Mezza politica22 dicembre 2016 18:30

Economia: disastro Liguria

Mentre a Savona si sta svolgendo un surreale dibattito intorno al deficit del bilancio comunale tra chi lo ha, in gran parte, a suo tempo provocato con scelte sbagliate (leggasi derivati) e chi, acquisita casualmente per demeriti altrui, la gestione del Municipio non sa far altro che rispondere allo stato di cose in atto tagliando indiscriminatamente servizi e diritti dei cittadini, l’economia ligure mostra evidenti segni di cedimento proprio sul terreno più socialmente delicato, quello dell’occupazione (di Franco Astengo)

Economia: disastro Liguria

In un quadro complessivo di crescita della disoccupazione salita in percentuale, tra il III trimestre del 2015 e l’analogo periodo del 2016 dal 10, 6% al 10,9%, in cifre assolute da 2.677.000 unità a 2.808.000 la Liguria fa registrare contemporaneamente sia un calo di occupati sia una crescita nel numero delle persone in cerca di lavoro: segnale evidente di una crisi strutturale.

Infatti, in Liguria si registra un calo tendenziale del numero di occupati che da 616.000 passa a 609.000 rispetto sempre al terzo trimestre del 2015: un calo che accomuna sia l’industria dove l’occupazione si riduce dell’1,3% sia nei servizi dove il calo è dell’1,9% (effetto evidente dei licenziamenti avvenuti in chiusura di trimestre nelle attività turistiche stagionali).

Esaminando l’andamento nei diversi comparti si segnala ancora una volta l’assenza di un ruolo trainante da parte dell’industria (colpita, in particolare nel savonese, da situazioni aziendali molto complesse dalla Bombardier alla Piaggio): nel corso del 2016 le imprese liguri hanno, infatti, programmato di realizzare 21 mila assunzioni delle quali quasi 11.000 nei settori del turismo e dei servizi alle imprese; 3.000 in quello dei servizi alle persone; circa 3.500 nel commercio; 2.000 nell’industria e meno di 1.500 nelle costruzioni.

Ancora difficoltà per giovani e donne: delle assunzioni programmate il 30% dovrebbe essere destinato agli Under 30 e il 15% alle donne.

Si tratta di dati che confermano come, in particolare nell’area centrale che comprende il savonese e la Valbormida, l’abbandono delle presenze industriali, l’aver lasciato che situazioni industriali importanti incancrenissero il loro rapporto con l’ambiente circostante, aver permesso senza intervenire che si abbassasse il tasso di know-how di altre aziende egualmente considerevoli per il loro impatto sull’economia complessiva, aver consentito e anzi stimolato e agevolato lo scambio tra deindustrializzazione e speculazione edilizia rappresentano le responsabilità più evidenti di chi, nei decenni trascorsi, ha amministrato la Regione, le Province, le principali Città.

Savona, nell’insieme dell’ambito regionale, avrebbe necessità di ripartire da questi elementi e comprendere che l’idea di incentrare una prospettiva per il futuro su di un’ulteriore (e insopportabile) cementificazione del territorio, su di un turismo di Serie C2 come quello crocieristico, su servizi per imprese sempre più in difficoltà, non rappresenta (come non ha mai rappresentato) una possibilità concreta di sviluppo economico e di crescita occupazionale.

Si tratta di temi antichi, già affrontati tante volte nella sordità interessate delle amministrazioni via via succedutesi nel governo del territorio: eppure è il caso, dati alla mano, di insistere.

Un’ulteriore annotazione sempre riguardante il savonese: la tanto attesa e declamata dichiarazione di area di crisi complessa, a distanza di tanti mesi, non è ancora approdata a produrre una bozza di decreto.

Non che ci sia da sperare, salvo il palliativo degli ammortizzatori sociali (per quel che ne rimane), soltanto per sottolineare ancora una volta la faciloneria propagandistica con la quale ci si esercita in quello che è ormai il campo principale d’intervento della politica: quello degli annunci fini e a se stessi.

(I dati sono forniti dal Servizio Statistica e Studi di Unioncamere Liguria.)

Franco Astengo

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