News17 agosto 2018 09:10

Crollano ponti e passerelle

Mentre i soccorritori continuano a scavare tra le macerie del ponte crollato per trovare i tanti che ancora mancano all'appello, e si lotta perché almeno le ambulanze (!) siano esentate dal pedaggio, i dubbi sulle manutenzioni stradali e sul lauto business che rappresentano si fanno sempre più pressanti. Un ingegnere ci racconta vicende interessanti, mentre lo strappo tra i cittadini e un sistema istituzionale in cui non credono più è oggi evidente come non mai. Diciassette delle trentotto vittime accertate del crollo del ponte Morandi non avranno funerali di Stato

Crollano ponti e passerelle

I familiari hanno detto no. Non vogliono politici né passerelle: chiedono di conoscere la verità su quanto è accaduto ai propri cari, e soprattutto pretendono giustizia.

Più di 600 persone hanno dovuto lasciare le proprie case, e testimoniano davanti alle telecamere delle ultime rassicurazioni da parte di Autostrade sulla stabilità del ponte.

Un mese fa, dichiara un abitante di via Porro, due distinti rappresentanti di Autostrade per l'Italia sono andati lì a dire che non c'era nulla di cui preoccuparsi.

Nel frattempo però si rincorrono sui giornali gli allarmi lanciati negli anni da eserciti di ingegneri e architetti, evidentemente rimasti inascoltati.

Ora, scrivono, “scatta la psicosi” per altri piloni, ponti, viadotti in tutta Italia

Non sapremmo se chiamarla psicosi. Decine di vittime, un quartiere reso inagibile, il fantasma della prossima pioggia col cemento armato del ponte crollato a far da diga ci paiono motivi abbastanza seri per aver paura.

Per esempio, queste immagini dell'autostrada Torino-Savona a noi le ha mandate un ingegnere che è stato alto dirigente di grandi aziende e poi ne ha amministrata una che produceva proprio, pensate un po', barriere stradali.

È quindi assai pratico di crash test, sicurezza, appalti.

Il business della manutenzione, ci racconta, è goloso: la riforma dei lavori pubblici aveva abbassato la soglia per ricorrere ad affidamenti in house da parte delle concessionarie private per lavori e manutenzioni, dal 40% al 20%, ma un emendamento infilato a dicembre scorso (nottetempo) nella Legge di Stabilità ha rialzato la percentuale di nuovo al 40%

E sì che anche un semplice 20% non era male, visto che ai signori dei caselli era stata regalata anche la possibilità di farsi le certificazioni da soli.

E ci racconta anche dettagli istruttivi sui crash test: operazioni costose, visto che tutte le volte butti via un camion.

Si possono fare in Germania, Francia o anche qui in Italia, in quel di Anagni, nel mezzo della Ciociaria.

Il campo-prove è di Anas, cioè dello Stato, ma manco a dirlo sarebbe gestito proprio da Autostrade.

L'ingegnere ci racconta che lui preferiva farli fare in Germania (al TUV) i test ai suoi prodotti, per evitar magari rischi di scopiazzature di quanto ancora non fosse brevettato.

Ci racconta che, quando si andava a parlar con Autostrade, c'erano dozzine di ingegneri, avvocati, commercialisti: tanto per farci capire quanto grande sia la bocca di fuoco di questa società, nei Tribunali come sulla stampa.

E il timore è che a volte il progetto esecutivo non corrisponda precisamente a quello presentato.

Chi deve controllare, lo ricordiamo, è comunque lo Stato.

Difficile quindi non cedere all'odio e alla rabbia, per chi ha perduto un affetto e per chi non può più accedere alla propria abitazione.

Per chi vede le ambulanze pagare il pedaggio: non c'è da stupirsi se poi la gente fa la Ola a Salvini che dichiara che far pagare il pedaggio alle ambulanze è folle. Perché è folle davvero.

Lucia Annunziata scriveva ieri in un durissimo editoriale sull'Huffington Post che “La torre d'avorio in cui i Benetton, pur maestri di comunicazione, sono chiusi in queste ore; la cautela legale che travasa in pura indifferenza umana; la prevalenza della logica astratta del denaro sul servizio, sono la perfetta rappresentazione di tutte le ragioni della rivolta elettorale che ha dato la stragrande vittoria al populismo.”.

E forse, aggiungeremmo, sono anche la ragione per cui ai funerali di Stato, sempre percepiti come un onore, adesso tante vittime di quel massacro dicono no.

lanuovasavona.it

Ti potrebbero interessare anche: