News21 gennaio 2017 10:29

Derivati: così fan tutti?

Leggiamo esterrefatti le dichiarazioni dell'ex sindaco Berruti alla notizia dell'indagine aperta dalla magistratura contabile sui derivati in Comune: “dieci anni fa questa operazione era parecchio diffusa e stava dentro ad un modo di gestire il debito pubblico considerato ordinario”. Eppure qualche esempio positivo, da poter seguire, c'era, e molto vicino a noi. E le voci critiche non mancavano, ma rimasero inascoltate

Derivati: così fan tutti?

Inascoltate tutte le voci critiche, giustamente preoccupate: da Patrizia Turchi a Domenico Buscaglia, fino all'ex dirigente Librici di cui oggi possiamo leggere l'intervista sul Secolo XIX.

Eppure, senza andare tanto lontano, a Genova per esempio si cercavano soluzioni diverse.

Per aiutare le memorie corte, riportiamo qualche articolo: il primo, apparso su Repubblica il 16 aprile 2011, è a firma di Raffaele Niri.

ACCORDO SEGRETO CON BNP PARIBAS - TURSI CHIUDE LA GRANA "DERIVATI"

Risolto un contratto che costava 24 milioni di soli interessi. Un vertice segreto con il sindaco Vincenzi ha permesso di chiudere l'onerosa operazione finanziaria stipulata da Spim nel 2007

La bomba su cui sedevano le finanze di Genova, è stata disinnescata mercoledì: l'operazione segretissima - la conoscevano appena in quattro: il sindaco Marta Vincenzi, il presidente di Spim Sara Armella, l'amministratore delegato Tommaso Cabella e il membro del Cda Francesco Oddone - permette di risparmiare "svariate decine di milioni ", tutti soldi che sarebbero finiti nelle casse di BNP Paribas. Quello che a Tursi definiscono "il maggiore pasticcio che abbiamo ereditato" - tecnicamente è un contratto del tipo "Knock- In Radial", un "derivato" stipulato nel maggio del 2007 dall'allora presidente di Spim Giorgio Alfieri con i vertici della banca francese - era arrivato, nell'agosto del 2008, a costare 24 milioni di soli interessi, cifra che, potenzialmente, avrebbe potuto anche quintuplicare.

L'importanza dell'operazione chiusa da Sara Armella su preciso mandato del sindaco - oltre, naturalmente, alla parte squisitamente economica - è facilmente intuibile grazie ad un altro record: è la prima volta, in Italia, che si chiudono, senza oneri ed esborsi per la società che ha firmato il "derivato", contratti altamente pericolosi e dannosi per le casse pubbliche di entità relative a svariate decine di milioni di euro.

Repubblica ha avuto modo di leggere le carte che - per un preciso accordo tra Spim e Paribas - avrebbero dovuto rimanere assolutamente segrete: dentro ci sono tutti i passaggi relativi al "volume dei contratti derivati, stipulati per ontenere il profilo di esposizione connesso all'indebitamento originato dall'acquisto del Matitone". Valore complessivo: 92 milioni, 518mila e 322 euro. Una cifra paurosa, ma quel che è più pauroso è il meccanismo che la presidente di Spim Sara Armella, avvocato cassazionista e titolare di uno dei più affermati studi specializzati in diritto tributario e societario, ha descritto alla Vincenzi e agli altri membri del consiglio d'amministrazione della Spim (che è il braccio operativo, in campo immobiliare, del Comune di Genova, che ne detiene il controllo al cento per cento): già i "derivati" fanno paura, ma questo in particolare era caratterizzato da un "effetto leva" (amplificazione dei risultati negativi in caso di superamento della soglia del 6%) combinato ad un "effetto memoria" (l'attivazione della soglia produce effetti negativi non solo subito, ma fino alla scadenza del contratto). Non a caso la Spim - gestione Armella - aveva deciso di correre ai ripari prevedendo un apposito fondo di 9 milioni e 400 mila euro, che era pari al valore del derivato alla data del 31 dicembre 2008.

