Mezza politica12 febbraio 2017 12:36

Savona: cercasi chiarezza sui derivati

E’ necessario e urgente che l’amministrazione del Comune renda pubblici i contratti stipulati in materia di derivati, perché i cittadini possano essere posti a completa conoscenza della reale entità delle perdite accumulate attraverso l’uso discutibile di questi strumenti finanziari (di Franco Astengo)

Savona: cercasi chiarezza sui derivati

Il numero dell’Espresso in edicola dal 12 Febbraio contiene una importante inchiesta sulla questione dei cosiddetti “derivati”.

Tra gli altri articoli se ne evidenzia uno in particolare “Dizionario di una catastrofe” con il quale si ripercorre tutto l’iter della vicenda.

Mi è parso il caso di riassumerne le parti principali al fine di reiterare una richiesta relativa al Comune di Savona che mi pare sempre di più urgente e necessaria da assolvere per la trasparenza della pubblica amministrazione e che fin qui è stata, invece, disattesa.

E’ necessario ed urgente che l’amministrazione del Comune di Savona renda pubblici i contratti stipulati in materia di derivati, perché i cittadini possano essere posti a completa conoscenza della reale entità delle perdite accumulate attraverso l’uso discutibile di questi strumenti finanziari.

Non basta l’apertura dell’inchiesta da parte della Procura della Corte dei Conti (che a livello nazionale coinvolge addirittura due ex-ministri dell’economia, Siniscalchi e Grilli). La possibilità (remota, del resto) di ricostruzione di un rapporto di fiducia con la pubblica amministrazione inizia, prima di tutto, dal fare chiarezza attorno a questo punto. Sia chiaro: la reticenza è peggiore del dolo.

Ecco di seguito una sintesi assolutamente ridotta dell’inchiesta dell’Espresso con qualche commento sparso.

Il governo italiano inizia a fare ricorso ai derivati negli anni’80 (negli anni ’80 si succedono i governi Forlani, Spadolini, Craxi, Fanfani, Goria, De Mita) per proteggersi dalle perdite potenziali sui titoli di stato (ricordate i BOT a tre mesi?) emessi in valuta estera, in un periodo nel quale la lira era soggetta a forti svalutazioni. I primi sono del tipo “cross currency swap legati al cambio della lira e poi dell’euro).

I contratti derivati sono strumenti che impongono alle parti che li sottoscrivono di scambiarsi flussi finanziari, a condizioni di scadenze predeterminate.

Prendono il nome dal fatto che il loro valore “deriva” dalle quotazioni di mercato di alcuni fattori a cui sono legati, come i cambi di valuta o i tassi di interesse.

Domanda: chi ha fornito, a suo tempo, al comune di Savona le competenze specifiche per addentrarsi in questo ginepraio al momento della sottoscrizione dei derivati? Quale livello di consulenza è stato necessario per seguirne l’iter? Esistono agli atti, in questo senso, rapporti e relazioni?

Il 10 Novembre 1995 il premier Lamberto Dini firmò un decreto con regole più precise per la sottoscrizione dei derivati, ampliando il tipo di quelli utilizzabili.

A metà degli anni’90 gli enti locali iniziano a indebitarsi sempre di più e nel 1996 il governo Prodi .li obbliga a coprirsi con un derivato dal rischio cambio, nel caso emettano prestiti in valuta.

La svolta avviene però dal 2001 con Giulio Tremonti ministro dell’economia.

Regioni, Province, Comuni sottoscrivono un numero crescente di derivati, così come fa lo Stato.

Domanda: in questo quadro quando entra in scena il Comune di Savona e per quali importi inizialmente?

Nel 2006 con l’arrivo di Tommaso Padoa Schioppa al ministero dell’Economia viene ristretta la possibilità agli enti locali di fare nuovi derivati e stando a quanto riferito da Maria Cannata, dirigente del Tesoro, nel corso di una audizione parlamentare, viene abbandonata la strategia di contenere il fabbisogno di cassa del Tesoro.

Nel 2012 il Tesoro è costretto a chiudere una serie di contratti fatti con Morgan e Stanley versando alla banca 3.1 miliardi di euro in due tranche.

Domanda: è a questo punto che anche il comune di Savona ricontratta il proprio pacchetto di derivati e passa a Deutsche Bank (da cui il decreto impositivo della Corte dei Conti)?

Per il Tesoro tra oneri finanziari  netti e costi connessi i dati relativi al quinquennio 2011 – 2015 dicono che si tratta di 23, 5 miliardi in totale, con una media annua di 4,7 (più o meno la manovra aggiuntiva richiesta dall’UE all’Italia in questo momento)  e un record di 6,7 miliardi nell’ultimo anno (governo Renzi) .

Il Tesoro e le altre istituzioni (il Comune di Savona allineato nell’omertosi)  finora si sono sempre rifiutati di mostrare i contratti a chi ne faceva richiesta.

Adesso sono in corso le inchieste della Corte dei Conti.

E’ il caso di insistere e di non demordere: si tratta di una vicenda, a tutti i livelli, troppo grave per lasciar cadere la ricerca delle responsabilità prima di tutto politiche, che sono quelle più gravi anche rispetto ai possibili risvolti penali.

Franco Astengo

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