tutti sono sempre almeno in due. Un capotreno invece non si capisce perché sia solo. Un'azienda vuole risparmiare e può decidere di risparmiare sulla tua pelle, sulla tua sicurezza e anche su quella dei viaggiatori. Ma non lo decide da sola

La solitudine di un capotreno

Sulla Savona - Ventimiglia sempre lo stesso ragazzo magrebino che fa la spola tra Savona-Albenga-Diano Marina.

Su ogni treno lo trovi, da solo o in compagnia di un altro. Sembra faccia il corriere tra queste località, di cosa chi lo sa.

Non gli ho mai chiesto un biglietto, sarebbe inutile. Ci guardiamo, io passo oltre. Io so che lui non ha il biglietto, lui sa che io so che non ha il biglietto e che non a caso mai glielo chiedo.

Sono grane, che tanto non puoi risolvere e te ne tieni alla larga, tanto tra un'ora sul treno successivo lo troverai di nuovo e tu sarai sempre solo. Consolidata routine per tentare di rischiare il meno possibile e arrivare a casa, si spera intatti.

Uno svilimento del mio lavoro e mortificazione personale, con la consapevolezza di non poter fare di più, ma per coerenza neanche di poter chiedere biglietti agli altri viaggiatori e anzi passare a testa bassa tra quelli che il biglietto lo pagano e che in questo strano paese pare siano sempre i meno furbi.

Poi però capita che anche se cerchi di stare il più lontano possibile da situazioni potenzialmente pericolose queste ti arrivano addosso.

Così mentre scorti l'ultimo treno della sera che da Ventimiglia arriva a Savona, ci fai un giro sopra, guardi la gente e l'unica cosa che speri è di arrivare a casa e quando hai il cuore un po' più leggero perché ormai sei a Finale e arrivare a Savona è un attimo vedi un ragazzo correre giù per le scale, una donna gridare.

Lei in lacrime racconta che mentre usava il suo smartphone un ragazzo glielo ha strappato violentemente dalle mani ed è scappato. È sconvolta, più che per il telefono per il gesto violento che l'ha sorpresa mentre da sola tornava a casa dal lavoro.

Ci sono testimoni che mi dicono che un ragazzo che parlava con il ladro è ancora sul treno, me lo indicano. Sempre lui. Sempre il ragazzo con il quale già tante, troppe volte i nostri sguardi si sono incrociati.

Avverto la polizia che a Savona lo attende.

Ora ci sono i poliziotti.

Due poliziotti armati.

Lui sembra un agnellino.

Io cerco di stare alla larga, ma mi guarda, sa che la polizia l'ho chiamata io.

Io so che domani sarà di nuovo sui treni.

Entrambi sappiamo che ora ci sono due poliziotti ma domani su quel treno sarò di nuovo da solo. Ancora sguardi silenziosi ma carichi di parole.

Una storia vera.

Una storia come tante per chi come me fa il capotreno.

Da solo.

Perché in questo strano paese i poliziotti, i carabinieri, la finanza, tutti sono sempre almeno in due. Un capotreno invece non si capisce perché sia solo.

Un'azienda vuole risparmiare e può decidere di risparmiare sulla tua pelle, sulla tua sicurezza e anche su quella dei viaggiatori.

Ma non lo decide da sola.

Lo decide insieme a quei sindacati che per la tua sicurezza dovrebbero lottare e invece davanti a un caffè e due pasticcini si danno una pacca sulle spalle e decidono così, degradano livelli di sicurezza già bassi con buona pace del principio per cui il datore di lavoro dovrebbe garantire la sicurezza dei lavoratori.

Storie di ordinaria follia, di un paese allo sbando.

“Ovunque lasciamo passare l'idea che il lavoro non sia un diritto, ma un privilegio, concesso dal potere e dal mercato, da difendere anche contro gli altri, abdicando alla solidarietà sociale.” Luis Sepulveda, da "Un'idea di felicità".

Lettera firmata

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