Ma, evidentemente, ben più dei soldi ha potuto l'esposto presentato dalla Armella proprio un anno fa, il 27 aprile del 2010, che chiedeva alla Procura della Repubblica di "accertare eventuali responsabilità nella vicenda del contratto ad altissimo rischio stipulato nel maggio del 2007 dal precedente vertice della società con BNP Paribas". Nulla si sa dell'indagine della magistratura ma la chiusura del contratto senza alcun esborso per le casse pubbliche dimostra che non solo il Comune (e quindi la Spim) ma anche Paribas avevano tutto l'interesse a mettersi alle spalle definitivamente questa brutta storia. Una chiusura che ha permesso a Spim di approvare un bilancio finalmente "libero": non solo il contratto "derivato" è stato estinto, ma anche i dieci milioni scarsi messi a copertura delle perdite potenziali possono tornare in circolo. Mercoledì pomeriggio Vincenzi, Armella, Cabella e Oddone hanno brindato a spumante. Questa volta si sarebbero meritati champagne, e della migliore annata.

Poi il pezzo con il quale, il 10 Settembre 2009, Franco Astengo - all'epoca vice segretario regionale della Lega delle Autonomie Locali - denunciava la situazione

ENTI  LOCALI E FINANZA CREATIVA

L'articolo 41 della legge 448/2002 ha permesso agli Enti Locali di accedere agli investimenti di capitale riguardanti i cosiddetti “derivati”: prodotti finanziari, frutto di quella “finanza creativa” all'epoca molto di moda importata dagli USA ed adottata anche da noi su impulso del Ministero dell'Economia allora come oggi in mano al centrodestra (Ministero poi convertitosi rapidamente all'interventismo statale, al “colbertismo”, al controllo centralizzato sull'operato delle banche).

I “derivati” sono quelle categorie di strumenti finanziari il cui valore economico risulta legato ad una particolare attività sottostante come il valore di una valuta, di un tasso di cambio, di indici di borsa: uno strumento ad alto rischio, successivamente identificato come uno dei fattori più importanti della crisi finanziaria esplosa in USA e, successivamente, allargatasi al resto del mondo fino a diventare quella crisi economica globale, all'interno della quale stiamo ancora dibattendoci.

All'epoca dei fatti poche voci si levarono chiedendo di prestare attenzione: una raccomandazione pressoché inascoltata rivolta in particolare agli Enti Locali, una parte dei quali invece (circa 737, più o meno il 10% del numero, ma rappresentanti circa venti milioni di cittadini: quindi i più importanti e popolati) decisero di correre l'alea, pur non disponendo, come oggi individua la Corte dei Conti della struttura e delle competenze necessarie a “monitorare costantemente i loro derivati, restando di fatto costantemente soggetti ai loro consulenti bancari).

Oggi 387 di quei comuni, che avevano stipulato con le banche contratti di finanza creativa, si trovano a fare i conti con perdite rilevanti: Genova ad esempio si trova di fronte alla prospettiva di un “buco” ammontante a 24 milioni di Euro, ed il Sindaco sta minacciando di chiedere i danni a chi le ha fatto trovare nel bilancio comunale questa drammatica situazione.

La Guardia di Finanza ha aperto, soltanto in questo 2009, 24 indagini sui complessivi 9,1 miliardi di euro di derivati sottoscritti dagli Enti Locali: ed è stato calcolato che, in questo momento, su ciascheduno dei 20 milioni di cittadini amministrati dagli Enti Locali sottoscrittori, grava un debito personale di 1.429 euro.

Oltre ai 737 comuni, infatti, hanno sottoscritto quelli che ben possiamo definire come “titoli tossici” anche 40 province e 13 regioni.

Due mesi fa il Presidente della Corte dei Conti ha spiegato che, con l'introduzione dei derivati nella finanza locale, si è registrato, su di una massa di debito di 5 miliardi un maggior costo di 126 milioni.

