News02 luglio 2014 11:37

Albenga: 'ndrangheta? Quale 'ndrangheta?

Giorgio Cangiano, neo Sindaco di Albenga, dichiara a Il Secolo XIX: "Personalmente non credo che ci sia già un radicamento delle organizzazioni criminali ad Albenga o in questo comprensorio"

Albenga: 'ndrangheta? Quale 'ndrangheta?

Prendiamo atto che Cangiano non conosce Albenga e non conosce cosa siano le organizzazioni mafiose, anche se ha firmato gli appelli di "Libera" ed anche se è il Sindaco (l'unico della Liguria) che la Regione Liguria ha deciso di mandare alla conferenza ONU contro la corruzione.

Ad Albenga la 'ndrangheta è radicata quantomeno dagli anni Settanta. Certamente dagli anni Ottanta ha avuto la forza, come risulta da inchieste giudiziarie, condizionare la politica, la pubblica amministrazione, la gestione del territorio, l'economia.


Ci sono cosche potenti, storiche, che operano in quel territorio e che hanno reti di relazioni ampie. In primis i GULLACE-RASO-ALBANESE. Con i Fazzari, i Gullace stessi, i Pronesti' che fanno sempre capo a Rocco (detto "u Lupo")…

E' curioso che il Cangiano affermi che lì non c'è questo radicamento, quindi… è curioso anche perché come ha certamente letto uno di quelli che operava per Fameli Antonio, Gullace Carmelo e Pronestì Antonello (da Lecco), era persino candidato in una lista della sua coalizione…. (ma di questo avevamo già parlato*). Recentemente proprio su Albenga sono arrivate le misure di prevenzione antimafia promosse dalla D.I.A. di Genova a carico di due esponenti “storici” del savonese quali: CETRIOLO Michele (già legato ai Piave operativi storicamente con il Fameli) e GANGEMI Giuseppe.

Ed allora che sta dicendo Cangiano?

Minimizzare, negare la presenza ed il radicamento… la "colonia" della 'ndrangheta che domina su ALBENGA da decenni, è quanto di più assurdo si possa fare e che possa fare soprattutto un esponente politico pubblico.

Il fatto che ci si dichiari, genericamente, contro le mafie – come poi fa Cangiano in seconda battuta -, che si parli delle mafie come fossero un ectoplasma, un qualcosa di lontano, slegato dalla realtà di un territorio ove è documentalmente (e drammaticamente) presente, farà anche "belli" ma è un atteggiamento sbagliato.

Non indicare infatti con chiarezza al disprezzo sociale ed all'isolamento sociale quei soggetti ben noti, con volti, nomi e cognomi… significa abdicare alla prima e fondamentale azione di contrasto alle mafie che è proprio compito e competenza della comunità e di chi la dovrebbe rappresentare.

Se ai Reparti dello Stato ed alla Magistratura è delegata l'azione repressiva, sul piano giudiziario, che indebolisce le organizzazioni mafiose, è alla comunità che spetta il compito primario e decisivo di annientare quel “consenso sociale”, quelle relazioni sociali, che le mafie costruiscono nei territori ove sono radicate ed hanno interessi, e che gli garantiscono la copertura necessaria per operare. Fare terra bruciata intorno ai mafiosi, contribuendo nel determinare le condizioni necessarie per l'azione repressiva dello Stato, passa dalla consapevolezza della realtà e dall'ammissione della diagnosi. Il negare o minimizzare non aiuta e quel “non credo che ci sia...” inquieta.


L'Ufficio di Presidenza della Casa della Legalità

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