Alla fine del Luglio 2009, inoltre, si è conclusa l'inchiesta della magistratura sui derivati stipulati dal Comune di Milano ( quattro le banche interessate: Deutsche Bank, Ubs, Jp Morgan, Depfa) per una ipotesi di perdita che si aggira attorno ai 100 milioni di euro.

Per la Regione Lombardia, invece, il colpo subito appare aggirarsi sugli 80 milioni.

Da rilevare, inoltre, l'altalena micidiale nel gioco dei tassi: nel giro di un e mezzo , fra il 2000 ed il 2002 la Regione Liguria trasformò un mutuo  a tasso variabile in tasso fisso (con derivato Merril Lynch) e poi di nuovo a tasso variabile (con derivato Nomura), una operazione giudicata, sempre dalla relazione della Corte dei Conti, “di rischio significativo”.

Nella sostanza il numero dei Comuni che rischiano perdite rilevanti risultano essere : al Nord 151, al Centro 104, al Sud 114, nelle Isole 48.

Quali le origini di questa situazione così complicata? Per la risposta ci affidiamo al giudizio espresso da Sergio Rizzo, nelle conclusioni della sua inchiesta sull'argomento condotta per conto del “Corriere della Sera”:incompetenza e superficialità.

Nel rapporto, già segnalato, redatto dalla Corte dei Conti si legge un elenco sorprendente:ad esempio, in alcuni casi si è riscontrato che il rapporto contrattuale era regolato da una giurisdizione diversa da quella italiana (nel caso quella inglese).

Ripetiamo; incompetenza e superficialità.

Elementi su cui riflettere da parte dei cittadini elettori.

Infine l’articolo, sempre di Astengo dell'aprile 2011 (che abbiamo già pubblicato ma evidentemente non abbastanza) di commento all’operazione di Marta Vincenzi

ANCORA SUI DERIVATI (“TITOLI TOSSICI”) ED IL BILANCIO DEL COMUNE DI SAVONA

La notizia è questa: il Comune di Genova ha disinnescato la “bomba derivato”, chiudendo l'onerosa operazione finanziaria aperta da Spim (la società che gestisce il patrimonio immobiliare del Comune), attraverso un accordo con Bnp-Paribas che ha risolto un contratto che costava 24 milioni di interessi.

La sindaco Marta Vincenzi, tramite il lavoro dell'avv.Sara Armella presidente di SPIM (una vadese d.o.c figlia del grande mediano del Vado anni'60, il compianto Piero Armella), ha davvero evitato con questa operazione il rischio di un tracollo di bilancio: si profilava infatti una esposizione per 92 milioni 518 mila 322 euro.

E' la prima volta, in Italia, che si chiude una vicenda di questo tipo, senza oneri ed esborsi, per la società che ha firmato il “derivato”: un tipo di contratto altamente pericoloso e dannoso per le casse pubbliche, nella cui tipologia sono caduti, come una vera e propria trappola, molti Enti Locali convinti di fare della facile “finanza creativa”.

L'occasione dell'evento (perché di vero e proprio “evento” si tratta) genovese ci consente di reiterare una domanda che abbiamo già rivolto agli amministratori del Comune di Savona, dai quali però non abbiamo ancora ricevuto risposta: come sta, effettivamente, il nostro Comune sotto questo aspetto? Quanto denaro è stato impiegato in questo tipo di operazione (perché il fatto è avvenuto, durante la tornata amministrativa 2002-2006, in questa che sta per concludersi dovrebbe essere cambiato il gestore e “ristrutturata” la vicenda), come stanno le cose, nel concreto e nel dettaglio sotto questo aspetto?

E' in corso la campagna elettorale, condotta in una deprimente accezione personalistica da alcuni candidati che hanno riempito la città dei loro manifesti anche di grande dimensione: non ci pare si sia verificata una minima attenzione, anche da parte di forze di opposizione, a questa tematica della condizione finanziaria, che pure risulta essere a nostro modesto giudizio del tutto decisiva.

Saremo grati a quanti, nella amministrazione comunale e nel mondo politico savonese, vorranno cortesemente risponderci ed interessarsi alla questione.

Ninin

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